L’agroalimentare italiano raggiunge nel 2025 il valore più alto di sempre nelle esportazioni, superando i 72 miliardi di euro. Un risultato rilevante che, tuttavia, è accompagnato da un aumento ancora più marcato delle importazioni, salite oltre i 73 miliardi. Dopo due anni con saldo positivo, il Paese torna quindi a registrare un disavanzo commerciale nel comparto, pari a circa 769 milioni di euro.
È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani su dati Istat, che riporta al centro il tema della sicurezza e dell’autonomia alimentare. Nel 2025 le vendite all’estero crescono del 4,9% rispetto all’anno precedente. La Germania resta il principale partner commerciale con 11,2 miliardi di euro, seguita dalla Francia che, con 7,9 miliardi, supera gli Stati Uniti scesi a 7,5 miliardi. In flessione anche il Giappone. Il rallentamento in alcuni mercati chiave pesa sull’equilibrio complessivo, mentre gli acquisti dall’estero aumentano del 10,5%.
«L’export continua a dimostrare il valore delle nostre produzioni, ma il ritorno al saldo negativo evidenzia una debolezza strutturale che non possiamo ignorare» afferma il commissario regionale di Cia Campania, Stefano Di Marzo. «Per la nostra regione significa rafforzare le filiere, sostenere chi produce e ridurre la dipendenza da materie prime importate. Occorre investire in innovazione, logistica e organizzazione dell’offerta, ma anche garantire prezzi equi agli agricoltori, oggi schiacciati dall’aumento dei costi e dall’instabilità dei mercati».
Cia Campania sottolinea la necessità di politiche mirate a valorizzare le produzioni locali, migliorare la competitività delle imprese e tutelare il mercato interno, favorendo allo stesso tempo la presenza delle eccellenze regionali sui mercati internazionali.
«Le performance sui mercati esteri confermano la forza del Made in Italy, ma l’incremento delle importazioni mette in luce una fragilità che va affrontata» dichiara il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. «Servono interventi concreti per aumentare la produzione nazionale, proteggere il reddito delle aziende agricole e assicurare condizioni di scambio eque a livello globale, così da ridurre l’esposizione agli shock internazionali e rafforzare la nostra autonomia alimentare».










