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Spopolamento e desertificazione dei centri storici, Confederazione Imprese Italia: «È tempo di passare dall’analisi all’azione»

Con la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, Confederazione Imprese Italia riporta al centro del dibattito economico e istituzionale un tema sul quale aveva già richiamato l’attenzione nel corso del 2025: lo spopolamento delle aree interne e la progressiva desertificazione economica e commerciale dei centri storici.

Una problematica che non può più essere affrontata esclusivamente sotto il profilo demografico. Quando un territorio perde abitanti diminuiscono i consumi; quando diminuiscono i consumi aumentano le difficoltà delle attività economiche; quando chiudono negozi, imprese e servizi, quel territorio diventa ancora meno attrattivo per giovani, famiglie e nuovi investimenti.

Meno residenti, meno consumi, meno imprese, meno servizi, meno opportunità e, nuovamente, meno residenti: è questa spirale che occorre interrompere.

I NUMERI DI UN’ITALIA CHE RISCHIA DI SVUOTARSI

La Strategia Nazionale per le Aree Interne 2021-2027 interessa 124 aree di progetto, 1.904 Comuni e una popolazione complessiva di circa 4,57 milioni di abitanti. A fine 2024 in Italia risultavano inoltre 5.523 Comuni con una popolazione non superiore a 5.000 abitanti, nei quali vivevano complessivamente oltre 9,6 milioni di persone.

In 206 di questi Comuni non risultava presente alcun esercizio di commercio al dettaglio, mentre 425 erano privi di attività commerciali alimentari. In 1.124 Comuni risultava presente al massimo un solo esercizio alimentare. Tra il 2012 e il 2025, secondo le più recenti analisi sulla demografia commerciale, in Italia sono scomparsi circa 156 mila negozi e attività ambulanti.

OGNI SARACINESCA CHIUSA INDEBOLISCE UNA COMUNITÀ

Per Confederazione Imprese Italia il commercio di prossimità deve essere considerato anche come una vera infrastruttura sociale del territorio. Un negozio, un bar, un panificio, una farmacia, una bottega artigiana o una piccola impresa non producono soltanto reddito e occupazione: generano relazioni, mantengono vive le strade, garantiscono servizi e contribuiscono alla sicurezza e all’attrattività dei luoghi.

Quando una saracinesca si abbassa definitivamente non perde soltanto l’imprenditore: perde l’intera comunità.

Allo stesso modo, la rigenerazione dei centri storici non può esaurirsi nel recupero degli edifici, delle piazze o del patrimonio architettonico. Un borgo restaurato, ma senza residenti, imprese, scuole, servizi e opportunità di lavoro, rischia di trasformarsi in una splendida scenografia priva della sua componente fondamentale: una comunità che lo viva ogni giorno.

SERVE UN “PATTO PER LA PERMANENZA”

Confederazione Imprese Italia ritiene necessario aprire una nuova fase: non più soltanto interventi emergenziali o incentivi occasionali, ma una strategia organica capace di mettere insieme politiche demografiche, impresa, lavoro, abitazione, servizi e rigenerazione urbana.

Proponiamo l’avvio di un “Patto per la permanenza e la rigenerazione economica dei territori”, attraverso un confronto tra Governo, Regioni, Comuni, sistema camerale, associazioni imprenditoriali e parti sociali.

Le priorità indicate dalla Confederazione sono: fiscalità territoriale di vantaggio per chi apre, rileva o mantiene un’attività nelle aree più fragili; recupero delle “vetrine spente” attraverso accordi tra Comuni, proprietari e rappresentanze imprenditoriali; sostegno alle attività che garantiscono servizi essenziali; programmi integrati “casa e impresa” per giovani e famiglie; digitalizzazione e strumenti di intelligenza artificiale accessibili alle piccole imprese; rafforzamento di sanità territoriale, scuola, mobilità, connettività e servizi pubblici.

NON CONTRIBUTI A PIOGGIA, MA PROGETTI MISURABILI

È necessario cambiare anche il metodo. Ogni territorio dovrebbe poter disporre di un proprio Piano locale di permanenza e sviluppo, costruito attraverso dati concreti: andamento della popolazione, numero e tipologia delle imprese, locali commerciali sfitti, servizi disponibili, patrimonio immobiliare inutilizzato, fabbisogni occupazionali e potenzialità produttive.

Occorre soprattutto misurare i risultati: quante imprese siamo riusciti a far nascere? Quante chiusure abbiamo evitato? Quanti locali sfitti sono tornati produttivi? Quanti giovani hanno trovato un’occupazione? Quante famiglie hanno scelto di restare o di trasferirsi?

RENDERE CONVENIENTE RESTARE

La questione centrale, per Confederazione Imprese Italia, può essere sintetizzata in poche parole: dobbiamo rendere conveniente restare.

Non possiamo chiedere a un giovane di rimanere nel proprio territorio esclusivamente per amore delle proprie radici, né a un imprenditore di mantenere aperta un’attività economicamente insostenibile soltanto perché rappresenta un presidio sociale. Dobbiamo creare le condizioni affinché vivere, lavorare, investire e fare impresa nei piccoli Comuni e nei centri storici torni a rappresentare un’opportunità e non una scelta penalizzante.

Confederazione Imprese Italia intende pertanto riprendere e rafforzare il percorso avviato nel 2025, coinvolgendo le proprie articolazioni territoriali e promuovendo un confronto con imprese, amministratori locali, professionisti, mondo accademico e istituzioni.

Non vogliamo limitarci a raccontare lo spopolamento. Vogliamo contribuire a costruire le condizioni per contrastarlo.

La desertificazione dei centri storici e lo spopolamento delle aree interne non rappresentano soltanto il problema di alcuni piccoli Comuni. Riguardano il modello di sviluppo dell’Italia dei prossimi vent’anni.

La domanda è semplice: vogliamo un Paese nel quale popolazione, imprese, servizi e opportunità si concentrino progressivamente in pochi grandi poli oppure un’Italia nella quale sia ancora possibile scegliere di vivere, lavorare e fare impresa anche nei territori più piccoli? Confederazione Imprese Italia sceglie la seconda strada.

Nota fonti dati

Dati richiamati nel testo: Strategia Nazionale per le Aree Interne 2021-2027; Unioncamere/Centro Studi Tagliacarne sulla presenza del commercio nei piccoli Comuni; analisi 2026 sulla demografia commerciale 2012-2025.

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