Inchiesta Comune, De Stasio: è il tempo delle responsabilità
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il dirigente Santamaria apre, secondo la consigliera comunale Rosetta De Stasio, una fase che impone alla politica beneventana una profonda riflessione. Nel suo intervento richiama il tema della responsabilità politica, della fiducia dei cittadini e della necessità di anteporre sempre il bene della comunità agli interessi personali:
“La politica, come la vita, ha i suoi tempi: c’è il tempo della propaganda, il tempo del consenso, il tempo dell’attivismo, ma c’è anche il tempo della responsabilità.
Quest’ultimo è probabilmente il più difficile da vivere. Il verificarsi di determinati eventi conducono in maniera immediata nella stagione della responsabilità e della consapevolezza.
Dinanzi a certi accadimenti il politico ha il sacrosanto dovere di chiedersi se è in grado, o può ancora, rappresentare degnamente chi gli ha dato fiducia, chi gli ha creduto, chi ha riposto nel suo operato speranze e spesso anche certezze.
Va intrapreso un esame di coscienza profondo e sincero, scevro da calcoli di convenienza o banali alibi nel tentativo di giustificare comportamenti non del tutto chiari. Quanto sta accadendo a Benevento, in seguito all’arresto in flagranza di reato del dirigente Santamaria, pone un problema politico, ed apre senza alcun dubbio il tempo della responsabilità.
Non è la gravità dell’inchiesta, né dei presunti reati, non è la meticolosità delle indagini o la qualità delle imputazioni a porre il politico dinanzi alla necessità improrogabile di una riflessione; è la consapevolezza di dover rendere conto a chi ha riposto in lui la propria fiducia, prima che a se stesso.
Senza lasciarmi andare a facili ed inutili “giustizialismi”, dai quali culturalmente sono lontana anni luce, non posso che osservare con profonda preoccupazione l’evolversi di una vicenda morale e politica che lascia l’amaro in bocca a chi crede ancora che impegnarsi nel sociale e per la propria città sia un dovere, prima che un diritto.
Non chiederò le “dimissioni”, perché sono assolutamente convinta che queste non vadano “richieste”, ma vadano invece “rassegnate” da parte di chi le ritiene opportune!
E cioè, se non si sente il dovere o non si ravvisa l’opportunità di fare un tale passo, è purtroppo perfettamente inutile chiederlo!
Non celebrerò processi, non avendo alcuna legittimazione a farlo.
Ma sento il dovere di invitare alla riflessione su quanto sta accadendo i cittadini, ma anche e soprattutto i politici e gli Amministratori di questa città.
Ci riempiamo la bocca con parole meravigliose affermando di agire per “il bene della città” e probabilmente ne siamo spesso convinti. Ma non possiamo permettere che Benevento affoghi in un mare di sospetti, di intrighi, di sotterfugi, di ricatti e di tangenti.
Chi ha a cuore le sorti di questa comunità ha il dovere di guardarsi dentro, di chiedersi se è ancora il caso di continuare a rappresentarla, e se è ancora in grado, o lo sia mai stato, di discernere tra interesse pubblico e ambizione privata.
Ci sono momenti in cui fermarsi è più salutare che proseguire; ci sono eventi dinanzi ai quali va necessariamente anteposto il bene comune al proprio pur legittimo interesse.
C’è un tempo per la campagna elettorale, per le elezioni, per la costituzione delle liste e delle coalizioni; ma poi c’è il tempo dell’onestà intellettuale, della piena consapevolezza, il tempo della responsabilità..
Quel tempo è giunto, e nessuna archiviazione, assoluzione o condanna potrà superarlo o aggirarlo.
Quando si legge, almeno stando al comunicato della Procura di Benevento, che l’indagine riguarda la “compravendita” di posti di lavoro, di incarichi, di permessi a costruire, di appalti, e addirittura finanziamenti politici, non si può far finta di nulla, e tantomeno si può sostenere di “non sapere”.
La responsabilità politica consiste proprio in questo: avere il coraggio, per il bene della collettività, di prendere atto, dinanzi ad alcuni eventi, che forse si è commesso qualche errore, che forse ci si è fidati troppo, che forse non si è stati in grado di gestire la cosa pubblica.
Nessun processo, e nessuna condanna, ma la presa d’atto è doverosa ed improcrastinabile.
Nel rispetto delle regole della convivenza civile, nel rispetto delle tante persone che stentano ad arrivare a fine mese con lo stipendio onestamente guadagnato, nel rispetto dei tanti giovani che studiano e si impegnano per trovare un lavoro che vedono attribuito ad altri, non per merito, ma per…una contropartita economica.
A fare le spese di questa situazione non può essere la città, non può essere la cittadinanza!
Riconoscere le eventuali proprie responsabilità, o anche semplicemente agire in modo da fugare i dubbi ed i sospetti sulla legittimità del proprio operato, è un grande passo per uscire finalmente da un pantano di rassegnazione e menefreghismo, e camminare verso una crescita ed uno sviluppo autentici.
Mi auguro sinceramente che si possa percorrere questa strada, allontanando la città, una volta per tutte, dal culto dell’orticello e dell’interesse personale.



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