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Mensa, Mastella cupo: “qualcuno dei miei rema contro”. Veleni prima degli inicidenti probatori

Mastella sul modello Avellino. Servi infedeli che si “fottono” i soldi e che dovranno rispondere dinanzi alla giustizia delle loro malefatte. Il Sindaco come sempre si scansa ma quei servi infedeli li ha nominati lui, uno ad uno, a partire dal servo maior Santamaria, la gola profonda che fa tremare il Palazzo dalle fondamenta e l’intero apparato di potere mastelliano.

E con lui anche gli altri “servi infedeli” coinvolti in questa melmosa vicenda e che ancora non hanno cominciato a vuotare il sacco. Sullo sfondo gli incidenti probatori di novembre oltre i quali ci potrebbero essere ulteriori sviluppi clamorosi per una inchiesta i cui inquirenti hanno nelle mani l’intero o quasi castello accusatorio, molto altro verrà dall’esame dei supporti elettronioci che dovranno essere scandagliati dal perito Laurato.

Di tutto questo bialamme il Sindaco non si è mai accorto di nulla, come ripete ad ogni piè sospinto, nemmeno degli ipotizzati fondi neri al suo movimento in ben tre tornate elettorali di cui ha parlato Santamaria negli interrogatori. Insomma, per Mastella l’intera faccenda si sarebbe consumata a sua totale e completa insaputa e d’altra parte perchè avrebbe dovuto.

Fino ad ora nessuno lo ha coinvolto direttamente, non è indagato ma lo è il suo Rasputin Parente, semmai è sotto esame il mastellismo inteso come meccanismo di potere ma questa è politologia, per ora. Eppure Mastella da l’impressione di lanciare messaggi assai netti. A maggio sfidava i pentiti a dimostrare le loro accuse, a ottobre si rivolge a gran parte della sua burocrazia definendola “servitù infedele”. Oggi parlando della mensa s’è lasciato sfuggire addirittura una macchinazione interna per mettere i bastoni tra le ruote.

Magari questa affermazione non avrà nulla a che vedere col clima pre-incidenti probatori, magari il bersaglio è un dirigente indigesto e non da oggi ma è uno dei pochi su cui non si è abbattuta la scure delle indagini, fatto sta che affermazioni del genere rientrano in un contesto fatto di veleni e di congiure di cui sappiamo ancora molto poco ma nel quale invece i protagonisti sono completamente immersi. Moniti e avvertimenti, rancori e paura perchè il momento è delicatissimo. Così termina, in maniera triste e avvelenata, il decennato mastelliano.

 

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