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De Iapinis ripercorre l’immane disperazione di Gaza

Ambner De Iapinis ripercorre il suo periodo di sciopero della fame per la mattanza di Gazza perpetrata da Israele. E’ una riflessione amara su quanto è accaduto e purtroppo sta ancora accadendo in Palestina. L’articolo ha un nome preciso. Hitler e Stalin: «I figli del demonio». Netanyahu: «Il volto del secolo più buio».

“Questo mio articolo è stato partorito nelle notti del mio sciopero della fame dello scorso anno, in difesa dei bambini di Gaza trucidati senza alcuna giustificazione umana. Era nel cassetto, oggi ho deciso di pubblicarlo. Nella stessa data, la Chiesa invitava i cattolici a scendere in campo per difendere la vita a tutti i costi, ovunque e comunque. Quello che noi abbiamo fatto. Hitler e Stalin: figli del demonio? La storia non è mai stata una contesa tra destra e sinistra. È sempre stata una contesa tra l’uomo e il demonio.

E il demonio, nel Novecento, ha avuto due figli prediletti: Hitler e Stalin. Non sono antipodi. Sono consanguinei. Nazismo e comunismo stalinista non sono l’uno l’opposto dell’altro. Sono gemelli eterozigoti partoriti dalla stessa eresia gnostica: l’idea che la persona umana non abbia valore in sé, che sia materiale sacrificabile sull’altare di un assoluto superiore. La razza per l’uno, la classe e la storia per l’altro.

È per questo che sono figli del demonio.

Per loro l’uomo è scarto, ingranaggio, razza impura o classe impura da recidere. Vanno condannati entrambi, senza sconti, senza afasie ideologiche. Il primo figlio: il nazismo. Ha teorizzato l’indicibile: la gerarchia biologica dell’umano. Ha trasformato la cattedrale universitaria in laboratorio di zoologia criminale. Il suo scopo era dominare, purificare attraverso l’annientamento. 

La Shoah ne è l’epicentro metafisico, non un incidente di guerra. Sei milioni di ebrei assassinati con metodo industriale. Un milione e mezzo solo di bambini. Schedati, caricati su vagoni bestiame, tatuati come bestie, gassati e cremati ad Auschwitz, Treblinka, Sobibor. Con loro, oltre tre milioni di prigionieri sovietici lasciati morire di fame, 1,8 milioni di polacchi non ebrei, rom, disabili, omosessuali.

È per questo che è giusto, oggi, che sia vietato ogni ammiccamento al fascismo. Ha perso la guerra, ma soprattutto ha perso l’umanità. Lì l’uomo superò il demonio in precisione. Il secondo figlio del demonio: Stalin. Sul secondo figlio del demonio, invece, cala una colpevole afasia.

Lo stalinismo fu figlio dello stesso demonio, con un altro nome. Se Hitler uccideva in nome della razza, Stalin uccideva in nome del futuro. Kulaki, contadini, tartari, ceceni deportati, intellettuali fucilati. Nel 1940 fece giustiziare con un colpo alla nuca 22.900 polacchi: non soldati semplici, ma ufficiali, professori, medici, preti. Doveva decapitare la Polonia, toglierle per sempre la sua classe dirigente, così non sarebbe mai più risorta libera.

Nel 1932-33, mentre l’Ucraina produceva grano per tutta l’Europa, lui ordinò di requisire tutto, chicco per chicco, e circondò i villaggi con l’esercito. Tre milioni e mezzo di ucraini morirono di fame. Doveva piegare il contadino ucraino, troppo legato alla sua terra e alla sua libertà, per creare l’uomo nuovo sovietico. Oltre venti milioni di vittime tra gulag, carestie, deportazioni. Workuta e Kolima furono l’Auschwitz di classe. Il bilancio è spaventoso e ancora oggi rimosso dai manuali. La differenza tra i due campi era solo il cartello d’ingresso, il grido era identico, scriveva Solženicyn. Perché allora tanta severità per l’uno e tanta indulgenza per l’altro?

Perché il nazismo ha perso la guerra sul campo ed è stato processato a Norimberga. Lo stalinismo ha vinto la guerra con gli Alleati e si è seduto al tavolo dei vincitori, ammantando i suoi crimini con l’alibi della vittoria sul nazismo. Hanno avuto decenni per riscrivere la propria epopea.

Un lager non è meno lager se sulla torre sventola falce e martello invece della croce uncinata. Quindi, chi fu più carnefice? Due forme di totalitarismo criminale: uno razziale, genocidiario, l’altro politico-economico. Condannare entrambi, con la stessa intransigenza, senza sconti.

È l’unico modo per restituire dignità alle vittime. Tutte. Sono stati figli del demonio perché hanno causato milioni di morti, deportazioni di massa e la totale cancellazione delle libertà. Ed eccoci a Netanyahu: «Il volto del secolo più buio», quello che ci costringe a vivere questo genocidio sotto i nostri occhi. Se il primo figlio ebbe come vittima il popolo ebraico e il secondo ebbe come vittima il suo stesso popolo, Netanyahu ha come prima vittima il suo stesso popolo, il popolo israeliano. È il governo di Netanyahu a Gaza. Non chiamiamola più guerra. È punizione collettiva.

È la distruzione sistematica di un’enclave di due milioni di persone, sono i bambini estratti a migliaia dalle macerie, sono gli ospedali rasi al suolo, è la fame usata come arma di guerra. La punizione collettiva, lo imparammo a Norimberga, è crimine contro l’umanità. E qui si compie la tragedia perfetta. Oggi Netanyahu non genera sicurezza per Israele, non estingue l’antisemitismo, lo rigenera. Rigenera l’antisemitismo virulento prodotto dalle colpe del suo leader. Il male cambia il nome, ma il meccanismo è eterno: quando il potere si fa idolo, il primo olocausto è sempre quello del proprio popolo.

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