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Politica

“Noli me tangere”

E’ senza dubbio un momento di rara intensità politica quello che si sta vivendo a Benevento negli ultimi mesi. Squassata dall’inchiesta giudiziaria, dalle ruberie reoconfesse, dalla melma delle raccomandazioni e delle segnalazioni in concorsi fortemente dubbi quanto a regolarità, da mezzette e tangenti e magnatorie varie farcite anche storielle piccanti assai, da lungo tempo l’amministrazione cittadina e per esteso anche l’azione politica ha concesso il passo alla schermaglia, alla polemica politica del “noli me tangere”.

Mastella si sente assediato. La richiesta di dimissioni che parte dal PD locale che domenica scende in strada lo irrita fortemente.  Il connubio tra De Caro e Viespoli,

che sabato proveranno a dare corpo a qualcosa che sa molto di comitato di salute pubblica e che fa storcere il naso a qualcuno, specialmente a destra, sa di surreale e forse anche di giurassico ma si attaglia assai bene al clima da caduta degli dei di oggigiorno. A Il Mattino  paventa addiritturta un golpe, parla di una minoranza che si fa dittatura e che tenta la spallata per estrometterlo ma lui, Mastella, ribadisce che da Palazzo Mosti non si muoverà ne ora e ne mai e che la gente è con lui. Tira fuori un sondaggio confindustriale che lo da al 60% , nonostante lo scandalo legato al suo capo di Gabineto Santamaria già esploso.

La sensazione è che avverta per intero il peso della situazione, che sia in un angolo dal quale si dibatte per uscirne. E’ nervosissimo. Attorno a se più nani che ballerine ma lui è abituato agli ascari che però in quanto tali poco offrono in termini di materia grigia quando se ne avverte la necessità. Ai suoi nemici del PD decarista riserva scariche di veleno e torna a sottolineare che giammai starà con loro, più che palesemente ricambiato, e ammicca alla sua viandanza condizionando anche l’atteggiamento degli attuali gerenti di un centrodestra che non esiste e che lui potrebbe invadere

E allora, mai sottovalutare Mastella nemmeno quello assai dimesso e fiaccato di questi giorni. A dispetto di un’azione amminisrativa che risente dei boatos delle indagini della Procura, Egli non considera la resa e sceglie la via dell’arrocco. L’arrocco prevede che ognuno dei suoi resti al proprio posto, compreso Parente al quale chiede moltissimo, impone il diktat valido per tutti, accada quel che accada. Nessuna defezione sarà tollerata perchè ciò innescherebbe l’effetto domino che porterebbe e quella eventualità e lo proietterebbe dritto sulla strada delle dimissioni. Cercherà di tirare avanti fino alla fine. Ci riuscirà? Molto dipende da ciò che accdrà dopo gli incidenti probatori che mettono i brividi a molti.

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