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Gioco d’azzardo, la Consulta conferma il divieto di pubblicità: sanzioni proporzionate alla gravità delle violazioni

Controlli ad Avellino

L’associazione Codici commenta la sentenza della Corte Costituzionale: resta il divieto di promuovere giochi e scommesse, ma le multe potranno essere ridotte nei casi di manifesta sproporzione.

La Corte Costituzionale conferma il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, introdotto dal cosiddetto Decreto Dignità, ma stabilisce che le sanzioni debbano essere proporzionate alla gravità delle violazioni.

Con la sentenza n. 172/2026, depositata il 20 ottobre, la Consulta è intervenuta sul sistema sanzionatorio previsto per chi promuove, direttamente o indirettamente, giochi e scommesse con vincite in denaro. La decisione mantiene il divieto generale di pubblicità, introducendo la possibilità di applicare multe inferiori alla soglia minima di 50mila euro nei casi in cui la sanzione risulti manifestamente sproporzionata.

Sulla pronuncia interviene l’associazione Codici, che sottolinea l’importanza di conciliare la tutela dei consumatori con il principio di proporzionalità delle sanzioni.

«La Corte Costituzionale ha passato di fatto nuovamente al vaglio il Decreto Dignità – osserva Marcello Padovani, avvocato di Codici – e ne ha confermato la correttezza. Di conseguenza è stato ribadito il divieto generale di promozione del gioco d’azzardo sia in forma diretta che indiretta. Per quanto riguarda la quantificazione della sanzione, da questa pronuncia emerge l’indicazione di commisurare la multa alla gravità della condotta riscontrata. Le sanzioni devono essere idonee a scoraggiare condotte illecite».

Il caso: una multa di 157mila euro per video promozionali online

La vicenda trae origine dal ricorso di un giovane lavoratore di 28 anni, sanzionato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) con una multa di 157mila euro per aver pubblicato video promozionali relativi al gioco d’azzardo su tre canali online con un numero limitato di follower e visualizzazioni.

Secondo quanto riportato da Codici, l’attività gli aveva fruttato circa mille euro.

La normativa prevede una sanzione pari al 20% del valore della pubblicità o della sponsorizzazione, con un minimo di 50mila euro per ogni violazione.

La Corte ha riconosciuto che tale soglia, se applicata rigidamente, può risultare eccessiva rispetto a condotte di modesta gravità, soprattutto quando si tratta di attività occasionali svolte da persone fisiche al di fuori di un contesto imprenditoriale.

La Consulta ha quindi dichiarato parzialmente illegittima la disposizione, consentendo di scendere sotto il minimo previsto nei casi di manifesta sproporzione, tenendo conto della gravità della violazione, delle iniziative adottate per attenuarne le conseguenze, della personalità del responsabile e delle sue condizioni economiche.

Codici: «Fondamentale tutelare i consumatori più vulnerabili»

Per l’associazione Codici, la sentenza rappresenta un punto di equilibrio tra l’esigenza di garantire sanzioni efficaci e quella di evitare provvedimenti eccessivamente gravosi nei confronti dei singoli responsabili.

«La norma è valida, attuale e posta a tutela dei consumatori – afferma Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici –. I paletti fissati dal Decreto Dignità non sono in discussione. La Consulta ribadisce con chiarezza la gravità del fenomeno del gioco d’azzardo patologico, in particolare nella sua dimensione online, e la centralità della tutela della salute individuale e collettiva».

Giacomelli richiama inoltre i rischi legati alla continua esposizione dei consumatori ai messaggi promozionali, con particolare riferimento alla dipendenza da gioco e al sovraindebitamento.

«Il divieto generalizzato di pubblicità resta pienamente legittimo e in vigore. I consumatori non devono essere sovraesposti a messaggi che spingono al gioco d’azzardo, con tutti i rischi che ne conseguono, basti pensare a ludopatia e sovraindebitamento».

Multe inferiori a 50mila euro soltanto in casi particolari

La pronuncia non elimina dunque il limite minimo di 50mila euro, che continua a rappresentare la regola generale. L’AGCOM potrà applicare importi inferiori soltanto quando la sanzione risulti manifestamente sproporzionata rispetto alla condotta contestata.

Resta inoltre centrale la funzione deterrente delle multe, soprattutto nei confronti delle grandi piattaforme digitali attraverso le quali vengono diffusi contenuti pubblicitari relativi al gioco d’azzardo.

«Questa pronuncia trova un equilibrio tra due esigenze – sottolineano Giacomelli e Padovani –, da un lato la proporzionalità delle sanzioni e dall’altro una deterrenza efficace a difesa dei consumatori, in particolare di quelli più vulnerabili, come minori e persone a rischio di dipendenza».

Secondo Codici, la decisione ribadisce quindi la necessità di contrastare la promozione del gioco d’azzardo, garantendo al tempo stesso che le conseguenze economiche delle violazioni siano adeguate alle circostanze dei singoli casi.

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