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Politica

La marcia di domenica, Mastella: “io vado avanti la città è con me”

In attesa della “lunga marcia” di domenica sera dell’opposizione che scenderà al Corso per chiedere le dimissioni di Mastella. Ieri una conferenza stampa plenaria con tutti quelli di ApB a dividersi i contenuti di un cahier de doleance nutrito e fatto di 24 punti, a sentire loro il carnet sarebbe potuto essere molto più ampio. Lo scontro si fa campale, la minoranza di sinistra capeggiata in quanto a numeri dal Pd di Benevento è intenzionata ad andare allo scontro frontale con il Sindaco le cui ambasce sono tante perchè al di là della facondia che resta bellicosa, seppure affaticata, c’è la estrema consapevolezza che l’ora è grave e potrebbe diventare ancora più grave con il prosieguo delle indagini. Che restano il vero convitato di pietra da qui sinio alle elezioni e oltre.

E tuttavia, Mastella non molla di un millimetro. Inchioda i suoi cautadari alle rispettive cadreghe che un tempo furono assai ambite ma ora scottano sotto le berze e che è poi l’unica cosa che lo salva da una fine anticipata della sua decennale esperienza. Da Paduli contrattacca con voce un po gracchiante e sostanzialmente ribadisce che non ha nessuna intenzione di mollare la presa; minaccia querele, accusa i consiglieri che ne vogliono la testa di non conoscere nè l’aritmetica e neppure la grammatica politica, sottolinea che tutta la vicenda delle tangenti non lo tocca nemmeno di striscio, che ha mani adamantine ma avanza ombre su chi lo ha preceduto nell’amministrazione cittadina con gente assunta senza concorsi.

“De minimis non curat praetor”, a Mastella cale poco dei 24 punti dell’opposizione e dall’alto della sua statura si fa beffe di loro. “Mi chiedono di intervenire sulle cose serie”, elenca Ficomirrors e nel caso più recente gli autotrasportori, “posso mai interessarmi dei loro 24 punti…”Poi torna a sfidarli per le prossime amministrative dove vaticina una nuova loro umiliante sconfitta dall’alto del sondaggio del Sole 24 Ore che lo da al 60% del gradimento.

Egli prosegue senza tema e di farsi da parte non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. “Li sfiderò per l’ultima volta e li sconfiggerò perchè non si può regalare la città a costoro” perchè lui sa quando deve stare a casa e quando sul terreno di battaglia perchè lui è integerrimo e nessuno potrà mai dimostrare il contrario.

Sin qui l’eroica difesa del difendibile. Poi però contano le contingenze e quella attuale lo vede arroccato a difesa del fortino di Via Annunziata senza il quale la sua parabola politica potrebbe davvero segnare il capolinea. Un fortino bersagliato dall’inchiesta, decimato nei suoi apparati burocratici e non solo, tutti o quasi scelti da lui; sette mesi di stupore ma durante i quali non ci sono mai state prese sostanziali di posizione e di distanza ma solo messaggi di sfida alla gola profonda Santamaria, che in tutta questa storia è di gran lunga il maggiore protagonista ma di certo non l’unico.

 

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