Dopo la protesta, prezzi alle stelle: stangata nei supermercati
È bastato qualche giorno di protesta dei tir per mettere in ginocchio un intero Paese. E adesso arriva il conto, salatissimo, per tutti noi.
La protesta degli autotrasportatori, sacrosanta nelle motivazioni – con il gasolio alle stelle, le accise che non scendono, le autostrade care come l’oro – ha avuto un effetto domino devastante. Bloccati i centri di distribuzione, bloccate le merci, bloccata l’Italia.
E il risultato lo vediamo oggi quando entriamo in un supermercato.
Scaffali vuoti, reparto ortofrutta desolato, prezzi che sono schizzati alle stelle. Quello che fino a una settimana fa costava 1,50 euro, oggi ne costa 2,50. L’olio, la pasta, il pane, il latte: aumenti del 20, 30%. Una vera e propria stangata per le famiglie che già facevano i conti con bollette impossibili.
E poi c’è la benzina.
Fare rifornimento è diventato un lusso. 1,95, 2 euro al litro, in alcuni distributori anche di più.. Andare a lavoro costa quasi quanto lavorarci. Per chi vive in provincia, per chi deve spostarsi per forza in auto, è una mazzata insostenibile.
Ci chiediamo: dove stiamo arrivando?
Perché è sempre lo stesso copione. Protesta, blocco, scaffali vuoti, prezzi che salgono e poi non scendono più. Le speculazioni, le vecchie abitudini italiche. Appena c’è un’emergenza, qualcuno ne approfitta per alzare i prezzi e non abbassarli più.
E in mezzo, come sempre, ci siamo noi. Cittadini, lavoratori, pensionati, padri e madri di famiglia che vedono lo stipendio che rimane lo stesso mentre tutto il resto raddoppia.
Lo Stato dov’è? Il Governo dov’è? Non si può lasciare tutto in mano al mercato, alla speculazione, al “è colpa della guerra, è colpa del blocco”. Servono controlli immediati sui prezzi, un tetto sul costo del carburante, un aiuto concreto a chi ogni giorno fa muovere questo Paese con un tir.
Altrimenti, dopo i tir, si fermerà davvero tutto. A partire dalla speranza delle famiglie di arrivare a fine mese.





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