Caso Valentino, la parola d’ordine è prudenza

S’attendeva uno squillo di tromba, da destra o da sinistra fa poca differenza, e invece sul caso Valentino fresco di condanna in primo grado a quattro anni per tentata concussione per una storia di appalti risalente al 2021 regna più persistente che mai il silenzio più assordante.
Il PD decariano parla di grano ma si guarda bene dal toccare l’argomento e si finisce per confondere la sfera meramente giudiziaria che riguarda Valentino e basta, e a cui si augura che possa ribaltare una condanna assai pesante nel successivo Appello, con la sfera politica visto che l’ex sindaco goto è consigliere provinciale, l’unico che il PD può vantare alla Rocca. De Caro e il suo establishment di arogomentare non hanno nessuna voglia e per onestà di cronaca neppure Mastella dopo avere fatto vergare un comunicato quasi di facciata non si è più azzardato a tornare sull’argomento. Che la questione giudiziaria sia una sorta di buccia di banana su cui è facile scivolare è cosa assodata e visti i tempi appare prudente non insistere troppo. Una impostazione su cui concordano tutti per cui tutti si iscrivono a questa pratica.
Resta per Valentino la questione se sia più opportuno dimettersi vista la condanna e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e vista anche la latitanza dei vertici decariani che a quanto pare fanno quadrato attorno ad una figura da sempre emblematica del cerchio magico umbertino. E per la verità nemmeno Italo Palumbo, tra le anime più critiche nei confronti del modello decariano, ne ha chiesto le dimissioni e con formula abusata augura al Goto di dimostrare la sua estraneità ai fatti.
Morale, la questione giudiziaria condiziona gli atteggiamenti politici in un quadro in rapido divenire in cui la prudenza si impone come la via maestra da seguire.



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