Valentino condannato, dal PD s’attende uno “squillo di tromba”

La condanna a quattro anni inflitta dal Tribunale di Benevento a Carmine Valentino con l’accusa pesante di tentata concussione. Un fatto che apre, al di la delle vicende personali che riguardano l’ex segretario politico ndel PD sannita, inevitabilmente il riverbero politico, che in presenza o in nassenza di commemnto politico del partito, si profila nell’immediato.
Legge Severino a parte, Valentino è attualmente l’unico consigliere provinciale di cui dispone il PD e questa sentenza, benchè ve ne siano altre due che potranno confermare o smentire quella di primo grado, imporrebbe una riflessione tutta interna al partito e al decarismo in misura maggiore.
Da Viale Mellusi sino ad ora non si è levata alcuna voce a commento, per evitare il chiacchiericcio, dicono dai meandri del partito, fatta eccezione per i dissidenti filomastellisti tra cui Italo Palumbo che hanno invece chiamato ad una riflessione interna e accusato il partito di utilizzare due pesi e due misure quando si è trattato di affrontare l’affaire Santamaria dove il tenore della reprimenda è stato ben diverso. Detto questo è fuori di dubbio che Valentino ora ponga un serio interrogativo al decarismo, e cioè se sia il caso che si dimettesse o fosse invitato a farlo dalla sua carica, facendo spazio ad altri ma da quello che si evince da Largo Guerrazzi non è prevista alcuna modifica degli attuali assetti e si andrà avanti così con un consigliere condannato in primo grado in attesa che le “liturgie” interne del partito prendano la loro forma e magari partoriscano la linea da seguire. 
Che, con molta probabilità, sarà quella della continuità perchè lo si è candidato due volte, a Sant’Agata come alla Rocca, nonostante avesse un processo a carico e ora apparirebbe complicato scaricarlo. Valentino resterà dov’è a meno che non sia lui a sentire il bisogno di fare il passo indietro ma in questo momento appare come una opzione non valutabile.



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