“La Dose”, il monologo di Chiara Paciello che invita a fermarsi e ascoltare
Un messaggio diretto, una riflessione sulla vita e un invito tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: fermarsi ad ascoltare. È questo il cuore di “La Dose”, il monologo ideato e interpretato da Chiara Paciello, 25 anni, studentessa di Psicologia.
Non servono grandi scenografie per arrivare alle persone. A volte bastano una voce, parole scelte con attenzione e il coraggio di affrontare temi nei quali, prima o poi, ognuno può riconoscersi.
“La Dose” nasce proprio con questo obiettivo: chiedere a chi ascolta di concedersi quindici minuti, interrompendo per un momento quel flusso continuo di immagini, notifiche, informazioni e contenuti che accompagna ormai gran parte delle nostre giornate.
Chiara non chiede semplicemente di guardare un video. Chiede di ascoltare. E la differenza è sostanziale.
Il monologo non pretende di offrire una ricetta per vivere meglio né risposte definitive. Accompagna, piuttosto, lo spettatore in una riflessione sulla “misura” che ciascuno cerca nella propria esistenza: tra ambizione e serenità, tra il dare agli altri e il non dimenticare se stessi, tra il bisogno di essere accettati e la necessità di riconoscersi.
La parola “dose” diventa così una metafora dell’esistenza.
Quanto amore è abbastanza? Quanto tempo dedichiamo realmente a noi stessi? Quanto stiamo vivendo e quanto, invece, stiamo aspettando che la vita cominci?
Domande che non pretendono una risposta immediata. Ed è forse proprio qui che si trova uno degli aspetti più interessanti del progetto: “La Dose” non dice allo spettatore cosa pensare. Gli chiede di pensare.
In una quotidianità nella quale tutto sembra correre, la proposta è quasi controcorrente: rallentare, ascoltare una voce, guardarsi dentro e riscoprire il valore di pochi minuti utilizzati diversamente.
Il senso del monologo, quindi, non sta soltanto nel numero di persone che possono guardarlo o condividerlo, ma soprattutto nella capacità di lasciare qualcosa quando il video finisce. Una domanda, in particolare:
“Qual è la mia dose?”
A 25 anni, con gli studi in Psicologia e un percorso ancora in costruzione, Chiara Paciello sceglie di utilizzare la propria voce per parlare non di una perfezione irraggiungibile, ma di una ricerca che appartiene a tutti: quella dell’equilibrio.
“La Dose” diventa così qualcosa di più di un monologo. È un invito a rallentare, ad ascoltare, a concedersi quindici minuti senza distrazioni e senza la necessità di dimostrare qualcosa.
Perché forse non abbiamo sempre bisogno di più tempo. A volte abbiamo semplicemente bisogno di utilizzare diversamente quello che abbiamo.
E se alla fine di quei quindici minuti resta anche soltanto una domanda, una parola o un pensiero, allora il monologo ha già raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti: lasciare un segno.




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