Baselice, 51 anni di Biennale: quando la cultura diventa una storia di comunità
Alcune manifestazioni durano nel tempo perché hanno trovato la formula vincente. Altre, invece, continuano perché c’è una comunità che, anno dopo anno, ha scelto di tenerle vive.
La Biennale di Pittura di Baselice appartiene a questa seconda categoria.
Cinquantuno anni di storia, ventisei edizioni e una capacità che, nel tempo, non si è affievolita ma sembra aver trovato nuova energia. La Biennale torna quest’anno con oltre trenta artisti arrivati da diverse parti d’Italia e con più di sessanta tele, realizzate anche durante l’estemporanea del 27 e 28 agosto, quando Baselice è tornata a essere, per due giorni, un grande laboratorio di pittura a cielo aperto.
È difficile raccontare una storia lunga più di mezzo secolo senza cadere nella retorica. E forse non serve.
Perché 51 anni sono già un racconto.
Sono le persone che hanno organizzato le prime edizioni, quelle che hanno partecipato, quelle che hanno accompagnato i propri figli a vedere i quadri, quelle che sono tornate dopo anni e hanno ritrovato la Biennale ancora lì. Sono generazioni che cambiano, amministrazioni che si succedono, artisti che arrivano e ripartono, ma anche una manifestazione che continua a trovare qualcuno disposto a raccoglierne il testimone.
Quest’anno quel testimone arriva nelle sale di Palazzo Lembo, uno dei luoghi simbolo di Baselice, dichiarato “Meraviglia Italiana”, che dall’1 all’8 settembre ospiterà le opere della Biennale.
E qui il contenitore sembra quasi completare il contenuto.
Palazzo Lembo non è soltanto una splendida cornice. È memoria, architettura, identità. Dentro quelle sale, le oltre sessanta tele diventano qualcosa di più di una semplice esposizione: sono diversi modi di guardare Baselice, il suo paesaggio, le sue persone, la sua storia.
Perché l’arte, quando arriva in un piccolo paese, ha una caratteristica particolare: costringe tutti a guardare ciò che spesso si è abituati a vedere senza più osservare.
Un vicolo, una facciata, una collina, una luce del pomeriggio possono diventare improvvisamente importanti perché qualcuno li ha scelti come soggetto.
Una Biennale che continua ad allargarsi
La soddisfazione degli organizzatori è comprensibile.
La partecipazione di oltre trenta artisti provenienti da diverse regioni italiane e il numero delle opere presentate dicono che la Biennale ha ormai superato i confini di Baselice. Ma sarebbe sbagliato leggere questo risultato soltanto in termini numerici.
Il dato vero è un altro: un piccolo comune continua a riuscire ad attrarre persone attraverso la cultura.
È una cosa tutt’altro che scontata.
In un’epoca nella quale molti piccoli centri fanno fatica a trattenere giovani, attività e attenzione, Baselice continua a proporre un appuntamento che porta persone, idee, arte e relazioni.
E questo merito non appartiene a una sola persona.
Va agli organizzatori, all’Amministrazione comunale, all’associazione Artemusa APS, agli sponsor, ai volontari e a tutti coloro che, in maniera più o meno visibile, hanno contribuito a costruire questa edizione.
Una menzione particolare va a Enzo Cocca, che da anni mette insieme sensibilità artistiche, rapporti e capacità organizzativa. E tra gli sponsor c’è anche Enel, rappresentata da Antonio Pecchia, a conferma di una collaborazione tra realtà diverse che riconoscono nella cultura un investimento concreto sul territorio.
Il sindaco Massimo Maddalena può dunque guardare a questa edizione con legittima soddisfazione. Non tanto per la dimensione raggiunta dall’evento, quanto per quello che essa racconta: Baselice non si limita a custodire una tradizione, la sta ancora facendo vivere.
Il 9 settembre la parola passa alla giuria
Il momento più atteso sarà quello del 9 settembre, quando nel cortile di Palazzo Lembo si terrà la premiazione. E qui arriverà il momento più difficile.
Perché scegliere tra oltre sessanta opere non sarà semplice. La crescita della Biennale ha reso inevitabilmente più complesso il compito della giuria, chiamata a confrontarsi con tecniche, sensibilità e interpretazioni differenti.
A comporla saranno Rossella Del Prete, Gennaro Petrecca ed Enzo Palma.
Tre persone chiamate a fare quello che, in ogni concorso artistico, è probabilmente il lavoro più ingrato: scegliere.
Dietro ogni tela c’è infatti una persona, una storia, una sensibilità. C’è il tempo trascorso davanti a una tela, il dubbio di cancellare e ricominciare, la soddisfazione di aver trovato finalmente una soluzione.
Per questo un premio non è mai soltanto un riconoscimento. È soprattutto il momento in cui un artista sente che qualcuno ha saputo riconoscere il valore del suo lavoro.
E sarà bello vedere, quella sera, la soddisfazione dei premiati. Perché anche la felicità, quando è autentica, è una parte importante dell’arte.
Un cortile pieno di ospiti e di idee
La premiazione non sarà soltanto un momento dedicato alla pittura.
Nel cortile di Palazzo Lembo sono attesi ospiti di rilievo, a partire da Clemente Mastella e da suo figlio Pellegrino Mastella, dal presidente della Provincia di Benevento Nino Lombardi, dal già assessore regionale Felice Casucci e da Michele Cammarano.
Presenze diverse per storia e ruolo, che possono trasformare la serata anche in un’occasione per ragionare del futuro.
Perché dietro una Biennale di pittura c’è una questione più grande: che cosa possono ancora fare i piccoli comuni attraverso la cultura?
La risposta di Baselice, almeno in questi 51 anni, è concreta. Possono creare appuntamenti capaci di attraversare le generazioni. Possono mettere in relazione artisti e cittadini. Possono valorizzare i propri luoghi. Possono costruire occasioni di incontro. Possono, soprattutto, smettere di considerarsi periferia quando hanno qualcosa da offrire.
E Baselice qualcosa da offrire ce l’ha.
La musica per completare la festa
Poi ci sarà la musica. E anche questa non è una presenza marginale, perché una festa culturale, per essere veramente una festa, deve sapere parlare a linguaggi diversi.
Quest’anno saranno protagonisti Gennaro De Crescenzo, cantante napoletano dalla forte identità artistica, e l’“inossidabile” Lino Rufo, che vive questa Biennale da una posizione particolare: presidente di Artemusa e musicista.
Pittura e musica si incontreranno così nello stesso spazio, in una serata nella quale le tele lasceranno progressivamente spazio alle voci, alle note, agli incontri e alle conversazioni.
E forse sarà proprio questo il momento nel quale la Biennale mostrerà il suo volto più autentico.
Non quello ufficiale dei premi e degli interventi istituzionali, ma quello delle persone che si incontrano.
Il merito più grande: non essersi fermati
C’è una parola che forse descrive meglio di tutte questa Biennale: continuità.
Non è una parola spettacolare. Non fa notizia come un record o un grande numero.
Ma per una manifestazione culturale arrivare a 51 anni significa aver attraversato mezzo secolo senza smarrire il motivo per cui era nata.
E questo merita rispetto.
Perché organizzare un evento una volta può essere entusiasmo. Ripeterlo per qualche anno può essere determinazione. Continuare per 51 anni è una forma di responsabilità verso la propria comunità.
Una responsabilità che Baselice ha raccolto e che oggi consegna alle nuove generazioni.
La Biennale non ha bisogno di essere raccontata come un miracolo. E nemmeno di essere caricata di parole troppo grandi.
Ha già i suoi artisti, le sue opere, il suo palazzo, i suoi organizzatori, i suoi volontari, i suoi sponsor e soprattutto il suo pubblico.
Ha una storia. E ha ancora un futuro.
È questo il dato più bello della XXVI edizione: mentre le oltre sessanta tele aspettano di essere giudicate, la Biennale ha già conquistato il riconoscimento più importante.
È ancora qui.
A Baselice, dopo 51 anni, qualcuno continua a dipingere, qualcuno continua a organizzare, qualcuno continua a venire a vedere.
E finché accadrà questo, la Biennale non sarà soltanto una manifestazione.
Sarà, semplicemente, una parte viva della storia di Baselice.



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