Vinestate, a Torrecuso il premio “Vite e Viti Meravigliose” ad Andrea Rillo
È stato assegnato ad Andrea Rillo il Premio Torrecuso “Vite e Viti Meravigliose”, giunto alla sua seconda edizione. La cerimonia di premiazione si è svolta nei giorni scorsi nell’ambito della 51ª edizione di Vinestate, la storica manifestazione dedicata alla cultura del vino e alle eccellenze del territorio.
Il riconoscimento, attribuito dal Comitato Vinestate, presieduto dal sindaco Angelino Iannella, intende celebrare personalità che, attraverso il proprio percorso umano e professionale, hanno saputo lasciare un segno significativo nella comunità e contribuire alla crescita del territorio.
La motivazione scelta per Andrea Rillo ne sintetizza il percorso e, soprattutto, la filosofia di vita: “È l’esempio di chi la vita l’ha sempre guardata in prospettiva: mai ancorato nostalgicamente al passato, mai vincolato al presente. Sperimentatore di idee, pioniere di una industria ancora inesistente, intraprendente e visionario, pronto ad accogliere le sfide di una realtà complessa e non sempre definita. Per lui il progresso ha il sapore unico della collettività, e il successo ha la modalità della condivisione: non solo lavoro e famiglia, ma generosità, altruismo e solidarietà sono sempre stati il centro degli interessi della sua imprenditoria. La sua vita è un impegno costante, ma il sorriso e l’entusiasmo cancellano ogni traccia di sforzo e di fatica”.
Classe 1939, Andrea Rillo rappresenta una generazione che ha conosciuto la difficoltà del dopoguerra, la ricostruzione e il successivo sviluppo economico italiano, contribuendo in prima persona alla trasformazione di un territorio, quello sannita e campano, ancora in cerca di infrastrutture e opportunità. La sua storia imprenditoriale nasce da lontano e affonda le proprie radici nella volontà di costruire, attraverso il lavoro, condizioni di vita migliori non soltanto per sé e per la propria famiglia, ma per l’intera comunità. Dopo aver interrotto gli studi, Rillo entra giovanissimo nel mondo del lavoro, maturando le prime esperienze al fianco del cavaliere Ocone e, successivamente, nel settore dell’edilizia. Sono anni di formazione sul campo, nei quali acquisisce quelle conoscenze che diventeranno fondamentali per il suo futuro.
Negli anni Sessanta arriva la scelta decisiva: investire i propri risparmi e dare vita a una propria attività. Nasce così la “Rillo Andrea”, impresa individuale impegnata inizialmente nei lavori edili e stradali e destinata a diventare nel tempo una realtà imprenditoriale capace di intercettare le esigenze di un territorio in piena trasformazione.
Una crescita costruita con intuizione, coraggio e capacità di guardare oltre il presente. Emblematica, in questo percorso, è anche la capacità dimostrata nel gestire le difficoltà provocate dallo straripamento del fiume Calore nel 1968, quando l’acqua e il fango colpirono duramente l’area industriale di Ponte. Una fase difficile trasformata, grazie alla determinazione e alla capacità organizzativa, in una nuova occasione di ripartenza.
Ma la figura di Andrea Rillo non può essere raccontata soltanto attraverso le aziende, i cantieri, gli investimenti e i risultati raggiunti. Il tratto distintivo del suo percorso è infatti rappresentato da una precisa idea del lavoro e dei rapporti umani. Per Rillo l’impresa è sempre stata innanzitutto una comunità di persone. Dipendenti e collaboratori sono stati considerati parte di una grande famiglia, alla quale non sono mai mancati attenzione, ascolto e sostegno. Nel corso degli anni, l’imprenditore ha accompagnato numerose persone nei momenti di difficoltà, con quella disponibilità e quella generosità che hanno finito per diventare parte integrante della sua identità. Un modo di intendere l’imprenditoria nel quale il profitto non costituisce l’unico parametro del successo, ma deve necessariamente accompagnarsi alla responsabilità sociale, alla legalità, alla solidarietà e alla capacità di restituire valore alla comunità. Non è casuale, dunque, il riconoscimento ricevuto nel 2012, in occasione della V Giornata Antiracket, organizzata dal S.I.A.L.P. (Sindacato Imprese Appaltatrici Lavori Pubblici), con il sostegno delle istituzioni della Repubblica e dell’Alto Commissario Anticorruzione, per il comportamento imprenditoriale improntato a legalità e trasparenza. Alla capacità di costruire nel tempo si è sempre affiancata quella di guardare al futuro.
Investimenti, innovazione tecnologica, macchinari all’avanguardia, presenza diretta nei cantieri e un rapporto costante con le maestranze locali hanno caratterizzato il percorso imprenditoriale di Rillo, senza mai interrompere quel rapporto umano che rappresenta la vera cifra della sua esperienza.
Una filosofia oggi raccolta dai figli Fulvio e Gabriele Rillo, ai quali Andrea ha affidato la continuità delle attività, mantenendo salda la radice familiare dell’impresa e, allo stesso tempo, aprendola alle nuove esigenze organizzative e tecnologiche.
Il Premio Torrecuso “Vite e Viti Meravigliose” assume così un significato che va oltre il riconoscimento di una carriera imprenditoriale. Premiare Andrea Rillo significa celebrare una storia personale diventata parte della storia economica e sociale del Sannio; significa riconoscere il valore di chi ha saputo trasformare il lavoro in uno strumento di crescita collettiva e l’impresa in un luogo nel quale persone, territorio e futuro potessero incontrarsi.
Una figura che ha attraversato decenni di profondi cambiamenti senza perdere il gusto della sfida, l’entusiasmo e, soprattutto, quella capacità di guardare sempre avanti che il Comitato Vinestate ha voluto sintetizzare nella motivazione del Premio.
A completare il ritratto di Andrea Rillo c’è anche la sua grande passione per lo sport e, in particolare, per il calcio e per il Benevento Calcio, del quale è da sempre uno dei più fedeli sostenitori.
A 87 anni, Andrea Rillo continua dunque a rappresentare una testimonianza concreta di energia, intraprendenza e fiducia nel futuro: la storia di un uomo che ha saputo costruire molto, ma che considera il vero successo non soltanto ciò che si possiede, bensì ciò che si riesce a condividere e lasciare alle generazioni che verranno.



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