Cinghiali, LAV Benevento: chiamarli ”bioregolatori” non cambia la realtà: la gestione della fauna non può essere affidata ai fucili
LAV Benevento interviene nel dibattito che si è riaperto nel Sannio sulla presenza dei cinghiali e sulle richieste, provenienti da più parti, di proseguire o intensificare gli abbattimenti.
Lo diciamo senza mezzi termini: 𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗿𝘀𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗲.
Siamo consapevoli dei danni che possono interessare le colture, delle difficoltà vissute dagli agricoltori e dei problemi legati agli attraversamenti stradali. La questione esiste e deve essere affrontata. Proprio per questo, però, servono risposte serie, scientifiche e capaci di guardare al lungo periodo, non la continua riproposizione dell’uccisione degli animali come soluzione principale.
Per LAV Benevento 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗶𝗱𝗱𝗲𝘁𝘁𝗶 “𝗯𝗶𝗼𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶” 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗹𝗼 𝗻𝗲𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘁𝗼 è 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗲.
Cambiare il nome di chi spara non cambia la sostanza. Un animale abbattuto da un “bioregolatore” è comunque un animale ucciso. E una trappola non può essere presentata come soluzione non cruenta se conduce semplicemente il cinghiale verso l’abbattimento.
LAV porta avanti da anni una posizione chiara: 𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗶 𝗰𝗿𝘂𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲𝘁𝗮𝗹𝗶. E le alternative non sono soltanto dichiarazioni di principio.
Una delle strade sulle quali LAV chiede da tempo di investire è il 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗲𝗿𝘁𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹’𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗼𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Il vaccino GonaCon è stato studiato anche sui cinghiali e ha mostrato risultati incoraggianti nel rendere infertili per diversi anni gli animali trattati mediante iniezione. La ricerca deve ora continuare, in particolare per sviluppare modalità di somministrazione che possano renderne possibile un utilizzo più ampio. Proprio per questo LAV ha continuato a chiedere anche nel 2026 il rifinanziamento della ricerca sul GonaCon e su analoghi vaccini immunocontraccettivi.
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗶𝗼𝘀𝗲 “𝗽𝗶𝗹𝗹𝗼𝗹𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶” 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗯𝗼𝘀𝗰𝗵𝗶, 𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗼𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼.
Ci sono poi interventi immediatamente praticabili.
LAV indica la necessità di 𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗼 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, soprattutto rifiuti e scarti che attirano i cinghiali e possono aumentare artificialmente la disponibilità di cibo nei territori; utilizzare 𝗿𝗲𝗰𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲 a protezione delle coltivazioni; mettere in campo 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮𝗹𝗶.
A queste misure devono affiancarsi il monitoraggio scientifico delle popolazioni e dei danni, la tutela degli habitat e degli equilibri ecologici, compreso il ruolo dei predatori naturali, senza però trasformare nessuna singola misura in una soluzione miracolistica.
Sul fronte della sicurezza stradale, LAV ha inoltre proposto finanziamenti per 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗶𝗱𝗼𝗶 𝗳𝗮𝘂𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮.
𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗶. Chi subisce realmente dei danni deve poter contare su sostegno tecnico, strumenti efficaci per proteggere le colture e procedure di indennizzo rapide. Difendere gli animali non significa ignorare il lavoro e le difficoltà di chi vive di agricoltura: significa rifiutare l’idea che agricoltori e fauna selvatica debbano necessariamente essere messi gli uni contro l’altra.
C’è poi una questione che non possiamo ignorare. 𝗟𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼, 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗰𝗼𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶, 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗼𝗰𝗰𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗼 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗶.
Oggi vengono indicati come “troppi” i cinghiali. Domani la medesima logica potrebbe riguardare lupi, orsi o qualsiasi altra specie ritenuta scomoda. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝗰𝗶𝗹𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲.
La stessa LAV fonda la propria politica sulla fauna selvatica su un principio diverso: 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶, mantenendo le giuste distanze e intervenendo sulle cause che alimentano i conflitti.
Per questo chiediamo alle istituzioni di avere il coraggio di investire seriamente in ricerca, immunocontraccezione, protezione delle colture, messa in sicurezza delle strade, corretta gestione delle fonti alimentari e monitoraggio scientifico.
𝗚𝗲𝘀𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗶𝗻𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲.
La strada più semplice può sembrare quella del fucile.
Noi chiediamo quella più difficile ma più civile: 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗶 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼𝗿𝗶, 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲, 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗰𝗼𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶.
𝗟𝗔𝗩 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼



Commenti