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Attualità

“Oligarchie delle strisce blu? Benevento impiccata per 15 anni?”, gli interrogativi di De Iapinis

Ambner De Iapinis, ex amministratore della Città di Benevento e già Presidente di Confartigianato Regione Campania, interviene sulla questione delle strisce blu che è uno degli argomenti più critici dell’attualità cittadina.

“Cosa resta a una città quando decide di abdicare al controllo di uno dei suoi beni pubblici più preziosi e redditizi? Resta la sensazione tangibile di un territorio svenduto, privato dell’ossigeno economico minimo e, politicamente parlando, metaforicamente “impiccato dalle oligarchie” per i prossimi 15 anni.

L’evoluzione della gestione della sosta tariffaria a Benevento solleva interrogativi profondi che vanno ben oltre il semplice costo di un ticket orario. Siamo di fronte alla materializzazione di un modello che definirei come la vera “oligarchia delle strisce blu” (metaforicamente parlando): un sistema in cui i grandi player nazionali della sosta fagocitano i servizi locali, drenando risorse vitali, a totale discapito del tessuto produttivo autoctono e degli imprenditori del nostro territorio, sistematicamente tagliati fuori da dinamiche di respiro così ampio.

Una montagna di “cash” che lascia il nostro territorio. La riflessione più amara nasce calcolatrice alla mano. Proviamo a fare una stima basata su una semplice proiezione logica e sui volumi di traffico di una città capoluogo: quanti soldi versano ogni singolo giorno cittadini, pendolari, lavoratori e commercianti nei parcometri cittadini? A mio parere, valutando l’estensione degli stalli e la capillarità dei controlli, non è difficile ipotizzare che i flussi economico-finanziari complessivi possano toccare cifre vertiginose, capaci, a mio avviso, di orbitare tra i due e tre milioni di euro all’anno.

Una montagna di denaro liquido, denaro cash, pagato quotidianamente da chi vive e lavora a Benevento. Ma dove finiscono queste risorse? Restano sul territorio per cercare un circolo virtuoso, per sostenere il commercio locale o per abbassare le tasse comunali? No. Vengono incanalate verso l’esterno, lasciando al Comune solo le briciole e alla città un deserto economico.
E perché siamo andati come i tacchini verso Capodanno? Per rianimare due “cattedrali nel deserto”? Il megaparcheggio di via del Pomerio e il parcheggio di Porta Rufina (che tali resteranno)?
Il centro storico soffoca, il privato incassa. Il centro storico desertifica. Le aziende crollano, strozzate anche dalla mancanza di parcheggi accessibili. La scelta politica è stata quella di blindare la città in un vincolo quindicennale. Quindici anni in cui le future amministrazioni avranno le mani legate. Quindici anni in cui il piano sosta rischia di essere un cappio al collo per qualunque strategia di rilancio urbano.
È politicamente accettabile questo modello economico? È giusto preferire le logiche dei colossi della sosta? Gli eventuali accordi discussi con i rappresentanti delle categorie, a mio parere, sono dei micro-palliativi di fronte agli eventuali flussi verso corso Garibaldi. E, se mai dovesse arrivare (e ho i miei dubbi in proposito) una navetta, cosa risolverebbe? Sarebbe come un’aspirina data a un “malato terminale”.

Le strisce blu sono una gallina dalle uova d’oro che, di fatto, abbiamo quasi donato, perché ci sentiamo “filantropi e forse un po’ masochisti”? Adesso attendiamo il controllo dell’aria da respirare con pagamento ad ore. Stupefacente apprendere che a via Paolo Diacono, sempre a Benevento (piccola cittadina) si pagherebbero 5 euro l’ora per la sosta. Il gestore ha scambiato Benevento per Parigi?

Comunque, nulla appare all’orizzonte dalle opposizioni, nessun programma ad oggi, nessuna visione della città del futuro, a parte eventuali programmazioni di architettura cencelliana. Per chiudere questo mio scritto, vorrei rimarcare che il mio non vuole essere assolutamente un attacco personale ad Attilio Cappa, ritenuto da me uno degli assessori migliori e figura trasparente nella geografia politica della città.”

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