Da Beccaria all’attualità, il dramma carcerario italiano
“…perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”.
E’ un passaggio, crediamo saliente, de “Dei delitti e delle pene” che si ascrive, probabilmente a torto, al solo pensiero di Cesare Beccaria ma vi concorse anche Pietro Verri. Un saggio che “squarciò il velame” sulle modalità detentive di fine 700 ma siamo sicuri che di strada se ne sia fatta da tre secoli a questa parte in materia di violenza e di sopraffazione nei confronti del cittadino privato della libertà personale in un penitenziario?
Le leggi di cui parla Beccaria sono rispettate dentro la struttura carceraria? Le domande appaiono retoriche perchè l’attualità, per lo meno degli ultimi 50 anni, ci restituisce un quadro drammatico della situazione; e d’altra parte le rivolte e i tanti casi di suicidio spiegano assai nel dettaglio come stanno le cose al di la delle sbarre. La Camera Penale di Benevento ha chiaro il senso della situazione e intende mantenere acceso il faro sulla disumanità delle carceri italiane.
Gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale a Firenze il 19 settembre. In quella sede si proverà ad introdurre la proposta dell’indulto differito come spiega Simona Barbone, componente della Giunta Nazionale dell’Unione Camere Penali Italiane



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