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Attualità

“Non sprecare la vita”, il documentario di Giuseppe Aquino con le musiche di Filippo Lui

“Non sprecare la vita”, il documentario di Giuseppe Aquino con le musiche di Filippo Lui

Oltre mille persone per l’incontro dedicato a San Carlo Acutis. Al centro, il dialogo con i giovani, il valore del tempo e una madre che, raccontando il figlio, ha scelto di parlare soprattutto di Gesù.

ROMA. Ci sono incontri che si esauriscono nel tempo in cui avvengono e altri che, per la forza delle testimonianze e delle domande che lasciano aperte, meritano di essere custoditi e raccontati ancora.

È quanto è accaduto il 23 ottobre nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Prati, a Roma, dove la testimonianza di Antonia Salzano, madre di San Carlo Acutis, ha dato vita a un intenso momento di ascolto e dialogo con i giovani, richiamando oltre mille persone, secondo quanto riferito dagli organizzatori.

Una serata nella quale il ricordo di Carlo non è rimasto confinato alla celebrazione della sua figura, ma si è tradotto in domande rivolte al presente: il valore del tempo, la fede, l’attenzione agli altri e la possibilità, per ciascuno, di dare un significato autentico alla propria vita.

Da questo incontro prende avvio anche Non sprecare la vita. San Carlo Acutis, i giovani e il valore del tempo, un progetto documentario che intende conservarne la testimonianza umana e spirituale e accompagnarla oltre i confini della serata.

Una madre che non mette il figlio su un piedistallo

Uno degli aspetti più significativi dell’incontro è stato il modo in cui Antonia Salzano ha raccontato suo figlio.

La sua testimonianza, per come è emersa durante la serata, non si è risolta nella celebrazione di una figura straordinaria, né nella costruzione di un’immagine distante dalla vita quotidiana. Al contrario, il racconto è rimasto vicino al bambino e all’adolescente Carlo: alle sue inclinazioni, alle sue domande, alla sua attrazione precoce per la preghiera e al suo desiderio di compiere il bene.

Salzano ha ricondotto ripetutamente il senso della vita del figlio alla fede in Gesù, evitando di attribuire a sé stessa il merito di ciò che Carlo è diventato. È una prospettiva coerente con quanto ha raccontato anche in precedenti interviste: Carlo, ha spiegato in altre occasioni, la portava a entrare in chiesa già da piccolissimo, desiderava fermarsi davanti al Crocifisso e al tabernacolo e le ha fatto riscoprire personalmente la fede.

Ma a rendere particolarmente significativo il dialogo romano è stato anche il rapporto diretto con i ragazzi presenti.

Durante l’incontro, una bambina le ha rivolto una domanda semplice e importante: che cosa aveva di speciale suo figlio?

La risposta, riferita è stata nel segno dell’inclusione: Carlo era speciale come lo è ciascun bambino, come sei speciale tu, perché tutti i bambini sono speciali.

In poche parole, una possibile chiave di lettura dell’intero incontro. Non presentare un santo come qualcuno con cui nessuno possa identificarsi, ma ricordare che il valore di una persona non nasce dal sentirsi superiore agli altri. La storia di Carlo può parlare ai giovani proprio perché rimanda a scelte quotidiane, alla capacità di amare, alla cura degli altri e alla possibilità di orientare la propria vita verso qualcosa che superi l’interesse personale.

La forza di quella risposta sta anche in ciò che non fa: non stabilisce una distanza tra Carlo e gli altri bambini. Apre, invece, una possibilità di riconoscimento. La santità non viene proposta come un privilegio da ammirare da lontano, ma come una testimonianza che invita ciascuno a interrogarsi sul proprio modo di vivere.

La fede raccontata attraverso la vita quotidiana

Il racconto di Antonia Salzano ha riportato l’attenzione anche sull’infanzia di Carlo e sul suo rapporto con la preghiera, maturato molto presto, fin da bambino, entrava nelle chiese e si fermava davanti all’Eucaristia e pregare.

Accanto alla dimensione spirituale, la sua figura è ricordata per l’interesse verso l’informatica, utilizzata anche per diffondere contenuti religiosi, e per l’attenzione alle persone fragili. Una combinazione che aiuta a comprendere perché la sua storia continui a raggiungere generazioni diverse: il rapporto con la tecnologia non ha cancellato quello con gli altri; la fede non è rimasta separata dalla vita concreta.

Il documentario intende partire proprio da questa relazione tra testimonianza personale e domande contemporanee. Che cosa significa non sprecare la vita? Come si può aiutare un giovane a riconoscere ciò che merita tempo, attenzione e responsabilità? E in che modo una storia personale può diventare occasione di riflessione senza trasformarsi in una formula da ripetere?

Non sono domande che richiedono risposte precostituite. Sono interrogativi che acquistano significato quando vengono affidati alle persone, alle loro esperienze e alla possibilità di un confronto autentico.

Da un incontro a un progetto cinematografico

L’idea del documentario è nata dall’iniziativa di don Walter Insero, che ha coinvolto Giuseppe Aquino chiedendogli di contribuire alla documentazione dell’incontro con Antonia Salzano e con i giovani.

Aquino, regista, sceneggiatore e produttore indipendente, ha trasformato quella richiesta in una prospettiva cinematografica più ampia. Il suo intento non è limitarsi a registrare una serata, ma preservare il valore umano e spirituale dell’incontro e svilupparlo in un’opera documentaria autonoma.

Il progetto porta il titolo Non sprecare la vita. San Carlo Acutis, i giovani e il valore del tempo. La scelta del titolo concentra l’attenzione su una questione che riguarda tutti, credenti e non credenti: come impieghiamo il tempo che abbiamo a disposizione e quale significato attribuiamo alle nostre scelte?

La lavorazione è in sviluppo. Il materiale raccolto durante l’incontro costituisce il punto di partenza di un percorso che potrà comprendere ulteriori testimonianze e documentazione d’archivio, nei limiti delle autorizzazioni e della disponibilità dei materiali.

Il principio dichiarato dal regista è quello di rispettare la verità dell’incontro, senza forzare le testimonianze o sostituire la realtà con ricostruzioni artificiali. Una scelta che riguarda tanto il metodo di lavoro quanto il rapporto con le persone coinvolte: il documentario non intende appropriarsi delle loro parole, ma custodirle e inserirle in un racconto cinematografico coerente.

LAB TV, la scelta dell’esclusiva televisiva

La copertura televisiva della serata è stata affidata in esclusiva a LAB TV, emittente coinvolta direttamente da Giuseppe Aquino.

È stato il regista a contattare l’emittente e a proporle di seguire l’evento, scegliendola come interlocutore televisivo per raccontare l’incontro e accompagnare il successivo sviluppo del documentario. Una decisione motivata non solo da un rapporto di collaborazione e amicizia che dura da oltre un decennio, ma anche dalla linea editoriale di Antonella Oliviero: Lab Tv, infatti, si interessa da tempo e con grande trasporto alla vita di San Carlo Acutis, un Santo che per il gruppo televisivo rappresenta una costante fonte d’ispirazione. Questa scelta ha portato a Roma una squadra giornalistica e tecnica incaricata di realizzare il servizio.

La presenza di LAB TV non si esaurisce nella cronaca della serata. L’emittente dedicherà nei prossimi giorni uno speciale televisivo in prima serata all’incontro e al documentario, secondo quanto annunciato per il progetto. Sarà un’occasione per restituire al pubblico il senso della testimonianza di Antonia Salzano e raccontare la nascita dell’opera cinematografica.

La collaborazione tra il regista Aquino e LAB TV su questo documentario si inserisce in un rapporto costruito intorno a una scelta precisa: dare spazio a un incontro che ha coinvolto un pubblico numeroso e, allo stesso tempo, seguire un progetto che aspira a conservarne il significato oltre la durata dell’evento.

Una squadra, competenze diverse

Alla realizzazione della copertura dell’evento hanno contribuito professionalità provenienti da ambiti diversi, riunite intorno all’esigenza di documentare la serata con attenzione e sensibilità.

Il progetto si avvale della collaborazione editoriale attiva di Antonella Oliviero, editrice di LAB TV, la regia televisiva è stata affidata ad Alessandro Caporaso; il reportage giornalistico e le interviste dalla giornalista Maresa Calzone; le riprese e il lavoro di camera a Carmine Limata, le fotografie dell’incontro da Giorgia Re.

Il contributo musicale del documentario è legato al maestro Filippo Lui, pianista e compositore che ha voluto fortemente essere presente all’evento e che rinnova così la sua intesa artistica con il regista Giuseppe Aquino, dopo aver già firmato le colonne sonore delle pellicole Quarantena Live e In Famiglia. Nel corso della serata, guidato dalla propria sensibilità e dall’atmosfera del momento, il musicista ha composto ed eseguito dal vivo tre brani inediti, concepiti in diretta proprio per riflettere lo spirito dell’incontro. Per Non sprecare la vita è infatti previsto un percorso sonoro dedicato, strutturato per accompagnare e valorizzare il racconto cinematografico con assoluta discrezione, senza mai sovrapporsi alle testimonianze umane e spirituali dei protagonisti

La presenza di queste professionalità non costituisce soltanto un elenco di incarichi. Racconta il carattere concreto del lavoro: un incontro reale da documentare, competenze differenti da coordinare e un’opera da sviluppare nel rispetto delle persone e dei materiali raccolti.

Don Walter Insero e l’origine dell’incontro

Don Walter Insero è all’origine dell’iniziativa che ha riunito Antonia Salzano e i giovani nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Prati. Il dialogo con la madre di Carlo Acutis riflette un percorso di divulgazione teologica e comunicazione spirituale che Insero declina regolarmente attraverso l’attività accademica e i media istituzionali. Docente presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, affianca all’insegnamento una costante presenza radiotelevisiva: In ambito radiofonico, con la nota giornalista Federica Gentile, conduce quotidianamente la seguitissima striscia Santi per un giorno su Rai Radio 1, su Rai 2 ospite fisso ogni giovedì nel programma BellaMa’ con la rubrica “Dove si trova Dio?”. Sempre con la Rai conduce la rubrica settimanale On the road e sia la recente serie documentaristica Francesco d’Assisi e i suoi ribelli, nella quale analizza l’attualità del messaggio francescano inserendovi, tra le testimonianze di fede esaminate, anche la figura di San Carlo Acutis.

L’impegno di Don Walter rappresenta una chiara forma di evangelizzazione moderna, che risponde direttamente al costante invito del magistero pontificio a utilizzare i linguaggi della contemporaneità. Già San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Slavorum Apostoli, aveva indicato i Santi Cirillo e Metodio come modelli insuperabili di audacia comunicativa, capaci di inventare nuove vie per trasmettere la Parola di Dio abbattendo le barriere del proprio tempo. Un incitamento raccolto con forza anche da Papa Francesco, il quale ha più volte esortato la Chiesa a non temere i nuovi media, definendo la comunicazione una missione strategica per favorire la cultura dell’incontro e l’inculturazione della fede tra le nuove generazioni.

Il rapporto professionale e umano che lega don Walter a Giuseppe Aquino

si è sviluppato attraverso un’amicizia e una proficua collaborazione che dura ormai da quasi quindici anni. Questo legame si è consolidato nel tempo anche grazie alla condivisione di importanti percorsi culturali e pastorali all’interno della diocesi: don Walter, infatti, ha guidato per oltre undici anni l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma in veste di direttore periodo durante il quale i due hanno lavorato insieme alla realizzazione del film di Aquino In Famiglia, e ha ricoperto per quattordici anni l’incarico di rettore della Basilica di Santa Maria in Montesanto, la celebre “Chiesa degli Artisti” a Piazza del Popolo, cornice che ha visto la nascita di molte collaborazioni con Aquino. Proprio sulla scorta di questa solida intesa, la richiesta del sacerdote di documentare l’incontro ha trovato nel regista la naturale disponibilità a trasformare la memoria visiva di un evento in un progetto cinematografico più ampio. Questo passaggio permette di comprendere la vera genesi dell’opera: non un documentario concepito a tavolino e poi applicato a una circostanza, ma un cammino nato da un’occasione concreta, radicato nella fiducia reciproca e guidato dalla consapevolezza condivisa che alcune testimonianze meritino di essere custodite e tramandate.

Il valore del tempo, oltre la celebrazione

Il rischio, quando si racconta una figura amata da tante persone, è quello di fermarsi alla celebrazione. Ma la storia di Carlo Acutis pone una domanda più impegnativa: che cosa cambia nella vita di chi ascolta la sua testimonianza?

La risposta non può essere uguale per tutti. Per alcuni può significare riscoprire la preghiera; per altri, prestare maggiore attenzione a chi vive ai margini; per altri ancora, interrogarsi sul rapporto tra tecnologia, tempo e relazioni umane.

Il documentario sceglie di muoversi in questo spazio: tra la storia personale di Carlo, il racconto di sua madre e le domande delle nuove generazioni. La fede è parte essenziale della testimonianza e non viene nascosta o trasformata in un elemento decorativo. Allo stesso tempo, il racconto cerca di conservare la concretezza delle esperienze e la libertà di chi ascolta.

La risposta data da Antonia Salzano alla bambina offre, in questo senso, un’immagine particolarmente significativa. Non è necessario sentirsi eccezionali per dare valore alla propria vita. È possibile cominciare da ciò che si è, dalle relazioni che si costruiscono e dal bene che si riesce a fare.

Il titolo Non sprecare la vita non indica dunque soltanto un richiamo morale. È una domanda aperta sul tempo, sulle priorità e sulla responsabilità personale. Una domanda che il documentario intende lasciare al pubblico, senza pretendere di esaurirla.

Un’opera in sviluppo, con uno sguardo indipendente

Giuseppe Aquino porta avanti il progetto, nel solco del proprio lavoro cinematografico indipendente. La scelta è quella di preservare l’autonomia autoriale e di costruire l’opera a partire dalla qualità delle testimonianze, dal rispetto delle persone e dalla coerenza del racconto.

L’evento del 23 ottobre rappresenta il primo nucleo di questo percorso. Il lavoro successivo richiederà di selezionare i materiali, verificare le disponibilità e le autorizzazioni, definire l’eventuale integrazione di altre testimonianze e dare al documentario una forma narrativa compiuta.

Non è ancora il momento di anticipare esiti produttivi o destinazioni distributive non confermate. È invece possibile riconoscere ciò che è già accaduto: una serata partecipata, una testimonianza capace di parlare ai giovani, una collaborazione televisiva attivata per l’occasione e la nascita di un progetto che intende conservare nel tempo il significato dell’incontro.

In un panorama nel quale gli eventi rischiano spesso di consumarsi in poche ore e di essere sostituiti rapidamente da altre notizie, il documentario propone un tempo diverso: quello necessario per ascoltare, comprendere e restituire una storia senza ridurla a un’immagine fugace.

È questo, in definitiva, il senso di Non sprecare la vita: non soltanto raccontare un giovane santo, ma interrogarsi su ciò che una vita può lasciare agli altri. E farlo attraverso le parole di una madre che, nel parlare del figlio, ha scelto di ricordare ai ragazzi che il valore di ciascuno non dipende dal confronto con gli altri, ma dal modo in cui decide di vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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