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Quarantadue anni senza Eduardo, il ricordo di Bruno Garofalo: “Un grande maestro molto disponibile con i giovani”

Il 31 ottobre del 1984, all’età di ottantaquattro anni, moriva a Roma il leggendario drammaturgo, attore, regista e sceneggiatore napoletano di fama mondiale Eduardo De Filippo.
Colui che per eccellenza rappresenta la storia del teatro italiano nel mondo, si spense per sempre, ma la sua opera teatrale e la sua arte sarebbero rimaste immortali grazie alle sue straordinarie commedie con le quali portava in scena la Napoli reale. Una città dalle mille contraddizioni e in cui, nonostante il difficile contesto sociale di povertà diffusa, a prevalere erano sempre i valori umani come la dignità e la solidarietà. Contesti sociali e familiari in cui, ad esempio, anche la preparazione del caffè con la cuccumella, l’antica caffettiera napoletana, diventava un rito filosofico come nella storica scena di “Questi fantasmi!”
E che dire di “Napoli milionaria” e “Filumena Marturano”, opere in cui troviamo temi di grande interesse collettivo come la guerra, la povertà, la famiglia e la giustizia sociale.
Eccezionali, poi, sono state anche le commedie recitate insieme da Eduardo e Luca, padre e figlio, che portavano sul palco scene quotidiane di vita familiare come in “Natale in casa Cupiello”.
Ma Eduardo non fu solo teatro. Infatti nel 1981 per i suoi meriti artistici e culturali venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e ricevette due lauree honoris causa in Lettere dall’Università di Birmingham nel 1977 e dall’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1980. Inoltre fu instancabile il suo impegno sociale a favore dei ragazzi detenuti presso le carceri minorili di Nisida e Filangieri, come ci racconta il grande regista e scenografo Bruno Garofalo, che giovanissimo è stato tra i più stimati e fidati collaboratori di Eduardo.
“Eduardo – ha raccontato Garofalo – prese molto a cuore la condizione dei ragazzi napoletani che poi all’epoca sua, quando cominciò ad occuparsene, era ridotta molto male. C’era anche fame e i ragazzi che rubavano, rubavano per fame e non per la droga o altre cose. Quindi lui si impegnò moltissimo. Tanto è vero che io ho un ricordo meraviglioso perché in quel periodo abitavo a Roma e lui mi chiese di venire a Napoli a dirigere la scuola di scenotecnica su Nisida, isola sulla quale lui era intervenuto molto e li andava a visitare. E io per venti anni ho seguito questa scuola, prima secondo le sue indicazioni e poi nella sua memoria. E questo è un ricordo molto bello per come quei ragazzetti amavano la figura di Eduardo. Poi mi è stato dimostrato anche dalle letterine che mi arrivavano, ingenue e talmente piene d’amore, in cui mi ringraziavamo ma principalmente parlavano sempre di Eduardo.”
Bruno Garofalo ricorda il grande rispetto e considerazione che Eduardo aveva per i giovani.
“Per me Eduardo è stata una scuola vera di teatro – ha affermato Bruno Garofalo – perché ho fatto l’accademia ma ho cominciato tutto da zero facendo le sue scenografie seguendo le sue indicazioni. E lui, contrariamente a tutte le cose che si dicono, era molto aperto e disponibile nei confronti dei giovani e rispettoso del lavoro degli altri. Per cui delle volte mi osservava in silenzio e io dal suo silenzio capivo il suo assenso. E lui mi ha insegnato il rispetto e l’amore per le cose semplici, le cose che riguardavano la vita comune.”
Infine, Bruno Garofalo ci ha raccontato anche un aneddoto simpatico relativo all’invenzione, assieme ad Eduardo, di un piatto di pasta semplice ma squisito.
“Noi delle volte per lavorare – racconta ancora Garofalo con un velo di nostalgia – andavamo sulla sua isola di Isca, a largo di Positano. Un giorno arrivammo e non c’era la donna che si occupava un po’ di tutto e faceva un po’ da governante. Però avevamo fame e ci inventammo insieme uno spaghetto condito con i pomodori secchi, che c’erano lì, e con il basilico che veniva coltivato nel giardinetto della casa. E da allora per me quegli spaghetti sono gli spaghetti alla Eduardo. Che inventammo insieme e ci gustammo. Ecco, una cosa semplice, semplice come dovrebbe essere anche la nostra cucina.”
Cosa aggiungere. Senz’altro la imperitura opera artistica dell’immenso drammaturgo napoletano rimarrà per sempre immortale e le sue commedie, i suoi testi e le sue poesie continueranno a far battere il cuore delle future generazioni. Allo stesso modo di come tutt’ora, a quarantadue anni dalla scomparsa, continua a battere il cuore generoso e sensibile di Eduardo.

Gennaro Savio

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