Clinica Gepos di Telese, la Società replica alle sigle sindacali: “Affermazioni infondate. Dati alla mano”

Risposta dura e documentata da parte della GE.P.O.S. S.r.l. alle accuse mosse da FP CGIL e UIL FP sulla gestione della Sala Operatoria della Clinica Gepos di Telese Terme.
Con una nota inviata al Prefetto di Benevento Raffaella Moscarella, alla Direzione Generale e all’U.O.C. PSAL dell’ASL, a Confindustria e alle altre sigle sindacali, la Società contesta integralmente la “diffida e richiesta di intervento urgente” dell’11 luglio 2026.
Al centro della contestazione il turno di lavoro del 9 luglio. Secondo i sindacati il personale infermieristico sarebbe stato “costretto a prestare servizio dalle ore 7:30 fino alle ore 21:00”, oltre 13 ore consecutive.
La Clinica smentisce: “Dalla verifica analitica dei cartellini marcatempo emerge che una sola risorsa ha prestato servizio per 11 ore e 43 minuti, con ingresso alle 7:47 e uscita alle 20:20”. La causa sarebbe stata “una sopravvenuta urgenza clinica” che ha imposto il completamento degli interventi “nell’esclusivo interesse dei pazienti”.
Per gli altri dipendenti, precisa la Società, “non risultano prestazioni lavorative di analoga durata”. La prestazione rientrerebbe comunque nel limite massimo di 12 ore previsto dall’art. 18 comma 5 del CCNL Case di cura.
*Organici e pronta disponibilità*
La GE.P.O.S. respinge anche l’addebito di “cronica carenza di personale”. Le defezioni, spiega, sono derivate dalle “dimissioni volontarie” di infermieri assunti nelle strutture pubbliche dopo l’avviso per gli Ospedali di Comunità. “Il gruppo infermieristico di Sala Operatoria è stato ripristinato”, si legge.
Sulla pronta disponibilità la Società chiarisce che l’indennità spetta solo a chi è inserito negli appositi turni. “Il personale interessato non è più inserito nei turni di pronta disponibilità e non è pertanto soggetto né all’obbligo di reperibilità né all’obbligo di intervento. In assenza del vincolo, viene meno anche il presupposto per la corresponsione”.
La Società respinge “con fermezza” anche la presunta violazione del http://D.Lgs. 81/2008 e dell’art. 2087 c.c. e si dichiara “piena e immediata disponibilità a mettere a disposizione degli Organi competenti le risultanze integrali delle timbrature”.
“Confidiamo che l’accertamento oggettivo dei fatti consenta di ristabilire la verità e di sgombrare il campo da rappresentazioni allarmistiche prive di fondamento”, scrive l’amministratore unico Aniello Sorice.
Nella nota si ricorda anche il percorso in corso: la procedura ex L. 223/1991 avviata il 3 giugno 2026 per la “grave e perdurante crisi aziendale” con perdite di circa 4,5 milioni di euro negli ultimi 5 anni, inserita nel Piano di Risanamento attestato. Sono già avvenuti l’incontro sindacale dell’8 giugno e il tavolo in Prefettura del 17 giugno. Un ulteriore tavolo tecnico è in corso di riconvocazione presso Confindustria Benevento.
La documentazione richiesta dall’ASL con nota del 26 giugno 2026 è stata già trasmessa.
Per la GE.P.O.S. le affermazioni sindacali “risultano oggettivamente idonee a ledere l’immagine, la reputazione e l’affidabilità della Casa di Cura”. La Società “si riserva di tutelare i propri diritti nelle sedi competenti” ma ribadisce la “piena disponibilità al confronto costruttivo” con sindacati e istituzioni “nell’esclusivo interesse dei lavoratori, dei pazienti e della continuità dei servizi sanitari erogati al territorio”.



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