Un paese intero a difesa di Via Telesina: a Cerreto Sannita è mobilitazione generale
Un vero e proprio impeto di orgoglio identitario sta scuotendo Cerreto Sannita. A far scoppiare la protesta è la decisione della Giunta comunale che – recependo il parere approvato a maggioranza risicata dalla Commissione Toponomastica – ha scelto di “spezzare” l’arteria più antica e simbolica del paese, via Telesina. Una decisione che ha scatenato un’immediata e compatta levata di scudi: centinaia di cittadini sono scesi in campo sui social per proteggere l’antico selciato che univa il borgo medievale di Cerreto Vecchia a Telese, sopravvissuto perfino al devastante terremoto del 1688 e matrice urbanistica della “nuova” Cerreto.
Nel gruppo Facebook “La Parlata Cerretese” (2000 iscritti), ad accendere la miccia del dibattito è stato il prof. Franco Gismondi, docente e fisico molto stimato per la sua attività di divulgazione scientifica:
“La toponomastica ricorda e racconta la storia di una comunità: eventi che ne hanno segnato l’evoluzione e personaggi che ne hanno tramandato la cultura. Via Telesina è l’antica strada medioevale che da Cerreto portava a Telese ed attorno ad essa è stata ricostruita la nostra nuova città. Fuori le mura, ai suoi lati, sorgeva la chiesetta di San Rocco e le case coloniche. Qualcuno si ricorda ancora che era ‘chiazza sc’torta’, quella con la curva. Oggi vogliono cambiarle il nome. I cerretesi che hanno a cuore la nostra storia diano un segnale.”
Al coro di no che sta travolgendo la scelta amministrativa – sintetizzato da slogan netti come “non tocchiamo la nostra storia” e “via Telesina non si tocca” – si è aggiunta la voce autorevole dell’architetto Nicola Ciaburri, saggista e storico cerretese noto per i suoi rigorosi studi sull’urbanistica della città di fondazione:
“A chiazza storta o via Seliciata vecchia (che attesta che era una via lastricata) ‘ donde allora si andava a Napoli’ (N. Rotondi). È la preesistenza su cui l’architetto progettista organizzó e regoló il piano di Cerreto: è da considerarsi, perciò, l’asse generativo del paese. Ci sono altre vie importanti che possono risolvere il problema (anche se io in generale resto dubbioso nella necessità di cambiare gli antichi nomi che devono in ogni caso essere palesemente citati nelle nuove intestazioni).”
Sulle pagine della piazza virtuale “Storia di Cerreto” (oltre 4.400 iscritti), a dare una svolta decisiva alla discussione è stato l’intervento di Adam Biondi, ricercatore di storia locale già alla guida della storica Società Operaia di Mutuo Soccorso:
“La preoccupazione nasce dal frazionamento di Via Telesina per intitolarne la parte alta al Prof. Antonio Guarino: un giurista indubbiamente illustre, ma slegato dalla memoria viva e dall’identità urbanistica di quel tratto. Parliamo dell’antica via medievale che univa Cerreto a Telese e che è rimasta “storta” persino nella rigida maglia della ricostruzione post-1688. Proprio lì, attorno alle antichissime chiesette di San Rocco e San Giuseppe, i nostri antenati posarono le prime pietre della nuova Cerreto e riavviarono la vita subito dopo il terremoto del 1688. Spezzare quel nome non è un semplice atto amministrativo: significa recidere il cordone ombelicale che ci lega a chi ha ricostruito Cerreto dal nulla. Al Prof. Guarino si potrebbe dignitosamente intitolare un vicolo della nostra cittadina, proprio come si è fatto per figure come il Dott. D’Onofrio, così presenti nel ricordo e nell’affetto dei cerretesi. La storia non si misura solo sul prestigio formale, ma sulla forza dei legami umani e comunitari.”
A confermare la fondatezza delle perplessità popolari sono stati gli stessi componenti della Commissione Toponomastica, il dott. Antonello Santagata ed il sig. Giuseppe De Nicola, entrambi storici locali. I due membri hanno confermato che la spaccatura nell’organo consultivo si sarebbe potuta facilmente evitare, e che al voto di stretta maggioranza si è arrivati soltanto dopo il rifiuto sistematico delle tante opzioni di mediazione proposte.
A fare da cassa di risonanza a questo clima sempre più teso sono i commenti della rete, dove c’è chi non usa mezzi termini e lancia un monito diretto sui rischi di una pubblica contestazione: “Non vorrei che, alla cerimonia ufficiale di intitolazione, alla presenza delle autorità e di ospiti prestigiosi, durante discorsi ufficiali, apparissero striscioni di contestazione e qualche gruppo di cerretesi cominciasse a rumoreggiare. Un celebre verso di Ugo Foscolo: ‘dorme quello spirito guerrier ch’ entro mi rugge’. L’antica saggezza cerretese ricorda: ” n’ sc’cunc’cà i chèn che dorm’n (non stuzzicare il cane che dorme, nda)”.
Dalle parole si sta ora passando ai fatti: tra i cittadini è pronta a nascere una mobilitazione legale. Nel giro di pochissime ore, circa sessanta persone hanno già espresso la volontà di autotassarsi per promuovere un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica e coprirne i costi procedurali (circa 650 euro). Una mossa estrema che rischia di bloccare per vizi di legittimità l’intera delibera, cancellando a cascata anche le altre intitolazioni meritevoli previste nel piano.
Un cortocircuito che si può e si deve evitare. Con l’istanza di riesame formalmente protocollata in Comune lo scorso 1° settembre, la Giunta ha sul tavolo tutti gli strumenti giuridici per intervenire in autotutela: un passo indietro di buon senso per salvare l’integrità di Via Telesina e tutelare le altre strade.
L’appello che si leva forte dalla cittadinanza è un invito alla maturità istituzionale: ascoltare la voce del paese prima che il sordo scontro burocratico prevalga sulle radici di Cerreto.
“Tutelare Via Telesina significa custodire l’anima di Cerreto – scrive ancora Biondi – Facciamo in modo che siano la sensibilità e l’amore per il nostro paese a prevalere, prima che l’unica strada rimasta diventi quella delle carte bollate.”




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