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Rogo Eco Energy, 1.028 firme per la sfiducia al sindaco Falzarano: “Basta bruciare il nostro futuro”

A un mese dal grave rogo industriale che ha coinvolto il sito Eco Energy di Airola, associazioni territoriali, movimenti civici e cittadini tornano a chiedere risposte e responsabilità. Dopo manifestazioni, sit-in, raccolte firme e incontri con la popolazione, è stata presentata una formale petizione ai sensi dell’articolo 33 dello Statuto comunale di Airola, trasmessa anche agli altri Comuni della Valle Caudina e alle principali autorità locali e regionali.

Sono 1.028 le firme raccolte a sostegno della petizione popolare “Basta bruciare il nostro futuro”, promossa dall’avvocato Domenico Forgione e dal dottor Walter Schettini, con il supporto della piattaforma Data Lab dell’ingegnere Alessandro Viola, di Airola Rinascente con Angelo Timpanelli, dell’attivista Bartolomeo Laudando, della dottoressa Gabriella Fucci per il Comitato Salute e Ambiente, di Raimondo Borriello per il Comitato Genitori per la Scuola, di Martina Caccavale per il Movimento Basta Bruciare il Nostro Futuro, della dottoressa Maddalena Russo per l’associazione Primavera Airola ODV e dei ragazzi del Forum Giovani.

Al centro della petizione c’è la richiesta ai consiglieri comunali di proporre una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Vincenzo Falzarano e di convocare il Consiglio comunale, con l’obiettivo, secondo i promotori, di aprire una nuova stagione di governo del territorio fondata sulla tutela ambientale, sulla prevenzione e sulla gestione coordinata delle emergenze.

La richiesta di responsabilità politica, sostengono i promotori, nasce innanzitutto dall’incendio del 31 agosto 2026, considerato un evento dalle conseguenze che hanno oltrepassato i confini di Airola, interessando l’intera Valle Caudina e i Comuni limitrofi.

Nel documento si richiama anche il precedente rogo SAPA del 2021 e si denuncia quella che viene definita una situazione di grave vulnerabilità dell’area industriale. I promotori della petizione contestano, in particolare, l’accumulo di rifiuti, la presenza di un capannone abusivo e l’assenza, a loro giudizio, di adeguati presidi e controlli.

Secondo il comitato, l’amministrazione comunale avrebbe inoltre omesso di adottare gli interventi ritenuti necessari in materia di bonifica, messa in sicurezza e monitoraggio.

La richiesta di sfiducia, tuttavia, viene ricondotta dai promotori a una serie più ampia di problematiche amministrative che, secondo il documento, si sarebbero accumulate negli anni.

Tra queste vengono indicate l’installazione dell’antenna 5G Linkem in via del silenzio-assenso, l’assenza di una mappatura dell’inquinamento elettromagnetico, la presenza di discariche abusive, le criticità dell’Isola Ecologica di contrada Curso, la questione della riscossione della TARI e quella relativa ai fitti dei capannoni comunali di via Caracciano.

Nel documento vengono inoltre citati il project financing dell’illuminazione pubblica, la situazione della rete viaria, i cantieri e gli allagamenti, il debito fuori bilancio relativo ai lavori del nuovo plesso scolastico L. Vanvitelli, le difficoltà del commercio cittadino, la chiusura temporanea del Centro di Salute Mentale e la carenza di impianti sportivi.

Per i promotori, si tratta di elementi che evidenzierebbero una più generale difficoltà nella gestione amministrativa e nel rapporto tra istituzioni e cittadini.

“Serve una strategia per tutta la Valle Caudina”

Ma la petizione non si limita alla richiesta di un cambio politico ad Airola. Una parte centrale del documento riguarda infatti la necessità di superare, secondo i promotori, una gestione esclusivamente comunale delle emergenze ambientali.

“Quello che accade in un paese della Valle, a pochi chilometri di distanza, non può che interessare inevitabilmente tutti gli altri paesi”, sostengono i promotori, indicando nella cooperazione intercomunale una delle principali risposte alle emergenze ambientali e industriali.

Da qui una serie di proposte rivolte all’intera Valle Caudina: una Unità di Crisi Intercomunale permanente per la gestione delle emergenze industriali e ambientali, un Piano Intercomunale di Protezione Civile e di Emergenza Ambientale, commissioni intercomunali dedicate all’ambiente e programmi coordinati di monitoraggio e bonifica di aria, acqua e suolo.

Tra le proposte figura anche un monitoraggio sanitario e biometrico, con il coinvolgimento di ASL, ARPAC e Regione, per verificare lo stato di salute della popolazione e la salubrità della filiera agricola e zootecnica.

Il documento propone inoltre di valutare la riconversione o la delocalizzazione di alcuni siti industriali in aree di pertinenza intercomunale e di sviluppare modelli alternativi fondati sulla valorizzazione dell’agricoltura, delle produzioni agro-zootecniche, del patrimonio paesaggistico e della vocazione turistica della Valle.

“Restiamo tutti uniti”

Per il Comitato promotore, l’incendio del 31 agosto rappresenta dunque un punto di svolta e rende, a loro giudizio, “urgente e non differibile” una nuova strategia politica e amministrativa.

L’obiettivo dichiarato è superare le logiche campanilistiche e costruire una struttura coordinata di prevenzione, controllo e sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla tutela della salute, dell’ambiente e del patrimonio agroalimentare.

L’appello finale è rivolto anche ai cittadini, alle famiglie, alle associazioni e alle imprese della Valle Caudina: trasformare la preoccupazione suscitata dall’incendio in una mobilitazione civica e in una richiesta di maggiore responsabilità da parte delle istituzioni.

“Restiamo tutti uniti” è il messaggio conclusivo affidato dal Comitato promotore alla petizione, che con le sue 1.028 sottoscrizioni chiede ora al Consiglio comunale di Airola di affrontare formalmente la questione.

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