Un complicato intrico di appalti, mazzette, politica e burocrazia
L’attenzione generale è rivolta alla serie di incidenti probatori che contraddistingueranno il mese di novembre. Stiamo parlando della vicenda Santamaria, un’indagine che non ha ancora trovato una connotazione precisa ma questo è assolutamente secondario. La rivelazioni del reoconfesso ex superdirigente del Comune di Benevento, per sua stessa ammissione responsabile del Gabinetto Politico del Sindaco Mastella, come si legge nelle carte, attendono ora la stagione dei confronti per consacrarle in maniera definitiva; a quel punto qualsiasi eventualità è possibile.
E tuttavia, da tutta questa storia fatta di tangenti scientifiche, annotazioni capillari descritte da Santamaria nelle sue 30 ore e più di deposizione, “buoni uffici” da guadagnare, campagne elettorali da foraggiare a totale insaputa del sindaco che ribadisce il refrein delle mani intonse, emerge un fil rouge incontestabile; ogni richiesta di denaro a imprese di qualsivoglia estrazione era dioretta, in buona parte, a sostenere le spese elettorali e non di Noi di Centro, oltre ovviamente a ingrossare i conti in banca dei soggetti incriminati. Ma il sindaco sostiene di non saperne nulla mentre invece qualche assessore era aduso a chiedere soldi a Santamaria per sostenere il peso di campagne elettorali almeno dal 2022 in avanti.
Da ciò che sta venendo fuori si profilerebbe un legame perverso tra imprese propense a tirare fuori i quattrini, appalti in contropartita ma non senza qualche amara sorpresa vedi il Caretti e i 50mila euro che pare non abbiano sortito l’effetto sperato, i buoni uffici per entrare nel meccanismo del Comune e la macchina del movimento di Mastella da oliare a dovere. A questo giro di valzer lavoravano indefessamente Santamaria, Perlingieri la Matticoli e in misura minore la Moretti e Parente, l’uomo ombra del mastellismo.
Tutti, tranne Santamaria, ancora ai loro posti, Perlingieri e Moretti però destinati proprio in queste ore ad altro incarico burocratico.
In definmitiva un raffinatissimo ingranaggio che funzionava al riparo di tutto, in un contesto in cui tutti erano sostanzialmente d’accordo ma interrotto dal corto circuito delle denunce di Maurizio Pepe nei confronti del quale Santamaria dichiara di non avere mai assunto un atteggiamento vessatorio bensì “colloquiale” e sostanzialmente collaborativo. Fino a quel 30 di marzo. Ora non resta che attendere novembre con la Procura che punta alla cristallizzazione della prova in vista del processo. Quello che accadrà a dicembre non si può prevedere; molto dipenderà dai risultati. Resta il fatto che la via delle dimissioni è sempre l’opzione più consigliabile, come per Renato Parente, anche se non lo annuncia coram populo, ma la lista rischia di allargarsi ogni giorno di più.




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