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Ospedale San Pio di Benevento, oltre un’ora di fila per un rimborso: «Bastava un cartello»

Oltre un’ora di attesa al CUP dell’ospedale San Pio di Benevento per chiedere il rimborso di una biopsia, per poi scoprire, una volta arrivata allo sportello, di dover presentare la fotocopia dei documenti. È la disavventura raccontata da una cittadina, che denuncia il disagio subito e “i modi” con cui sarebbe stata accolta dall’operatore.

La donna riferisce di aver atteso il proprio turno mentre sul display veniva chiamato il numero 180, a fronte del suo 213. Dopo oltre un’ora di fila, è finalmente arrivato il suo turno. Una volta allo sportello, racconta di aver letto sul vetro la scritta relativa al pagamento con bancomat. L’operatore le avrebbe quindi consegnato un modulo da compilare, chiedendole i documenti necessari per avviare la pratica.

La cittadina ha estratto il proprio documento d’identità, ma a quel punto si sarebbe sentita rispondere che era necessaria una fotocopia. Ha quindi fatto presente che nell’ufficio era presente uno scanner, chiedendo se fosse possibile effettuare direttamente una copia per evitare di dover tornare dopo una lunga attesa.

La risposta che riferisce di aver ricevuto sarebbe stata: «E mica siamo una cartolibreria».

Una frase che ha suscitato indignazione nella donna, secondo la quale sarebbe bastato un semplice avviso per evitare il disagio: «Per i rimborsi munirsi di fotocopia dei documenti». Un cartello che avrebbe permesso agli utenti di presentarsi allo sportello con tutta la documentazione necessaria, senza perdere tempo in fila inutilmente.

La cittadina solleva anche una questione legata all’attenzione verso le persone più fragili: cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato un anziano o qualcuno con difficoltà a tornare una seconda volta?

La denuncia riaccende così l’attenzione sull’accoglienza agli sportelli sanitari e sull’importanza di fornire informazioni chiare sulle procedure, evitando disagi che potrebbero essere prevenuti con semplici accorgimenti organizzativi.

La vicenda, al momento, si basa sul racconto della cittadina. Eventuali chiarimenti da parte dell’azienda ospedaliera San Pio potranno contribuire a ricostruire l’accaduto e a fare luce sulle procedure previste per le richieste di rimborso.

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