Depuratore industriale di Nusco sotto sequestro: indagini su rifiuti, scarichi ed emissioni
Sequestro preventivo, con facoltà d’uso, per il depuratore industriale situato nell’area industriale di Nusco. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Gruppo Forestale di Avellino, in sinergia con i reparti della linea territoriale, su disposizione della Procura della Repubblica.
La misura cautelare prevede anche la restituzione provvisoria dell’impianto all’ente gestore, con l’obiettivo di consentire il ripristino delle condizioni di corretto esercizio entro il termine di 60 giorni.
L’operazione arriva al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura e condotta dai Carabinieri del Nucleo Forestale di Bagnoli e dalla locale Stazione territoriale, con il contributo del personale dell’ARPAC
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’ente gestore del depuratore industriale non avrebbe provveduto al regolare smaltimento dei fanghi di depurazione e al corretto funzionamento dei sistemi di depurazione, ozonizzazione e abbattimento delle emissioni.
Sarebbero inoltre emerse criticità relative alla necessaria regolarizzazione degli scarichi nel corso d’acqua adiacente all’impianto.
Gli investigatori contestano, nel complesso, una gestione dell’impianto caratterizzata da numerose violazioni della normativa ambientale
L’attività investigativa ha preso avvio anche a seguito della denuncia presentata da circa 400 cittadini. Successivamente, le analisi effettuate nel tempo dai tecnici dell’ARPAC avrebbero accertato la presenza di inquinanti pericolosi, con il conseguente superamento dei limiti previsti dalla normativa.
Alla luce degli elementi raccolti, il responsabile dell’impianto, un 65enne originario dell’area partenopea, è stato deferito all’autorità giudiziaria per le ipotesi di reato relative alla gestione e al deposito illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, oltre che allo scarico illecito di acque reflue industriali.
Il provvedimento, tuttavia, è stato adottato nella fase delle indagini preliminari ed è soggetto ai mezzi di impugnazione previsti dalla legge. La persona indagata, come precisato nell’atto, è da considerarsi presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva.



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