Bufera sul Comune di Benevento: 17 indagati e una nuova richiesta di incidente probatorio
Un’inchiesta di ampia portata scuote il Comune di Benevento e si allarga a diversi settori della pubblica amministrazione. Al centro dell’indagine della Procura della Repubblica di Benevento vi è un presunto sistema di rapporti illeciti, nel quale – secondo l’impostazione accusatoria – denaro e altre utilità sarebbero stati collegati a pratiche amministrative, affidamenti, incarichi professionali, assunzioni e procedure di finanziamento.
Si tratta, allo stato, di ipotesi investigative e contestazioni provvisorie: la posizione dei singoli indagati dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento e, in caso di processo, davanti all’autorità giudiziaria.
L’arresto del dirigente e la svolta nelle indagini
L’indagine ha avuto una svolta nel marzo 2026 con l’arresto in flagranza di Gennaro Santamaria, dirigente del Comune di Benevento.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, l’arresto sarebbe maturato nell’ambito di un episodio relativo alla presunta richiesta di denaro all’imprenditore Maurizio Pepe, amministratore della Cima Engineering.
Dopo l’arresto, Santamaria è stato interrogato più volte davanti ai pubblici ministeri: il 6, 7, 8, 11, 12 e 13 maggio, il 27 maggio, il 4 e 25 giugno e il 13 luglio 2026.
È proprio dal contenuto di questi interrogatori che, secondo la Procura, sarebbe emerso un quadro investigativo più ampio. Il dirigente avrebbe fornito dichiarazioni con contenuti sia autoaccusatori sia riferiti alla posizione di altre persone coinvolte nelle diverse vicende.
Gli inquirenti sottolineano di avere successivamente ricercato ulteriori riscontri attraverso documentazione, materiale informatico, conversazioni e testimonianze.
I nomi dell’inchiesta
Oltre a Gennaro Santamaria e Maurizio Pepe, nell’atto della Procura compaiono Maria Antonella Matticoli, funzionaria comunale, Antonella Moretti, dirigente del settore Urbanistica, e Maurizio Perlingieri, dirigente del settore Ambiente ed Energia-Mobilità-Servizi Cimiteriali.
Tra gli altri indagati figurano poi Vincenzo Rosiello, Vincenzo Caretti, Lorenzo Iannotti, Nascenzio Iannace, Giorgio Saginario, Antonio Caporaso, Pio Minicozzi, Antonio Iannella, Domenico D’Agostino, Giovanni D’Occhio, Renato Parente, Raffaele Basso, Paolo Papapietro e Romeo Melillo, indicato nell’atto come dirigente della Regione Campania.
Le posizioni e le contestazioni sono differenti e riguardano episodi separati, ricondotti dalla Procura a diversi filoni investigativi.
Il presunto sistema delle tangenti
Il quadro provvisorio delineato dalla Procura comprende numerosi episodi di presunta corruzione, induzione indebita, ricettazione e finanziamento illecito.
Uno dei primi filoni riguarda i rapporti tra Santamaria e Maurizio Pepe.
Secondo l’accusa, l’imprenditore sarebbe stato costretto o indotto a promettere somme di denaro per ottenere lo sblocco e l’accelerazione di alcune pratiche edilizie pendenti presso il Comune di Benevento.
In uno degli episodi contestati, la Procura parla della consegna di 4 mila euro in contanti avvenuta il 30 marzo 2026, giorno dell’arresto di Santamaria.
Gli atti indicano inoltre altre precedenti consegne di denaro nel 2025, per complessivi 10 mila euro.
In questo filone compare anche Maria Antonella Matticoli, alla quale Santamaria avrebbe trasferito parte delle somme ricevute, secondo la ricostruzione accusatoria.
Le pratiche urbanistiche
Una parte importante dell’indagine riguarda l’attività dell’ufficio urbanistico del Comune.
La Procura ipotizza che alcune pratiche edilizie e amministrative sarebbero state oggetto di sollecitazioni e interventi non conformi ai doveri d’ufficio in cambio di denaro.
Gli investigatori stanno esaminando le comunicazioni intercorse tra i soggetti coinvolti e la documentazione relativa ai procedimenti amministrativi.
Tra le persone coinvolte in questo filone figurano, oltre a Santamaria, Pepe e Matticoli, anche altri soggetti che compaiono nelle diverse contestazioni relative alle procedure amministrative.
Gli incarichi per la verifica dei progetti
Un altro capitolo riguarda i rapporti tra Gennaro Santamaria e l’ingegnere Vincenzo Rosiello.
Secondo la contestazione provvisoria, sarebbero state concordate somme di denaro in relazione al conferimento di incarichi professionali di verifica della congruità economica di alcuni progetti pubblici.
Uno degli episodi riguarda i lavori di piazza Risorgimento a Benevento, per i quali la Procura indica una somma promessa di 40 mila euro.
Un secondo episodio sarebbe collegato alla ex scuola San Modesto, dove sarebbe stata promessa una somma di 27.282 euro per favorire il conferimento dell’incarico a un tecnico indicato da Rosiello.
Nella vicenda compare anche Antonella Moretti, dirigente del settore Urbanistica, che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stata destinataria di una richiesta di conferimento di incarichi senza essere consapevole degli accordi illeciti.
L’appalto della ex scuola San Modesto
Un capitolo particolarmente rilevante riguarda i lavori di recupero e riuso dell’ex scuola San Modesto.
Qui compaiono Maurizio Perlingieri, Gennaro Santamaria e Antonella Moretti.
Secondo la Procura, dopo l’aggiudicazione dell’appalto alla società Costruzioni De.Ma.I., sarebbe stata richiesta una somma pari al 5 per cento del valore dei lavori, per un importo complessivo di circa 181 mila euro.
L’accusa sostiene che sarebbero stati effettivamente consegnati 80 mila euro, dei quali 40 mila, in diverse tranche, sarebbero stati successivamente consegnati da Perlingieri a Santamaria.
Secondo la contestazione, il denaro sarebbe stato collegato alla promessa di favorire l’impresa in future procedure e nell’accelerazione dei pagamenti.
Il presunto finanziamento alla politica
Tra le contestazioni figura anche un episodio relativo a un presunto finanziamento illecito.
Secondo la Procura, l’imprenditore Vincenzo Caretti avrebbe consegnato 50 mila euro in contanti a Santamaria e Vincenzo Rosiello, indicati come intermediari, con la finalità di finanziare spese elettorali del partito Noi di Centro.
L’accusa ipotizza inoltre un collegamento tra la somma e la promessa di futuri affidamenti di lavori all’impresa.
Assunzioni e presunti pagamenti
Una parte dell’indagine riguarda presunti pagamenti collegati ad assunzioni presso enti pubblici.
Tra gli episodi contestati figura quello relativo a Nascenzio Iannace, sindaco di San Leucio del Sannio.
Secondo la Procura, Iannace avrebbe corrisposto a Santamaria 20 mila euro dopo l’assunzione di una persona mediante lo scorrimento della graduatoria per vigili urbani.
Un’altra contestazione riguarda Giorgio Saginario, per il quale la Procura ipotizza il pagamento complessivo di 30 mila euro, versati in tre tranche, dopo la sua assunzione come istruttore amministrativo presso il Comune di Benevento.
È contestato inoltre un episodio che coinvolge Antonio Caporaso, sindaco di Ponte, al quale viene attribuita la presunta corresponsione di 30 mila euro in relazione all’assunzione di una persona come assistente sociale.
Il capitolo Minicozzi
Nel fascicolo compare anche Pio Minicozzi.
Secondo la Procura, avrebbe promesso complessivamente 45 mila euro, dei quali 25 mila sarebbero stati effettivamente versati.
La somma sarebbe stata collegata sia all’assunzione di una familiare sia all’interessamento per alcune pratiche amministrative relative alle società Agrifer Minicozzi e Agrisemi Minicozzi.
In questo capitolo torna il nome di Maria Antonella Matticoli, che secondo l’accusa avrebbe seguito e sollecitato alcune delle pratiche.
I rapporti con le imprese
Tra gli altri indagati figura Antonio Iannella, amministratore della Tecnocostruzioni.
Secondo la Procura, Santamaria avrebbe ricevuto la promessa di 10 mila euro per velocizzare l’iter di una procedura di gara. Sarebbero stati effettivamente versati 2.500 euro.
Un altro filone riguarda Domenico D’Agostino, referente della cooperativa Terzo Millennio.
La Procura gli contesta più episodi collegati a finanziamenti regionali, servizi per anziani e affidamenti. Le somme indicate negli atti comprendono promesse di 19.632 euro, 40 mila euro e 75 mila euro, con diversi versamenti effettivi contestati.
Il caso D’Occhio
Compare poi Giovanni D’Occhio, rappresentante della DG Color’s.
Secondo la Procura, D’Occhio avrebbe versato a Santamaria 30 mila euro in tre tranche, nell’ambito di presunti accordi collegati a lavori pubblici e ai rapporti con il Comune.
D’Occhio compare anche nel capitolo relativo alla fornitura di apparecchiature di domotica nell’ambito di un progetto per anziani.
Secondo l’accusa, sarebbe stata predisposta una fattura ritenuta falsa e, attraverso questa operazione, sarebbero stati consegnati a Santamaria 10 mila euro in contanti.
La cooperativa Esculapio
Tra gli indagati figura anche Raffaele Basso, referente della cooperativa Esculapio.
La Procura ipotizza un accordo con Santamaria e con Renato Parente, presidente del Consiglio comunale di Benevento.
La cooperativa era partner di un progetto denominato “DesTEENazione”, beneficiario di un finanziamento di circa 1 milione e 148 mila euro.
Secondo l’accusa, sarebbe stata richiesta una somma complessiva di circa 114 mila euro. Di questa, 20 mila euro sarebbero stati effettivamente consegnati a Parente, che avrebbe poi trasferito a Santamaria la propria parte.
Il dissesto idrogeologico
Particolarmente ampio è il capitolo relativo ai finanziamenti e agli incarichi di progettazione per il contrasto al dissesto idrogeologico.
Qui compaiono Gennaro Santamaria, Romeo Melillo, Vincenzo Rosiello e Antonio Caporaso.
Secondo la Procura, i quattro avrebbero concordato un sistema di ripartizione delle somme derivanti dagli incarichi di progettazione, dopo una quota destinata alle spese.
I progetti riguardano Ponte, Frasso Telesino, San Giorgio La Molara e Pietraroja, oltre al Parco del Taburno.
Per il progetto relativo al Parco del Taburno il valore dell’incarico indicato negli atti è di 400 mila euro.
Per Ponte si parla di 256 mila euro, per Frasso Telesino di circa 62 mila euro, per San Giorgio La Molara di 200 mila euro e per Pietraroja di 250 mila euro.
In uno degli episodi la Procura contesta anche una prima consegna di 5 mila euro a Santamaria.
Le prove: file, chat e testimonianze
Per sostenere le proprie ipotesi, la Procura richiama diversi elementi di indagine.
Tra questi figurano file informatici rinvenuti nella disponibilità di Santamaria, nei quali sarebbero riportati nomi, importi e operazioni.
Gli investigatori hanno inoltre acquisito chat estratte dal telefono cellulare dell’indagato e dichiarazioni testimoniali, fotografie e ulteriore documentazione raccolta dalla polizia giudiziaria.
L’obiettivo è trovare riscontri autonomi alle dichiarazioni di Santamaria e verificare la ricostruzione dei singoli episodi.
La richiesta di incidente probatorio
Proprio per la rilevanza delle dichiarazioni di Santamaria nei confronti degli altri indagati, la Procura ha presentato al Gip una richiesta di incidente probatorio.
L’obiettivo è assumere formalmente l’esame dell’indagato sui fatti che riguardano la responsabilità degli altri soggetti coinvolti.
La Procura considera la prova rilevante perché le dichiarazioni di Santamaria costituiscono, nell’impostazione accusatoria, chiamate in correità.
L’eventuale incidente probatorio consentirebbe di assumere la prova nel contraddittorio tra le parti, secondo le garanzie previste dal codice di procedura penale.
L’indagine europea
L’inchiesta presenta infine una dimensione sovraterritoriale.
La Procura di Benevento segnala infatti che alcune delle ipotesi emerse potrebbero rientrare nella competenza della Procura Europea, in relazione a vicende collegate a finanziamenti di matrice europea.
Parallelamente alle attività coordinate dalla Procura di Benevento, sono quindi in corso anche accertamenti delegati dalla Procura Europea.
Un’inchiesta ancora in pieno sviluppo, nella quale gli investigatori stanno cercando di verificare, attraverso documenti, chat, testimonianze e accertamenti, quanto delle dichiarazioni rese da Santamaria trovi effettivo riscontro.



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