Caso Santamaria: il Gip dispone l’incidente probatorio sulle dichiarazioni dell’ex dirigente
È un provvedimento di poche pagine, ma destinato a rappresentare un passaggio centrale nell’inchiesta che ruota attorno a Gennaro Santamaria, dirigente del Comune di Benevento, e a una lunga serie di presunti episodi di corruzione, concussione, induzione indebita, riciclaggio o ricettazione del denaro di provenienza delittuosa, finanziamento illecito e turbative degli interessi pubblici che, secondo la prospettazione investigativa, avrebbero coinvolto amministratori, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti.
Il documento è l’ordinanza di ammissione della richiesta di incidente probatorio firmata il primo ottobre 2026 dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento, Maria Amoruso. Il Gip ha accolto la richiesta della Procura disponendo l’esame di Santamaria in sede di incidente probatorio sulle dichiarazioni da lui rese durante una lunga serie di interrogatori davanti ai pubblici ministeri.
È questa la notizia giudiziaria più rilevante contenuta nel provvedimento: le dichiarazioni rese da Santamaria nei confronti degli altri indagati vengono ora portate all’interno di un procedimento di formazione anticipata della prova, con un calendario di udienze che si estende per gran parte del mese di novembre.
L’esame inizierà il 3 novembre 2026 alle 13 e proseguirà il 5, 6, 10, 17, 18, 19 e 24 novembre, con ulteriori udienze già fissate per il 25, 26 e 27 novembre in caso di necessità. Le udienze si terranno presso il Tribunale di Benevento.
Il punto centrale: le dichiarazioni di Santamaria
La decisione del Gip nasce dalla richiesta del pubblico ministero, che ha indicato come oggetto dell’incidente probatorio le dichiarazioni rese da Gennaro Santamaria durante gli interrogatori del 6, 7, 8, 11, 12, 13 e 27 maggio, del 4 e 25 giugno e del 13 luglio 2026.
Secondo il provvedimento, si tratta di dichiarazioni etero-accusatorie, cioè dichiarazioni che chiamano in causa altri soggetti indagati.
La giudice sottolinea che l’oggetto della prova è stato sufficientemente delimitato dalla Procura e che l’articolo 392, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale consente di procedere all’esame dell’indagato sui fatti concernenti la responsabilità di altre persone.
Il Gip considera inoltre non opportuno rinviare l’esame alla fase dibattimentale. Una delle motivazioni indicate nell’ordinanza riguarda la necessità di “cristallizzare nel più breve tempo possibile” le dichiarazioni di Santamaria, anche alla luce della personalità dell’indagato emersa nel corso delle indagini.
È un passaggio processualmente significativo: non equivale a una valutazione di colpevolezza degli indagati, ma rende le dichiarazioni oggetto di un esame davanti al giudice nell’ambito dell’incidente probatorio.
Venticinque capi di imputazione provvisori
Il quadro accusatorio delineato nell’ordinanza è estremamente articolato. Sono 25 i capi di imputazione provvisori riportati nel documento e diversi di essi si sviluppano attraverso presunti accordi, dazioni di denaro, promesse di pagamento e interventi su procedure amministrative.
Al centro della maggior parte delle contestazioni compare Santamaria, indicato nell’ordinanza, a seconda dei singoli episodi, come dirigente del Comune di Benevento e pubblico ufficiale.
Il primo capo riguarda una presunta concussione ai danni dell’imprenditore Maurizio Pepe, amministratore unico della società di progettazione Cima Engineering. Secondo l’accusa, Santamaria avrebbe costretto Pepe a promettere 70 mila euro e avrebbe ricevuto una prima tranche di 4 mila euro il 30 marzo 2026.
La contestazione descrive due precedenti incontri, il 29 gennaio e il primo febbraio 2026, nei quali, secondo la Procura, sarebbe stata prospettata a Pepe una drastica riduzione della sua attività imprenditoriale a Benevento qualora non avesse aderito alla richiesta economica.
Il secondo capo amplia il quadro e riguarda Santamaria, Maria Antonella Matticoli e Maurizio Pepe, con l’ipotesi di induzione indebita. Nell’impostazione accusatoria vengono ricostruite diverse presunte dazioni di denaro risalenti al 2025 e viene attribuito a Matticoli un ruolo nel seguire e sollecitare alcune pratiche urbanistiche.
Le somme e gli incontri
Uno degli elementi che emerge dal documento è la ricorrenza di cifre, date e presunti passaggi di denaro.
Nel caso Santamaria-Pepe, l’ordinanza richiama una serie di presunte consegne di contanti: 3 mila euro il 18 giugno 2025, 2 mila il 25 giugno, altri 2 mila il 10 settembre e 3 mila il 22 ottobre.
Secondo la contestazione, una parte di queste somme sarebbe stata successivamente corrisposta da Santamaria a Matticoli.
È importante sottolineare che queste ricostruzioni appartengono al quadro accusatorio provvisorio riportato nell’ordinanza e dovranno essere sottoposte al vaglio processuale.
Il filone Rosiello e gli incarichi di verificatore
Un altro segmento dell’indagine riguarda Vincenzo Rosiello.
A Santamaria viene contestata una presunta corruzione collegata a due incarichi di “verificatore” relativi a progetti pubblici. Secondo la Procura, Santamaria avrebbe fatto pressione affinché l’architetta Antonella Moretti, indicata come ignara dell’accordo secondo la contestazione, conferisse a Rosiello e a un tecnico da lui indicato gli incarichi.
Per il progetto relativo a piazza Risorgimento viene indicata una presunta promessa di 40 mila euro. Per il progetto relativo all’ex scuola San Modesto viene invece contestata una promessa di 27.282 euro, con presunte dazioni di 10 mila euro il 22 dicembre 2024, 3.800 euro il 15 gennaio 2025 e 14 mila euro il 17 ottobre 2025.
Nel procedimento compare anche Maria Antonella Matticoli, alla quale viene contestato il reato di ricettazione in relazione alla ricezione, secondo l’accusa, di 7.500 euro provenienti dal precedente episodio.
Il finanziamento elettorale e il ruolo di Caretti
Tra i capi più delicati c’è quello relativo al presunto finanziamento illecito.
L’ordinanza indica Vincenzo Caretti, legale rappresentante della Caretti Costruzioni, come colui che, secondo l’accusa, avrebbe consegnato senza iscrizione in bilancio 50 mila euro in contanti destinati a finanziare le spese elettorali del partito Noi di Centro.
La somma, secondo la ricostruzione contestata, sarebbe stata consegnata a Santamaria e Rosiello nella loro presunta funzione di intermediari.
A seguire, la Procura contesta a Santamaria e Rosiello un’ipotesi di corruzione legata alla promessa, non attuata, di future commesse all’impresa di Caretti.
Gli altri episodi contestati
L’elenco prosegue con una serie di episodi che, nella prospettiva investigativa, delineerebbero un sistema caratterizzato da presunte richieste o promesse di denaro in cambio di interventi su assunzioni, incarichi professionali, appalti, finanziamenti e procedure amministrative.
A Lorenzo Iannotti viene contestata la promessa di 16 mila euro per ottenere il conferimento di un incarico di progettazione a un tecnico indicato con il nome di “Pastizzo”.
A Maurizio Perlingieri, dirigente del Comune, viene attribuito un ruolo in un presunto accordo relativo ai lavori di recupero dell’ex scuola San Modesto. Secondo l’accusa, la somma complessivamente richiesta all’impresa sarebbe stata pari al 5 per cento dell’importo dell’appalto, mentre 80 mila euro sarebbero stati effettivamente versati.
Anche in questo caso compare il nome di Matticoli, alla quale viene contestata la ricezione di 20 mila euro che, secondo la Procura, sarebbero derivati dalle somme incassate da Santamaria.
Assunzioni e presunti pagamenti
Un altro capitolo riguarda le presunte utilità corrisposte in relazione ad assunzioni.
A Nascenzio Iannace, sindaco di San Leucio del Sannio, viene contestato un pagamento di 20 mila euro collegato, secondo l’accusa, all’assunzione di una persona indicata come “Labagnara” attraverso lo scorrimento della graduatoria del concorso per vigili urbani.
A Giorgio Saginario viene contestata la corresponsione di 30 mila euro, in tre tranche, successivamente alla sua assunzione come istruttore amministrativo presso il Comune di Benevento.
Ad Antonio Caporaso, sindaco di Ponte, viene contestato un analogo meccanismo: 30 mila euro complessivi, secondo l’accusa, a seguito dell’assunzione di una sua elettrice come assistente sociale.
Nel caso di Pio Minicozzi, la Procura contesta la promessa di 45 mila euro, dei quali 25 mila sarebbero stati effettivamente versati. Il quadro comprende, secondo l’accusa, sia l’assunzione della nipote Michela Minicozzi sia l’interessamento per alcune pratiche riconducibili alle società Agrifer Minicozzi e Agrisemi Minicozzi.
Anche qui torna il nome di Matticoli, alla quale la contestazione attribuisce un ruolo nel seguire alcune pratiche.
Le cooperative e il sistema dei “buoni uffici”
Un altro blocco dell’inchiesta riguarda i rapporti con cooperative e soggetti beneficiari di finanziamenti o affidamenti pubblici.
A Domenico D’Agostino, referente della cooperativa “Terzo Millennio”, vengono contestati tre distinti episodi, relativi rispettivamente al progetto Welfare Campania, al progetto 1.1.2 Anziani e alla gestione di servizi per asili nido.
Le somme indicate nelle contestazioni sono significative: 19.632 euro promessi nel primo episodio, 40 mila euro nel secondo e 75 mila euro nel terzo, con una parte delle somme che, secondo l’accusa, sarebbe stata effettivamente consegnata.
La formula utilizzata nelle contestazioni è quella dei presunti “buoni uffici” con il Comune di Benevento: maggiore frequenza negli inviti a procedure negoziate, affidamenti diretti e procedure sotto soglia, partecipazione a co-progettazioni, accelerazione dei pagamenti e delle liquidazioni e possibili anticipazioni di cassa.
Il caso D’Occhio e la fattura da 10 mila euro
Tra i capi figura anche Giovanni D’Occhio, legale rappresentante della DG Color’s Srl.
Secondo la Procura, Santamaria avrebbe chiesto una somma pari al 5 per cento del valore complessivo di alcuni lavori. Il D’Occhio avrebbe poi consegnato tre tranche da 10 mila euro ciascuna, il 21 luglio 2025, il 13 dicembre 2025 e il 16 febbraio 2026.
Nel successivo capo relativo alle apparecchiature di domotica viene inoltre contestato un meccanismo attraverso una falsa fattura da 10 mila euro, che secondo la ricostruzione accusatoria sarebbe stata utilizzata per veicolare una somma di denaro poi consegnata a Santamaria.
Il filone Parente-Basso
Nell’inchiesta compare anche Renato Parente, presidente del Consiglio comunale di Benevento, insieme a Raffaele Basso, referente della cooperativa Esculapio.
Secondo la contestazione, Santamaria e Parente avrebbero concordato di dividersi una somma complessiva di 114.856 euro, corrispondente al 10 per cento di un finanziamento di 1.148.558 euro relativo al progetto DesTEENazione.
Il Basso, secondo l’accusa, avrebbe consegnato 20 mila euro in due occasioni a Parente, che avrebbe poi girato la metà a Santamaria.
Il filone Papapietro
Il nome di Paolo Papapietro, tecnico, compare nel capo relativo alle apparecchiature di domotica del progetto 1.1.2 Anziani.
Secondo l’accusa, Santamaria, con l’ausilio del tecnico, avrebbe richiesto all’impresa fornitrice una somma complessiva di 50 mila euro per assicurare i propri “buoni uffici” con l’amministrazione comunale.
Il capitolo più ampio: Santamaria, Rosiello, Caporaso e Melillo
La parte forse più ambiziosa del quadro accusatorio riguarda i rapporti tra Gennaro Santamaria, Vincenzo Rosiello, Antonio Caporaso e Romeo Melillo.
Quest’ultimo è indicato come dirigente della Regione Campania incardinato presso l’Ufficio di Gabinetto del Presidente.
I quattro, secondo la Procura, avrebbero costituito una sorta di struttura informale finalizzata a facilitare pratiche di finanziamento e incarichi di progettazione relativi a interventi contro il dissesto idrogeologico.
Il meccanismo contestato viene descritto attraverso percentuali e importi.
Per un incarico relativo al Parco del Taburno, del valore di 400 mila euro, la quota destinata alla ripartizione sarebbe stata, secondo l’accusa, di 320 mila euro dopo una decurtazione del 20 per cento per le spese. La somma sarebbe stata divisa in quattro quote da 80 mila euro.
Per il Comune di Ponte il valore dell’incarico indicato è di 256 mila euro; per Frasso Telesino 62 mila; per San Giorgio La Molara 200 mila.
Per il progetto relativo a Pietraroja, invece, il valore indicato è di 250 mila euro, con una diversa modalità di ripartizione.
Nel capo relativo al progetto del Taburno viene indicata anche una prima presunta dazione: 5 mila euro che Rosiello avrebbe consegnato a Santamaria l’8 agosto 2024.
Una rete che attraversa Comune, Regione, imprese e professionisti
Letti nel loro insieme, i 25 capi delineati nell’ordinanza restituiscono — sempre sul piano delle contestazioni provvisorie — una rete molto ampia.
Al suo interno compaiono dirigenti comunali, funzionari, amministratori locali, imprenditori, professionisti, cooperative e soggetti legati a procedure di finanziamento e appalto.
I nomi sono numerosi.
Oltre a Gennaro Santamaria, il provvedimento cita Maria Antonella Matticoli, Antonella Moretti, Maurizio Pepe, Maurizio Perlingieri, Vincenzo Rosiello, Vincenzo Caretti, Lorenzo Iannotti, Nascenzio Iannace, Giorgio Saginario, Antonio Caporaso, Pio Minicozzi, Antonio Iannella, Domenico D’Agostino, Giovanni D’Occhio, Renato Parente, Raffaele Basso, Paolo Papapietro e Romeo Melillo.
Tra le persone menzionate nelle contestazioni compare inoltre Michela Minicozzi, mentre sono indicati anche Carmelo Savignano, quale RUP in uno degli episodi, e il tecnico identificato come “Pastizzo”.
Il documento cita inoltre le società Cima Engineering Srl, Caretti Costruzioni Srl, DG Color’s Srl, Agrifer Minicozzi Srl e Agrisemi Minicozzi Srl, oltre alla cooperativa Terzo Millennio e alla cooperativa Esculapio.
La data chiave: 3 novembre
Ora il procedimento entra in una fase diversa.
Il 3 novembre alle ore 13.00 Santamaria sarà chiamato a rendere le proprie dichiarazioni in relazione ai primi due capi di imputazione, quelli che riguardano Pepe e il presunto sistema collegato alle pratiche urbanistiche.
Il 5 novembre saranno affrontati i capi 3, 4 e 5; il 6 novembre i capi 6, 7 e 8; il 10 novembre i capi 9, 10 e 11. Il calendario proseguirà il 17 novembre con i capi 12, 13 e 14, il 18 novembre con i capi 15, 16 e 17, il 19 novembre con i capi 18, 19, 20 e 21 e il 24 novembre con gli ultimi quattro capi, dal 22 al 25.
Sono già previste tre ulteriori date, il 25, 26 e 27 novembre, qualora l’esame non dovesse essere completato.
Il vero punto di interesse, dunque, non è soltanto l’elenco delle contestazioni. È ciò che Santamaria ha già dichiarato e che ora dovrà essere sottoposto al vaglio dell’incidente probatorio.
L’ordinanza non stabilisce la responsabilità degli indagati e non rappresenta una sentenza. Stabilisce, invece, che esistono i presupposti processuali per cristallizzare le dichiarazioni dell’indagato sui fatti riguardanti la responsabilità di altri soggetti.
Il passaggio assume particolare rilievo perché le contestazioni attraversano una pluralità di episodi e, secondo la prospettazione della Procura, collegano presunti flussi di denaro a decisioni amministrative, incarichi, appalti, finanziamenti, assunzioni e rapporti con imprese e cooperative.
Sarà dunque l’incidente probatorio a rappresentare il prossimo banco di prova per quella che, allo stato degli atti e sempre secondo l’impostazione accusatoria, appare come un’indagine di ampio respiro.
La parola passa ora al giudice e alle parti. E soprattutto a Santamaria, le cui dichiarazioni, già rese alla Procura, saranno chiamate a confrontarsi pubblicamente con il contraddittorio tra accusa e difesa.




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