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Politica

De Iapinis: “un errore la decisione “aventiniana” dell’opposizione consiliare

Ambner De Iapinis torna sulla congerie relativa all’affaire Santamaria e alle relative conseguenze politiche. In particolare De Iapinis censura la decisione dei consiglieri di opposizione di autosopendersi dalla partecipazione a commissioni e conferenze dei capigruppo.

“Non è una protesta. È una secessione. I consiglieri di opposizione hanno deciso di non partecipare più alle commissioni consiliari. Hanno scelto l’Aventino. Come nel 1924, si sono alzati dall’aula e se ne sono andati, convinti che il gesto plateale sostituisca la fatica del merito.

L’Aventino storico fu un atto tragico e nobile, pagato con l’esilio e con la vita. La decisione di una parte dei consiglieri di opposizione di non prendere più parte ai lavori delle commissioni non può essere derubricata a questione interna o a tattica politica. È una questione di prim’ordine che investe il funzionamento stesso dell’Ente. La si è voluta ammantare di nobili intenti.

È bene chiarire che l’Aventino fu, nella storia parlamentare, l’estrema ratio dinanzi alla soppressione delle libertà. Qui siamo dinanzi a tutt’altro: alla rinuncia volontaria e premeditata all’esercizio del mandato ispettivo e propositivo all’interno dell’unico organo dove tale mandato può esplicare compiutamente.

Le commissioni non sono facoltative. Sono presidi di garanzia. Lo Statuto comunale e il regolamento del consiglio sono inequivocabili: le Commissioni sono articolazioni istruttorie obbligatorie del Consiglio. Non sono un invito, sono una funzione. È in Commissione che si esercita il controllo preventivo sugli atti, che si audiscono i Dirigenti, che si acquisiscono i PERF, i contratti, le relazioni tecniche. È in Commissione che l’opposizione può, con gli strumenti del diritto, inchiodare la maggioranza alle proprie responsabilità, emendare, ignorare, o contestare con cognizione di causa.

Dichiarare di non volervi più partecipare significa autosospendersi dalla funzione di garanzia. Significa privare sé stessi dello strumento più potente che l’ordinamento conferisce alla minoranza. È un paradosso giuridico: ci si proclama opposizione e ci si priva dell’unico luogo dove l’istituzione è istituzionalmente armata. Il mandato consiliare è munus publicum.

La dichiarazione pubblica e programmatica di non voler più aderire a una parte essenziale della funzione è un fatto gravissimo. La non partecipazione ai lavori istruttori pone un insanabile problema di coerenza istituzionale. La coerenza imporrebbe una sola strada, le dimissioni dal mandato. Paralizzare, anche solo di fatto, l’attività delle Commissioni significa menomare il Consiglio Comunale nella sua interezza. Significa costringere l’assise a deliberare senza istruttoria, senza contraddittorio. È un danno alla democrazia rappresentativa, non un danno alla Giunta. significa disertare.”

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