Parola d’ordine “tirare dritto” ma c’è il nodo Parente
Il momento è delicato, le preoccupazioni sono molte. La riunione di maggioranza di ieri pomeriggio non ha sostanzialmente fatto segnare nulla di particolarmente nuovo rispetto allo status quo ante, a parte una rotazione quasi obbligatoria di quel che si può salvare della casta dirigenziale. Iadicicco assume anche Affari Generali ma Mastella pensa anche ad un superassessore delegato alla legalità, visti i tempi, ma siamo nell’ambito delle probabilità.
Per il resto ribadita la volontà di garantire saldezza alla compagine di governo finché si potrà, quanto meno fino all’incidente probatorio di fine ottobre; da lì in avanti potrebbero sopravvenire fattori e situazioni che avrebbero una dirompenza tale da rendere più difficile il proseguimento della consoliatura. Supposizioni? Congetture? Senza dubbio è così, anche perché, per ora, vale il teorema della intangibilita’ della parte politica in tutta questa vicenda laddove le responsabilità sono di quella tecnica e vieppiù della “banda dei quattro”, locuzione mutuata dalla giurisprudenza cinese del dopo Mao; Santamaria, Moretti, Perlingieri, Matticoli e la loro rete capillare di tangenti e mazzette, così come ipotizza la Procura della Repubblica di Benevento.
La loro azione in totale o quasi insaputa della sfera politica e di Mastella in particolare. Così come il finanziamento illecito a Noi di Centro. Ieri dalle colonne di Ottopagine Enzo Spiezia aveva lanciato nell’arena il fatto dei 160mila euro finiti nel movimento mastellista in un lasso di tempo che va dal 2022 al 2025, giusto il periodo di tre appuntamenti elettorali a marchio brand familiare.
Farebbe parte del racconto che Santamaria avrebbe fatto ai magistrati nelle trenta ore e più di interrogatori e che gli inquirenti avrebbero ritenuto compatibile con i riscontri contenuti nei database e nei supporti elettronici di Gennaro Santamaria.
Mastella ha subito liquidato la questione riaffermando la sua totale estraneità a quei finanziamenti illegali e anzi asserendo la gravità di quelle indiscrezioni.
Ma il sindaco, a tutt’ oggi, non è indagato e per i magistrati vale ciò che fu detto ab origine e cioè che la faccenda riguarda la sfera burocratica e non tocca i gangli politici dell’amministrazione. Questa sua corsa affannosa ad allontanare da se ogni ombra appare pleonastica quasi da “excusatio non petita” e ciò che ne segue.
E così, al momento restano i fatti. Con la sola eccezione di Renato Parente, unico elemento politico indagato cui è stata rinnovata la fiducia. Ed è proprio qui il punto; a Renato serve tutta questa solidarietà oppure sarebbe più opportuno che non ci fosse e che lo si lasciasse libero di dimettersi, come pare voglia fare, e di sostenere le sue ragioni senza il gravame della carica che ricopre? Lui parrebbe essere orientato verso le dimissioni ma deve convincere il Capo e va da se che potrebbe farlo nella sede più istituzionale, il Consiglio, tacitando anche le critiche giuste dell’opposizione. Ma queste sono solo considerazioni di contorno. Di fondo resta il dibattito che permane, fino alle prossime novità.




Commenti