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Politica

“Del no per li denar vi si fa ita”

Nel XXIesimo dell’Inferno Dante incontra i barattieri, parenti ancestrali di concussori e corruttori vari. Li incontra nella quinta bolgia dell’ottavo cerchio, quello di Malebolge, riservato ai peccatori di frode e li attuffa nella pece bollente come equivalente contrappasso.

Tra costoro c’è Bonturo Dati, quello che ispira il titolo del pezzo, e che il Poeta ironicamente esenta dall’accezione di barattiere ma che invece è il più pugnace per cambiare il si per un no in base al denaro che riceve. Bonturo tornerà più avaccio.

Perchè questo strano prologo? Perchè il quadro che sta emergendo dall’Inchiesta a Benevento ripropone quei personaggi lucchesi in chiave moderna e nostrana perchè la natura umana è sempre la stessa. Perchè se a Lucca “ogni uom v’è barattier” di Benevento Dante direbbe lo stesso? Ah saperlo.

E qui, asserragliata nel fortino di Palazzo Mosti, circondata da rogne d’ogni genere, l’Amministrazione aspetta gli sviluppi dell’inchiesta e il nervosismo si taglia a fette. All’orizzonte, la sequela novembrina di incidenti probatori che potrebbero esserre il prologo a scenari non propriamente positivi per i riverberi che potrebbero contenere.

Appare scontato che il massimo accusatore reoconfesso Santamaria ribadirà quanto detto ai magistrati ma c’è da comprendere quale sarà l’atteggiamento di tutti coloro chiamati in causa, quelli finora emersi e quelli che eventualmente emergeranno in futuro. C’è da capire quale sarà la reazione che assumneranno gli altri indagati, messi in ombra dalla figura preponderante dell’ex superdirigente e capo di gabinetto del sindaco Mastella, lui stesso si definisce in cotal guisa.

Che finora ha reso piena confessione del meccanismo delle tangenti, la sua metodica schematizzazione del mai tanto più emblematico “tècchete e damme”, la considerazione della più assoluta normalità del sistema che vedeva consorti tutti e metteva in funzione l’ingranaggio politico-burocratico-amministrativo in un connubio mefitico che la Procura sta cercando di portare totalmente in emersione.

E il nervosismo allora regna sovrano e il ricorso allo strumento della minaccia di querela è quasi consequenziale per tentare di arginare le falle che si vanno creando, un monito a stampa e società civile a stare molto attenti brandendo il ricorso al bavaglio che è esercizio per nulla sconosciuto.

Ma di nervosismo ce ne è e tanto anche nei ranghi della maggioranza consiliare, tra consiglieri comunali non ascrivibili al “sansepolcrismo mastellista” e sapaventati e forse anche incazzati dalla deriva adveniente perchè vedono ridursi la loro popolarità elettorale nel momento in cui vorranno tornare a chiedere il consenso; e tuttavia consapevoli che l’inchiesta potrebbe finire per coinvolgere anche loro magari nel filone dei concorsi, tra mogli, figli e cognati vari in cerca di autore e di posti e che finora è rimasto sullo sfondo ma non per questo ci rimarrà a lungo.

 

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