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Politica

Mastella e Parente, difesa veemente del garantismo in aula

A Palazzo di Giustizia proseguono gli incidenti probatori e Gennaro Santamaria ne è l’assoluto protagonista. Sostanzialmente l’ex dirigente e capo di gabinetto di Mastella sta ribadendo ciò che ha confessato ai giudici nei mesi di detenzione, in carcere e agli aresti domiciliari. Santamaria riammette di avere preso denaro per sostenere le cospicue spese della politica ma nega che della natura, della provenienza di quel denaro qualcosa ne sapesse Mastella.

Il che non rappresenta una novità , Santamaria non ha mai chiamato in causa il sindaco direttamente. L’ex suoperdirigente e capo del Gabinetto politico di Mastella, come più volte sottolioneato dalla Procura e ammesso dallom stesso reconfesso, nella fattispecie relativa alla corresponsione dei 50 mila euro dell’imprendotore Caretti, ha invece rivelato che quel denaro lo avrebbe trattenuto con se per fare fronte alle ingenti spese che da sempre contraddistinguono la vita di un partito o movimento o associazione che sia.

E allora, Santamaria non tira in ballo il sindaco ma ha invece tirato in ballo e pesantemente il presidente del Consiglio Parente che oggi, in un’aula inopinatamente semideserta per le assenze della minoranza, ha per la prima volta affontato in pubblico la sua situazione di indagato asserendo di non avere nulla da temere e che la sua posizione verrà chiarita quanto prima in uno dei prossimi incidenti probatori. E’ però un intervento più che altro politico il suo, a partire dalle dimissioni presentate alla sua parte e non all’aula, dimissione prontamente respinte

E poi lui, Mastella, il sindaco. Apparso in buona forma, ha battagliato con Angelo Miceli spostando con astuzia il discorso sul versante del garantismo, portando il suo esempio politico ed umano. E annunciando che la resa non rientra nel lessico mastellista e meno che mai le dimissioni. Per cui si va avanti, senza alcuna reticenza, fin quando si può.

Poi, in un crescendo rossiniano di verve e di dinamismo ha rinnovato la sua contrarietà ad ogni forma di accordo con il PD e ai suoi allaeati a Benevento .

Un sentimento che è altamente ricambiato, una palestra che non regge. Come non regge il suo inserimento più mediatico che meramente politico nel dibattito nazionale. Domani  la riunione del Tavolo di Programma del Campo Progressista a Roma con gli otto partiti ma in locandina non compare Noi di Centro che pure è parte integrante di quel campo largo di cui si sente aggregato in Campania ma non a Benevento. 

 

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