Monte Taburno, l’appello alla Regione: «Venite a conoscerlo, percorriamolo insieme»
Il Monte Taburno torna al centro del dibattito sulla tutela ambientale e sulle politiche per le aree interne. A portare la questione direttamente all’attenzione della Regione Campania è una lettera scritta dall’attivista Angelo Piazza e indirizzata al presidente Roberto Fico e agli assessori Vincenzo Maraio e Claudia Pecoraro, nella quale viene tracciato un quadro delle criticità che da anni interessano uno dei territori naturalistici più importanti del Sannio.
“Gentile 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐚 Dott. Roberto Fico ,
Gentili 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐢 Dott. Vincenzo Maraio e Avv. Claudia Pecoraro,
Vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione una situazione che, per gravità, durata e valore del patrimonio coinvolto, ritengo al di fuori dell’orbita esclusivamente locale.
Il 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐛𝐮𝐫𝐧𝐨, cuore pulsante dell’Ente Parco Regionale Taburno – Camposauro e patrimonio naturalistico, paesaggistico e ambientale di straordinario valore, 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐨𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨.
Il problema, ad oggi, più evidente risiede nella gestione dei rifiuti, con fenomeni diffusi di abbandono che in determinate aree hanno assunto dimensioni assolutamente preoccupanti, ulteriormente aggravati dalle giornate di maggiore affluenza, quando l’assenza di un’adeguata ed efficace gestione dei flussi espone un territorio tanto delicato a una pressione che non può essere considerata in alcun modo compatibile con la fragilità dell’area protetta.
Ma sarebbe tuttavia riduttivo fermarsi solo al problema dei rifiuti.
Quello che emerge da una semplice passeggiata è un problema molto più ampio: da una manutenzione insufficiente a una vigilanza inadeguata, a una gestione, come si diceva, non strutturata della fruizione dei luoghi, alla carenza di servizi, ma soprattutto all’assenza di una visione complessiva capace di far coesistere tutela ambientale, turismo sostenibile, sviluppo economico e valorizzazione delle comunità locali.
È una situazione, quella evidenziata, che sicuramente non nasce oggi e che non può essere risolta attraverso interventi di natura esclusivamente occasionale ed emergenziale.
Ad affiancare questo quadro di degrado e abbandono coesiste un’altra vicenda che considero particolarmente significativa e che rappresenta in modo evidente il divario tra le potenzialità del Taburno e le modalità con cui, nel tempo, tale patrimonio è stato invece gestito, quella dell’𝐞𝐱 𝐇𝐨𝐭𝐞𝐥 𝐓𝐚𝐛𝐮𝐫𝐧𝐨.
Si tratta di una struttura storica, realizzata negli anni ’50 in uno dei punti più caratteristici del parco e che per decenni si è distinta come punto di riferimento per il turismo e la frequentazione della montagna.
Dopo anni di abbandono, un importante intervento pubblico di recupero e riconversione in un centro polifunzionale per attività sociali, con lavori affidati alla Comunità Montana del Taburno e un investimento complessivo pari a oltre 3,6 milioni di euro, sembrava aver finalmente restituito a quella struttura la funzione di luogo strategico del Monte Taburno.
Nel 2018 la stessa Regione Campania presentava il Centro polifunzionale, allora completamente restaurato, come punto di accoglienza per la fruizione della montagna e delle sue risorse.
Eppure, a distanza di anni, quella struttura non è diventata il presidio turistico, culturale e territoriale che avrebbe potuto e dovuto essere.
Al contrario, la situazione attuale è segnata da un progressivo degrado, con intrusioni, vandalismi, asportazione di arredi e componenti, danneggiamenti agli interni e deterioramento delle parti dell’edificio.
Una struttura completata solo qualche anno fa, dopo un investimento pubblico di questa entità, è oggi nuovamente esposta all’abbandono e richiede ancora una volta ulteriori e ingenti fondi per il suo recupero.
Ancora più significativo è il nodo istituzionale che si è sviluppato intorno alla gestione dell’immobile.
Secondo quanto riportato in una nota della Direzione Generale Risorse Strumentali della Regione Campania del 13 agosto 2020, la struttura risulta essere un bene regionale e la Comunità Montana non avrebbe potuto mantenerne autonomamente il possesso o la gestione. Da qui sarebbe derivata anche la cessazione del servizio di guardiania precedentemente attivato e che ha ulteriormente aggravato la situazione dell’immobile consegnandolo a ripetuto atti di vandalismo e furti ripetuti.
Questo rappresenta un punto sul quale credo sia necessario che la Regione Campania faccia finalmente chiarezza.
Come è possibile che un bene pubblico, recuperato attraverso un investimento di milioni di euro e collocato nel cuore di un’area protetta di straordinario valore, possa essere rimasto per anni senza una destinazione effettivamente operativa, senza un presidio adeguato e senza una prospettiva concreta di utilizzo?
Non pongo questa domanda per individuare responsabilità personali o per alimentare una polemica politica, tra l’altro sterile.
La pongo perché quella struttura rappresenta un patrimonio pubblico di assoluto valore e perché il suo stato attuale costituisce un problema che riguarda direttamente la credibilità delle politiche di valorizzazione non solo delle aree protette, ma anche di quelle famose aree interne.
Ed è proprio su questo punto che ritengo particolarmente importante il richiamo alle politiche regionali circa le aree interne che, Presidente, ha più volte sottolineato come fulcro della sua azione politica.
Se le aree interne devono tornare a essere luoghi di opportunità, di turismo sostenibile, di occupazione e di sviluppo, il Monte Taburno deve essere considerato una parte primaria di questa strategia, non soltanto un territorio da richiamare nei documenti di programmazione.
Il Taburno possiede infatti tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio di sviluppo sostenibile: patrimonio naturalistico, sentieri, paesaggi, prodotti locali, storia, cultura e una posizione strategica rispetto ai principali centri del Sannio e della Campania.
Ma tutto questo richiede una condizione fondamentale, che il territorio venga governato, nel rispetto delle sue fragilità e potenzialità.
Non è sufficiente avere un Parco Regionale, se poi le aree più frequentate non vengono adeguatamente presidiate, con risultati che sono oggi, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.
Non è sufficiente promuovere il turismo, se nei periodi di maggiore affluenza non esiste una gestione adeguata dei flussi, con un relativo rischio concreto a carico di un’area tanto delicata.
Non è sufficiente investire risorse pubbliche nelle infrastrutture, se poi non viene definito chi deve gestirle, con quali risorse e secondo quale progetto.
E non è sufficiente parlare di valorizzazione delle aree interne se, proprio nel cuore di esse, un investimento pubblico di diversi milioni di euro rischia di trasformarsi nuovamente in un patrimonio inutilizzato.
Negli ultimi anni abbiamo tentato tutte le strade possibili: dalla collaborazione al confronto, alla sollecitazione, fino allo scontro istituzionale, chiedendo unicamente maggior coordinamento tra gli enti, una strategia di sviluppo finalmente concreta, oltre a una gestione e tutela più efficace del territorio.
Ad oggi, tuttavia, i risultati, come evidente, non sono stati sufficienti.
Per questo mi rivolgo direttamente a Lei.
Presidente, Lei ha più volte sottolineato l’importanza delle aree interne e la necessità di valorizzarne le potenzialità.
Ebbene, il Taburno è, più di tutte, una di quelle aree.
𝐕𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
𝐍𝐨𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞.
𝐕𝐞𝐧𝐢𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐓𝐚𝐛𝐮𝐫𝐧𝐨.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞.
Credo sia finalmente arrivato il momento di guardare questa montagna non soltanto come una straordinaria risorsa ambientale, ma come una responsabilità pubblica e politica.
E di decidere, concretamente, quale futuro vogliamo darle.”




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