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Cronaca

Delitto Esposito: indagini a tutto campo per ritrovare il secondo cellulare

Si infittisce il giallo sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato carbonizzato all’alba di domenica nelle campagne di Eboli. Mentre proseguono le indagini dei carabinieri, emergono nuovi elementi sia dall’autopsia sia dalla ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima.

Le prime indicazioni medico-legali confermano che Esposito potrebbe essere morto prima che il corpo venisse incendiato. L’autopsia, eseguita all’ospedale di Eboli, orienta infatti verso una asfissia meccanica violenta. Gli esami non hanno evidenziato fratture delle vertebre cervicali né lesioni alle cartilagini del collo, rendendo meno probabile lo strangolamento. L’ipotesi è che qualcuno gli abbia impedito di respirare con altri mezzi. Saranno gli esami istologici a chiarire le cause esatte del decesso.

Gli investigatori ritengono che il rogo possa essere stato appiccato successivamente per cancellare eventuali tracce biologiche dell’assassino. Se la vittima avesse reagito all’aggressione, potrebbe infatti aver conservato sul corpo il Dna del suo aggressore.

Tra i punti ancora da chiarire c’è il giallo del cellulare, tuttora introvabile. Un amico del giornalista ha raccontato di avergli inviato alcuni messaggi WhatsApp domenica mattina, intorno alle 10.30, quando Esposito era già stato trovato morto. In un primo momento i messaggi non risultavano consegnati; solo nel tardo pomeriggio sono comparse le due spunte grigie, senza però che fossero mai visualizzati. Un dettaglio che lascia aperte due ipotesi: il telefono potrebbe essere stato riacceso da qualcuno oppure spostato successivamente in una zona coperta dal segnale telefonico.

Un’amica della vittima ha inoltre confermato che Esposito utilizzava due telefoni: uno dedicato principalmente a WhatsApp e al traffico dati, l’altro alle chiamate tradizionali. L’ultimo accesso sull’app di messaggistica risale alle 22.32 di sabato sera, poche ore prima del delitto.

Le testimonianze aggiungono altri interrogativi. Chi lo conosceva racconta che non amava guidare di notte e che, quando era in auto, parlava spesso al telefono utilizzando gli auricolari. Un elemento che alimenta il sospetto che quella sera il giornalista avesse un appuntamento oppure fosse in compagnia di qualcuno mentre raggiungeva la zona isolata dove è stato ucciso.

Proseguono anche gli accertamenti sulla Lancia Y bianca con cui Esposito sarebbe arrivato sul luogo del delitto insieme a un altro uomo, immortalato dalle telecamere di videosorveglianza. L’auto, sequestrata dai carabinieri, sarà analizzata alla ricerca di tracce utili per identificare il misterioso passeggero e ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima.

Tra gli elementi emersi nelle ultime ore ci sono anche alcuni aspetti della vita privata del giornalista. Un amico avrebbe riferito agli investigatori dell’esistenza di una presunta moglie, una farmacista di Caserta di cui però nessuno tra parenti, amici e conoscenti avrebbe mai visto una fotografia o avuto modo di conoscerla personalmente. Eppure Esposito avrebbe indossato pubblicamente  all’anulare sinistro una sorta di  fede nuziale. Si tratta di un dettaglio che gli investigatori stanno verificando per comprendere se possa avere un collegamento con la vicenda o rappresenti soltanto un elemento della sua sfera personale.

Nel frattempo è stato disposto anche il confronto del Dna dei resti con quello di una sorella del giornalista per la conferma ufficiale dell’identità, anche se un primo riconoscimento sarebbe già avvenuto grazie a un impianto dentale compatibile con quello di Esposito.

Al momento nessuna pista viene esclusa. Gli investigatori continuano a ricostruire la rete di relazioni personali del 53enne e tutti i suoi ultimi contatti, nel tentativo di capire chi lo abbia attirato nelle campagne di Eboli e cosa sia accaduto nelle ore precedenti al delitto.

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