Omicidio Esposito, il fumo nei polmoni cambia lo scenario: era ancora vivo durante il rogo
Luigi “Luca” Esposito era ancora vivo quando il suo corpo è stato dato alle fiamme. È questo uno degli elementi più sconvolgenti emersi dall’autopsia eseguita dal medico legale Gabriele Casaburi, incaricato dalla Procura di Salerno.
Nei polmoni del giornalista sportivo 53enne sono state rilevate tracce di fumo, un dato compatibile con una respirazione avvenuta mentre il rogo era già in corso. Esposito, quindi, potrebbe essere stato incendiato quando era ancora in vita, forse già agonizzante o privo di sensi.
Il medico legale ha inoltre individuato la causa della morte: una asfissia meccanica violenta. Qualcuno avrebbe impedito alla vittima di respirare, probabilmente utilizzando un indumento o un tessuto. Proprio alcune fibre rinvenute nella zona del collo saranno ora analizzate per stabilire se si sia trattato di uno strangolamento oppure di un’altra modalità di soffocamento, come l’ostruzione delle vie respiratorie.
Per i risultati completi degli accertamenti bisognerà attendere circa un mese, quando verrà depositata la relazione definitiva.
Intanto gli investigatori continuano a concentrarsi su un altro elemento chiave dell’inchiesta: il telefono della vittima. Il cellulare di Esposito non è stato trovato né vicino al corpo né all’interno della Lancia Y bianca parcheggiata a poca distanza dal luogo del ritrovamento.
Un dettaglio alimenta il mistero. Un amico del giornalista ha raccontato di avergli inviato alcuni messaggi WhatsApp domenica mattina, intorno alle 10.27, quando Esposito era già morto. Inizialmente i messaggi non risultavano consegnati, poi nel pomeriggio sono comparse due spunte grigie, senza però alcuna visualizzazione.
Il telefono, dunque, potrebbe essere stato riacceso da qualcuno oppure potrebbe essersi spostato in una zona coperta dal segnale. Un elemento che gli investigatori stanno verificando attraverso l’analisi del traffico telefonico e della geolocalizzazione.
Esposito, secondo quanto riferito da amici e conoscenti, utilizzava due utenze: una soprattutto per WhatsApp e il traffico dati, l’altra per le chiamate. L’ultimo accesso sulla piattaforma di messaggistica risalirebbe alle 22.32 di sabato sera, poche ore prima della morte.
Restano da chiarire anche gli ultimi movimenti del giornalista. Le telecamere hanno immortalato la sua Lancia Y mentre raggiungeva la zona isolata nelle campagne di Eboli insieme a un’altra persona. L’auto è stata sequestrata dai carabinieri e sarà analizzata alla ricerca di tracce utili per identificare il passeggero e ricostruire cosa sia accaduto quella notte.
Sullo sfondo anche le ombre sulla vita privata di Esposito. Gli investigatori stanno verificando alcuni racconti fatti dal 53enne ai colleghi, a partire dalla presunta attività lavorativa all’Arpac, che non risulterebbe mai svolta. Esposito avrebbe raccontato di occuparsi di controlli nelle aziende bufaline, arrivando secondo alcune testimonianze anche a utilizzare un’auto con loghi riconducibili all’ente.
Un altro capitolo riguarda la sua presunta vita matrimoniale. Esposito indossava una fede al dito, ma sulla sua situazione sentimentale emergono versioni contrastanti. Alcune persone hanno riferito di una presunta moglie, una farmacista di Caserta di nome Simona, mai conosciuta né vista dagli amici del giornalista. Altri sostengono invece che quella fede appartenesse al padre defunto.
Domande ancora senza risposta che si aggiungono a quella principale: chi ha portato Luigi “Luca” Esposito in quel luogo isolato e perché? Gli investigatori continuano a scavare nei suoi rapporti, nei suoi contatti e negli ultimi momenti della sua vita per dare un volto e un movente al suo assassino.



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