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De Caro, nuovo attacco da Mastella: “a Castelfranco nessun atto di umiltà ma calcolo personalistico”

Il leader non lo nomina mai nelle sue invettive più roventi ma il suo movimento fa nome e cognome. Umberto Del Basso De  Caro nelle ultime ore è finito nel tritacarne mastellista, additato come l’eminenza grigia che dirige il partito e che lo radica nel più ostinato e irriducibile degli oltranzismi contro Mastella e li seguaci sui. De Caro, per ora, non replica al profluvio di attacchi, alcuni assai taglienti, nei suoi confronti ma tiene fede a quanto aveva deciso all’indomani della sua scelta di partecipare alle amministrative di Castelfranco in Miscano e cioè dimettersi a Presidenziali provinciali concluse.

Ora, è assodato che la sua decisione assolveva ad un impegno preciso; evitare il cappotto che si sarebbe consumato nella cittadina della segretaria Marcantonio perchè l’8 a 2 finale salva l’onore che sarebbe stato compromesso da un  10 a 0 umiliante e molto. In questo, probabilmente, sta l’atto di umiltà col quale aveva annunciato di andare a confrontarsi in quel paese. Che per uno come Umberto è già molta roba, uno per nulla appassionato alle azioni di avanguardia preferendo starsene dietro le quinte e scegliendo di mettersi in gioco solo quando le circostanze non comportano rischi aggiuntivi. Se partiamo da questo punto di vista il suo cimento è in totale controtendenza con il personaggio. Si dirà che avrebbe addirittura aspirato alla poltrona di sindaco per una candidatura diretta. Probabile che l’idea lo abbia pure stuzzicato ma non più di tanto per le ragioni addotte pocanzi.

La verità, anche amara, e che contraddistingue la stagione attuale di un partito in assoluta carenza di classe dirigente, sia quella decarista, sia quella che vi si oppone senza unità di intenti, è che De Caro abbia dovuto agire in prima persona caricandosi addosso il partito che però lui stesso, e questa è una responsabilità politica e pure antropologica, ha contribuito a forgiare escludendo anime belle che avrebbero potuto dare un contributo sensibile alla causa del PD e che sono alla diaspora, qualcuna ormai pienamente conforme al mastellismo.

La crisi legata alla sua gestione del partito non è direttamente collegata alla decisione di non aprire a Mastella perchè parte da molto lontano, almeno dalla seconda consiliatura Pepe e chi ha vissuto quelle giornate sa a cosa ci si riferisce. E’ da li che inizia il declino di un partito capace di gestire il potere ma incapace di fare politica dall’altra parte della barricata.

Oggi i mastellisti lo mettono nel mirino, lo apostrofano come “l’ormai ex dominus del partito” il che appare come un azzardo, ne recitano il de profundiis, parlano di Partito della Destra, come ha detto il loro capo, “travolto da un inesorabile declino politico, accecato da un’ossessione nei confronti di Clemente Mastella, dopo l’ennesimo fallimento e non essendo stato in grado di produrre neppure un candidato di bandiera, consapevole della magra figura che avrebbe rimediato, è arrivato addirittura ad allearsi col nemico pur di sfogare la propria frustrazione anti-Mastelliana. Non solo ha votato il vicesegretario provinciale di Forza Italia Claudio Cataudo” (che non è stato votato dal segretario del suo stesso partito ndr) ma ha fatto apertamente campagna elettorale per lui, indirizzando anche il consenso dei consiglieri comunali di Benevento, gli unici che ancora gli vanno dietro.” Parole sprezzanti, forse ingenerose e in politica la via della “mitezza” e della prudenza è sempre la migliore.

Ma essi incalzano.  “Anche questa volta, però, il risultato è stato lo stesso degli ultimi dieci anni. Del Basso De Caro continua a collezionare insuccessi, mentre il suo tentativo di trasformare Castelfranco in Miscano in una casella della personale partita contro Mastella si è infranto contro il voto dei cittadini e contro la realtà dei fatti. Ai castelfranchesi resta la soddisfazione di aver saputo distinguere tra chi si candidava per amministrare in continuità da chi, invece, con la complicità della segretaria provinciale originaria proprio di Castelfranco, cercava soltanto un pretesto per nutrire la propria avversione nei confronti di Mastella”, conclude NdC.”

 

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