Basile, la valutazione politica: “lotta di apparati ma modello mastelliano più affidabile del decarismo””
Pasquale Basile, leader storico dell’antagonismo beneventano ma di recente transitato anche nei quadri dirigenti del PD esprime la sua opinione dopo le Presidenziali provinciali. Basile fa un’analisi profonda e assai difficilmente opinabile sullo stato dell’arte del PD di Benevento al quale urge l’avvio di un profondo momento di riflessione interna.
“Bisogna dare atto alle forze del centrodestra annita, al partito democratico, alle “forze progressiste” e ai movimenti civici di aver reso le elezioni piu tristi e meno appassionate della storia della città in un evento divertente come una barzelletta. Non avevo mai letto e ascoltato tante cazzate mascherate da analisi dette tutte insieme in una sola tornata elettorale. Ovviamente in questo scenario tragicomico Mastella ancora una volta spadroneggia sulla miseria sottostante.
Nelle ultime settimane il Partito Democratico è stato capace di esprimere posizioni diverse ad ogni livello territoriale. La segreteria regionale ha espresso una posizione, la segreteria provinciale un’altra posizione, la segreteria cittadina ha espresso tre posizioni differenti in tre giorni. Robe da record. Ci sarebbe da scompisciarsi se la situazione non fosse così tragica, dato che l’acume cosi elevato espresso da questi presunti quadri politici sarà lo stesso che tra un anno si presenterà alla citta per formulare una proposta politica alternativa ai dieci anni di amministrazione mastella.
Il punto è con quale credibilità e con quali argomenti ci si può presentare alla città e ai cittadini se in 5 anni l’unica avversità espressa in maniera chiara e netta è stata quella di apparato nei confronti dell’attuale sindaco senza essere riusciti a costruire opposizione sociale, opposizione di idee e contenuti, partecipazione popolare, passione intorno alle idee e ai contenuti, radicamento sul territorio, in poche parole un’ alternativa reale e concreta che si costruisce giorno dopo giorno e capace di camminare sulle gambe dei cittadini.
Ma veramente credete che basta mettere qualche volto giovane e pulito, fare una rinfrescata alla pareti, continuare a dipingere il sindaco come l’emblema della gestione clientelare del potere e voi come gli unti dal signore (e su questo ho i miei dubbi) per poter cambiare il volto ad una città destinata ormai all’estinzione in base ai dati statistici? Ma veramente pensate che i cittadini siano cosi scemi da non capire che non esiste alcuna alternativa reale e che a scontrarsi non sono visioni o idee o modelli di città contrapposti bensì semplicemente due apparati diversi?
Apparati che ambiscono parimenti alla gestione del potere, dove molto spesso ci sono volti e persone che calcano la scena da decenni e che sono passati allegramente da un apparato ad un altro a seconda della convenienza? E dato che i cittadini scemi non sono, quando si riproducono scenari del genere dove si scontrano gruppi di potere pressochè simili, la scelta ricade su chi è riconosciuto come il più bravo nella gestione del potere, chi sa farlo mantenendo un radicamento con il proprio elettorato nel tempo, chi sa farlo costruendo anche una sorta di legame sentimentale con quell’elettorato. Chi vede nell’avversità a Mastella una mera rivalità di natura personale non solo ha una visione limitata della politica ma soprattutto dimostra una scarsa conoscenza della città. Lo scontro decennale in atto è uno scontro tra blocchi sociali contrapposti forse da secoli.
Vi è da un lato la tradizione della grande borghesia cittadina che oggi è renditiera, quella radicata, quella con un lignaggio ed un prestigio storico, quella della grande nomenclatura che afferiva storicamente all’area liberale e a quella socialista che in una città pontificia poteva trovare le prime forme di organizzazione soltanto attraverso la massoneria. Dall’altro lato vi è una piccola borghesia molto più recente,originariamente di provenienza rurale, che è emersa attraverso lo studio, la scaltrezza e la tradizione popolare cattolica di massa. Non è un caso che Mastella è sempre stato inviso ad una determinata nomenclatura cittadina e mai accettato fino in fondo e non è un caso che ancora oggi questi apparati si scontrano. Ora che fare? È possibile scardinare questo meccanismo ed uscire dalla morsa dello scontro tra apparati che si contendono la gestione del potere soffocando una città ed una terra già di per sè morta? Forse si ma soltanto cambiando il terreno di gioco.
Sul terreno dello scontro tra apparati di gestione del potere, della lottizzazione di partiti e movimenti che altro non diventano che taxi o autobus per il notabilato locale che di volta in volta si posiziona con l’uno e l’altro blocco sociale di riferimento, vincerà il più bravo. E il più bravo su questo terreno è Clemente Mastella. Citando Carmelo Bene su Maradona: su quel terreno lui è il più bravo di tutti, gli altri sono ragionieri in mutande. L’unico modo è che sulla scena irrompa un terzo incomodo quel blocco sociale che non ha mai avuto e ricevuto un cazzo di niente da nessuno, che si suda la vita ogni giorno, che ha fatto studiare i propri figli che hanno idee, visione, tempo, contenuti da spendere per la comunità e che sappia organizzarsi e dotarsi di strumenti e strutture organizzative che formino personale politico capace attraverso la militanza e lo studio e non attraverso le scorciatoie. E su questa pissibilità nutro ormai forti dubbi anche perchè giganti non se ne vedono.
Perchè la politica bisogna saperla fare, perchè un territorio bisogna conoscerlo a fondo per cambiarlo, perchè avere la faccia buona e la presenza ti può servire solo a fare il servo o l’ancella stupida del potere e a fare carriera personale. Ma questa comunità non si salverà di certo con le carriere personali riuscite di qualcuno o qualcuna.
E allora buona fortuna, compaesani.



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