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Fausto Pepe, dissesto: “i numeri raccontano una storia diversa da quella fornita da Mastella”

L’uscita dal dissesto finanziario che Mastella e il suo assessore alle Finanze Giovanna Razzano hanno annunciato entro la fine del 2026. L’ultimo ostacolo è il benestare del Ministero degli Interni che nel 2021 dispose una superispezione ai conti di Palazzo Mosti inviando a Benevento due funzionarie di provata esperienza proprio per spulciarne i numeri. Sarebbe stato e sarebbe ancora bene capire di più di quella ispezione.
Dei rapporti tra Osl e Comune s’è già detto; tesissimi durante la gestione Ricciardi, molto più pacati  con quella Bruschi, assai più gradita a Mastella. Ora però si è al redde rationem benchè i numeri, a distanza di dieci anni, permangano ballerini. Occorrerebbe chiarezza e questa chiarezza la può dare solo l’Osl, magari in una conferenza stampa aperta al contraddittorio e senza presenze politiche e di certo con Mastella, una volta tanto senza nastri da tagliare, e con la Serluca oltre che con la Razzano, snocciolando i numeri di questa decennale esperienza. E magari in un Consiglio comunale allargato e aperto, con la partecipazione straordinaria di Fausto Pepe come “persona informata dei fatti”, e con la Città convitato di pietra.
Nel frattempo ci affidiamo alle dichiarazioni dei protagonisti. Il 30 aprile scorso la stessa Razzano ribadiva che “nel 2016 era stata ereditata dalle precedenti amministrazioni una situazione finanziaria disastrosa, con debiti oltre i 100 milioni”.
Da altre sponde invece i numeri dicono tutt’altra cosa. Dicono, per esempio che che il saldo positivo ammontava a 42.612.159 milioni di euro, della gestione liquidatoria non vincolata, a cui si aggiungono altri 6.013.644 milioni di euro della gestione vincolata, cifre con le quali l’Organismo Straordinario di Liquidazione chiude i conti del dissesto dichiarato dal Consiglio Comunale l’11 gennaio 2017. Se questi sono i calcoli tornerebbe a profilarsi la domanda che ponemmo 9 anni fa: si poteva provare ad amministrare senza aprire il dissesto?
Nicola Boccalone, per esempio, pone due domande. “Nel 2017 il Comune era davvero incapace di garantire funzioni e servizi essenziali, oppure semplicemente non riusciva a far quadrare il bilancio e a onorare i debiti?” Il sindaco che magari in materia contabile ne sa quanto noi ha sempre ribadito con forza che il dissesto era inevitabile e che non si sarebbe potuto procedere per altre direzioni.
Ma qui entra in campo Fausto Pepe che di quella stagione è stato interprete assoluto. Il sindaco 2006-2016 affida ai social la sua riflessione
“Nel giugno 2016 terminava la mia esperienza da Sindaco di Benevento. In quei giorni si parlò pubblicamente di una montagna di debiti, oltre cento milioni di euro. Io sostenni allora che quella scelta avesse anche una forte connotazione politica e che la situazione finanziaria del Comune, pur certamente difficile, non giustificasse la rappresentazione catastrofica che ne veniva fatta.
Dopo quasi dieci anni di verifiche, accertamenti, esclusioni, transazioni e pagamenti, il piano di estinzione approvato dall’OSL certifica:
Massa attiva non vincolata: € 69.722.743,66.
Spese sostenute per l’intera liquidazione: € 3.206.813,69.
Massa passiva effettivamente ammessa: € 23.903.770,60.
Differenza positiva: € 42.612.159,37.
E anche la gestione vincolata presenta un saldo positivo di oltre 6 milioni di euro. Sono numeri che non possono essere liquidati con una battuta. Non significano automaticamente che nel 2017 non vi fossero problemi finanziari. C’erano, e sarebbe intellettualmente scorretto negarlo. Ma pongono una domanda enorme:
come si è passati dalla rappresentazione di un Comune sommerso da oltre cento milioni di debiti ad una massa passiva effettivamente ammessa dall’OSL di meno di 24 milioni, a fronte di quasi 70 milioni di massa attiva?
E ancora: quelle passività furono correttamente rappresentate? Furono adeguatamente valutati i crediti e le attività dell’Ente? Furono davvero esplorate fino in fondo le alternative al dissesto?
Domande che riguardano anche il ruolo svolto allora dagli organi di revisione e dalla struttura finanziaria comunale. Per anni su questa vicenda è calato un silenzio assordante. Oggi, però, abbiamo qualcosa che allora non avevamo: i numeri definitivi della liquidazione.
Non chiedo rivincite personali. Dopo tanti anni non mi interessano. Chiedo semplicemente che la storia amministrativa di Benevento venga riletta sulla base dei documenti e non delle convenienze politiche del momento. Perché € 42,6 milioni di differenza positiva non sono un’opinione. Sono un fatto. E i fatti, prima o poi, chiedono conto delle parole pronunciate e delle decisioni assunte.”

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