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Dissesto, Benevento Domani: “i conti parlano e le domande sorgono spontanee”

Dissesto Benevento:42.612.159 milioni di euro, questo il saldo positivo della gestione liquidatoria non vincolata, a cui si aggiungono altri 6.013.644 milionidi euro della gestione vincolata. Sono i numeri con cui l’Organismo Straordinario di Liquidazione chiude i conti del dissesto dichiarato dal Consiglio Comunale l’11 gennaio 2017. Numeri che, va detto, parlano da soli. E che impongono di riavvolgere il nastro fino a quel gennaio 2017, per chiedersi se davvero sussistessero i presupposti normativi di quella dichiarazione. A fronte di una massa attiva di 66 milioni e mezzo di euro, al netto delle spese di gestione, la massa passiva ammissibile si è fermata a 23,9 milioni: una differenza tale da non comportare, per l’Ente, alcun impegno finanziario ulteriore per chiudere la procedura. Il che porta dritti alla domanda di fondo: nel 2017 il Comune era davvero incapace di garantire funzioni e servizi essenziali, oppure semplicemente non riusciva a far quadrare il bilancio e a onorare i debiti? Sono questi, in fondo, i due presupposti che la legge richiede per dichiarare il dissesto.

E il numerario, come si dice, non mente.

Il conto lo pagano i cittadini

Nel bilancio complessivo di questi anni andrebbero messi in prima fila gli effetti concreti di quella stagione: un decennio di tasse locali spinte al massimo consentito, a carico di famiglie e imprese. Quanto alla qualità dei servizi restituiti alla città, basta guardarsi intorno: le saracinesche abbassate del commercio, i girotondi quotidiani in cerca di un parcheggio, la moria di pesci nel Calore, il depuratore cittadino affidato a un commissario esterno, a conferma, purtroppo, di una capacità politico-amministrativa locale che non è riuscita a risolvere i problemi in proprio. Benevento resta stabilmente nelle retrovie delle classifiche sulla qualità della vita e tra le province meno visitate d’Italia, mentre le aree industriali attendono ancora una programmazione seria.

Il PUC che manca

Il futuro di una città non si scrive con gli slogan, ma con uno strumento preciso: il Piano Urbanistico Comunale, ancora atteso — un po’ come aspettando Godot. Il PUC non è una semplice mappa per le lottizzazioni, ma la vera costituzione socio-economica di un territorio, lo strumento che dovrebbe guidarne lo sviluppo organico. In sua assenza, si naviga a vista, senza una visione condivisa. Nel frattempo, pare che anche Mimmo Paladino abbia fatto un passo indietro rispetto all’opera d’arte prevista nel progetto di riqualificazione della stazione di Benevento.

Una storia già vissuta

Non è la prima volta. Un dissesto Benevento lo aveva già dichiarato nel settembre 1993 il commissario straordinario Orefice, con i poteri del Consiglio: un passivo di 300 miliardi delle vecchie lire, che costrinse l’Ente, nel 2005, a sottoscrivere un mutuo da 35 milioni di euro per chiudere la procedura.

Eppure, in quei tredici anni — dal 1993 al 2006 — tra le Giunte Viespoli e D’Alessandro, la città convisse con il dissesto senza fermarsi: furono realizzate opere pubbliche per 100 milioni di euroche interessarono tutta la città, un’eredità ancora oggi visibile e apprezzata. Fu la stagione del PRUSST, il Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio, e della trasformazione delle vecchie municipalizzate — Beneventana Servizi, AMTU e AMIU — rispettivamente in GESESA, AMTS e ASIA. Le tasse locali, allora, restavano in linea con la media nazionale delle piccole città. Era anche il tempo del Progetto Integrato “Benevento: il futuro nella storia”che segnò interventi quali Arco del Sacramento, Corso Garibaldi, Lungo Sabato boulevard, Piazza Ponzio Telesino, la riqualificazione del Viale Atlantici, Teatro De Simone, Villa Comunale, Parco Verde, Piazza Arechi II e interventi coerenti Madonna delle Grazie-Convento San Pasquale.

Rimasero e restano ancora da definire le aree nodali quali piazza Duomo e piazza Orsini: si faranno.

C’era, insieme ai conti in rosso, una classe dirigente che aveva voglia di credere in una idea città, nel suo futuro e con la complicità di una comunità che mostrava interesse.  

Il presente: il Conto consuntivo 2025

Allargando lo sguardo all’ultimo bilancio approvato, il Conto consuntivo 2025, punto d’arrivo del decennio appena trascorso, salta agli occhi la rigidità della spesa corrente per personale e servizi, sostenuta da entrate tributarie già al limite. Ridurle sarà pura utopia, senza una visione d’insieme capace di ripensare la struttura della spesa. E ancora: un avanzo di amministrazione di circa 64 milioni di euro e una liquidità di cassa, al 31 dicembre 2025, di circa 40 milioni raccontano una “capacità di spesa” evidentemente fuori ritmo rispetto ai bisogni reali della città. Sul fronte PNRR, il capitolo è ancora tutto da scrivere, con riflessi giuridico-contabili legati alla messa in esercizio delle strutture ancora in corso di realizzazione: un peso che si farà sentire sulla vita quotidiana della città e sui bilanci futuri.

Serve uno scatto

Occorre uno scatto di reni. Servono risposte autentiche a un bisogno reale di aggregazione, spazi di pensiero e di azione in cui competenze tecniche, amore per il territorio e visione condivisa tornino a fondersi per disegnare il futuro. La città di domani va pensata oggi — prima che passi l’ultimo treno.

L’Associazione Benevento Domani

Il Presidente Nicola Boccalone

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