Agricoltura sannita in ginocchio, tra rincari di gasolio e flagelli climatici. Casazza: intervengano le istituzioni
Costi alle stelle, prezzi sviliti e territori devastati dal maltempo: il comparto agricolo è allo stremo. Da Confagricoltura Benevento l’allarme del Presidente Antonio Casazza. Come lui stesso ha puntualizzato, da inizio anno ad oggi, le aziende agricole sono vittime di una forbice economica letale: da un lato, l’impennata incontrollata dei costi di produzione: carburanti, energia e fertilizzanti hanno raggiunto prezzi alle stelle e del tutto incontenibili. Dall’altro, una speculazione di mercato che continua a svalutare il prezzo dei prodotti agricoli alla fonte, remunerando il lavoro dei campi con cifre irrisorie che non coprono nemmeno le spese vive di gestione.
“In un contesto in cui far quadrare i conti è diventato un miracolo quotidiano, la copertura assicurativa contro i rischi atmosferici è diventata spesso il primo “costo superfluo” da tagliare” denuncia. Ma le ondate ripetute di forte vento, temporali violenti e grandinate a macchia di leopardo hanno stravolto interi raccolti. I danni sono ingenti e diffusi, colpendo duro in particolare le filiere strategiche del tabacco e le prestigiose zone vitate del beneventano.
A fronte di questa devastazione, lo stato di calamità è un atto dovuto. È urgente che le procedure già avviate da diversi Comuni — tra cui Calvi e San Giorgio del Sannio — trovino un riscontro immediato, formale e operativo. “Il cambiamento climatico non è più un evento eccezionale, è la nuova realtà. Continuare ad affrontarlo con la solita politica del “tampone” e della straordinarietà è una miopia istituzionale non più tollerabile” spiega Casazza, che chiede alla Regione Campania, Ministero dell’Agricoltura e Governo centrale di intervenire con piani strutturali.
“La futura programmazione delle risorse deve essere completamente orientata alla mitigazione del rischio climatico e alla tutela del reddito di chi lavora la terra” e conclude: “C’è una responsabilità diretta degli imprenditori nell’aprire una riflessione profonda sulla cultura della gestione del rischio. Ma questa transizione non può gravare interamente sulle spalle dei produttori: le istituzioni devono fare la loro parte e creare le condizioni economiche per renderla sostenibile”.



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