Benevento la provincia più competitiva della Campania
La competitività aziendale non abita al Sud. Nel Mezzogiorno, infatti, si registra una generalizzata situazione di bassa competitività rispetto alla media nazionale. Nello specifico, fatta eccezione per le province di Teramo e Chieti in Abruzzo, e Olbia-Tempio in Sardegna, che registrano un grado di competitività medio-alto e prossimo alla media nazionale, il resto delle province meridionali presenta un grado di competitività basso o medio-basso. Le province con migliore grado di competitività nel Sud sono concentrate in Sardegna e Basilicata. In Campania la provincia con migliore competitività è quella di Benevento, mentre in Sicilia quella di Ragusa. La città metropolitana meno competitiva del Sud è Napoli, superata anche da Bari e Reggio Calabria che comunque non riescono in alcun modo ad eguagliare i buoni risultati di Milano, Bologna o Torino. A dire tutto cioò «La Competitività Italiana. Le Imprese, i territori, le città metropolitane», primo rapporto della Scuola di Governo del Territorio, fondata a Napoli su iniziativa del Consorzio Promos Ricerche. Nel volume, pubblicato da Franco Angeli, a cura di Riccardo Realfonzo e con le prefazioni di Lucio d’Alessandro, Pierciro Galeone e Angelo Rughetti, sono raccolti i risultati di un anno di lavoro di un qualificato gruppo di ricerca costituito da docenti universitari e tecnici dell’Ifel-Anci che si sono concentrati su come cambia la competitività territoriale in Italia e nel Mezzogiorno tramite l’analisi dei sistemi produttivi e non solo. Particolare attenzione è data alla competitività delle città metropolitane nel triennio 2012-2014 grazie alla media di due «pilastri»: l’indicatore dello sviluppo delle attività produttive, che tiene conto tra l’altro di produttività, formazione, spesa in ricerca e sviluppo; e quello di contesto territoriale, che si concentra sulle peculiarità in termini di costi, infrastrutture e quant’altro. Il risultato è un’analisi della questione della competitività a 360 gradi che fornisce gli strumenti per individuare le eventuali politiche da attuare per stimolare l’economia. Nel Rapporto, guardando i dati di posizionamento delle città metropolitane si osserva che Milano è quella con la «competitività» più alta con un punteggio di 5,08 contro il 2,50 di Napoli che fa segnare addirittura una variazione del –6,61% nel corso del triennio 2012-2014. Come si legge questa parabola discendente è dovuta a una riduzione di competitività sia sul versante dello sviluppo delle attività produttive, il cui indicatore registra un –9,55%, sia sul versante del contesto territoriale, con una variazione del –4,57%.
Guardando nel dettaglio i sotto-indicatori dello sviluppo delle attività produttive Napoli ha una bassissima competitività rispetto alla densità media delle imprese (con un punteggio pari a 1); così come per la quota di imprese che fanno formazione (sempre 1, e con una variazione del –48% rispetto al 2012). Male anche la spesa in ricerca e sviluppo, che migliora del 92% ma rimane nella fascia di competitività più bassa.
Il risultato non è migliore sul versante del contesto territoriale. Napoli resta arenata nella fascia di competitività bassa per quanto riguarda la spesa pro-capite delle famiglie e l’accessibilità ai nodi urbani e logistici. Poi, nonostante un miglioramento della pressione fiscale di 154 punti percentuali, tutti gli altri sotto-indicatori peggiorano: dai consumi finali pro-capite delle pubbliche amministrazioni al costo del lavoro (entrambi con una variazione attorno al –19%).




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