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Nelle aree interne l’auto non è una scelta: il costo della mobilità dove il trasporto pubblico non arriva

Al 1° gennaio 2026 la provincia di Benevento conta 257.968 residenti. Ne ha persi 1.841 in dodici mesi e oltre 17.400 dal 2019, secondo i dati ISTAT. L’età media è salita a 47,4 anni, gli over 65 sono il 25,7% della popolazione, gli under 14 l’11,2%. È il quadro dentro cui si muove qualunque ragionamento sulla mobilità nel Sannio e nel Fortore: meno abitanti, più anziani, distribuiti su decine di comuni piccoli e distanti fra loro.

In un territorio così l’automobile smette di essere un bene di consumo e diventa un’infrastruttura privata che supplisce a quella pubblica. Il Piano strategico nazionale delle aree interne fotografa un’Italia in cui 3.834 comuni, il 48,5% del totale, ospitano 13,3 milioni di persone sul 59% del territorio. Di questi, 1.524 sono classificati come periferici e 382 come ultraperiferici. Il Sannio interno sta dentro quel perimetro, e la conseguenza non è astratta: si misura in chilometri percorsi ogni giorno, in carburante, in tagliandi, in una polizza che va pagata comunque.

La distanza misurata in minuti di guida, non in chilometri

Il metodo con cui lo Stato classifica le aree interne dice molto sul problema. La Strategia nazionale individua prima i poli di servizio, cioè i comuni che offrono insieme un’articolata offerta scolastica secondaria superiore, un ospedale sede di DEA di I livello e una stazione ferroviaria di categoria almeno Silver. Poi misura tutti gli altri comuni in base al tempo di percorrenza stradale necessario per raggiungere il polo più vicino: fino a 27,7 minuti si è comuni di cintura, fino a 40,9 intermedi, fino a 66,9 periferici, oltre quella soglia ultraperiferici.

Il punto è che l’unità di misura è il tempo in auto: la classificazione presuppone che ci si sposti con un mezzo privato, perché su gran parte di quelle direttrici l’alternativa collettiva non esiste o si riduce a poche corse al giorno tarate sugli orari scolastici. L’area interna Fortore Beneventano raccoglie dodici comuni e poco più di 26mila abitanti, sette dei quali periferici, con una distanza media dal polo di 39,53 minuti e un calo demografico dell’11,81% fra il 2011 e il 2020, il più marcato fra le aree interne campane. L’area Tammaro Titerno, ventiquattro comuni e circa 60mila abitanti, registra nello stesso periodo un meno 7,20%. Quaranta minuti all’andata e altrettanti al ritorno, per duecento giorni di scuola o di lavoro, fanno oltre duecentocinquanta ore l’anno passate in macchina e migliaia di chilometri che nessuna famiglia ha scelto di percorrere.

Assicurazione auto: una spesa obbligata che si può ottimizzare

Secondo l’indagine ISTAT sulle spese per consumi, nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.755 euro, di cui 297,22 euro destinati ai trasporti, pari al 10,8% del totale. L’ACI, nell’Annuario statistico 2025, stima in circa 4.000 euro l’anno la spesa media di una famiglia per l’automobile, dentro un aggregato nazionale di 165 miliardi in cui pesano soprattutto acquisto e ammortamento, carburanti e manutenzioni.

Quelle medie però nascondono un meccanismo che nelle aree interne conta più della media stessa. Una parte rilevante del costo dell’auto è fissa e non dipende dai chilometri: bollo, assicurazione, revisione, ammortamento. Sono voci identiche per chi guadagna 1.200 euro al mese e per chi ne guadagna 4.000, e la loro incidenza percentuale cresce quindi al calare del reddito. Quando poi il nucleo mantiene due o tre vetture, non per abitudine ma perché due adulti lavorano in direzioni diverse e il figlio studia in un altro comune, quella quota fissa si moltiplica per il numero dei mezzi.

Qui si vede la differenza rispetto a una città servita dal trasporto pubblico. In un centro urbano, quando il bilancio familiare si stringe, l’auto si usa meno o si rinuncia alla seconda. Dove il mezzo è indispensabile quel margine non esiste: la spesa assicurativa non si comprime riducendo l’uso, ma solo intervenendo sul contratto, ed è anche per questo che la verifica periodica delle condizioni tramite le piattaforme di assicurazione auto online è diventata una prassi ordinaria anche fuori dai grandi centri. La responsabilità civile, del resto, è obbligatoria per legge e prescinde dal chilometraggio percorso. I dati IVASS relativi al primo trimestre 2026 indicano un premio medio effettivo di 423,40 euro, in crescita del 3,2% su base annua, con un divario fra la provincia più cara e quella meno cara pari a 257 euro. Le rilevazioni sui preventivi collocano stabilmente la Campania nella fascia alta della graduatoria regionale.

Il parco veicoli anziano costa più di quanto sembri

L’altro fattore è l’età dei mezzi. L’Annuario ACI 2025 indica un’età media del parco circolante di 13 anni e una quota di autovetture Euro 0, 1, 2 e 3, cioè immatricolate da almeno diciannove anni, vicina al 24% del totale. Il ricambio passa soprattutto dall’usato: nel 2024 i trasferimenti netti di proprietà sono stati 3,15 milioni, con un rapporto di 198 vetture usate ogni 100 nuove immatricolazioni. L’ISTAT rileva inoltre che nei grandi comuni il 64,3% delle auto ha almeno otto anni e che l’indice di potenziale inquinante resta nettamente più alto nel Mezzogiorno.

Un’auto vecchia non è semplicemente un’auto meno moderna. Consuma di più a parità di percorso, perché motori e trasmissioni di due generazioni fa hanno rendimenti inferiori, e su strade collinari con dislivelli continui il divario si amplia. La manutenzione cresce in modo non lineare: frizione, distribuzione, ammortizzatori e impianto frenante arrivano a fine vita nella stessa fascia di chilometraggio, e una singola riparazione può avvicinarsi al valore commerciale del mezzo. Sulla sicurezza attiva il salto è netto: il controllo elettronico della stabilità è obbligatorio sulle vetture nuove immatricolate in Europa dalla fine del 2014, e la frenata automatica di emergenza è arrivata di serie molto più tardi. Chi percorre ogni giorno provinciali strette, spesso senza illuminazione e con fondo irregolare, affronta i tratti più esigenti con la dotazione meno aggiornata.

C’è poi un effetto poco raccontato sul lato assicurativo. Quando il valore residuo del veicolo scende sotto una certa soglia, le garanzie accessorie che risarciscono il danno al mezzo, come furto, incendio o collisione, perdono progressivamente convenienza, perché l’indennizzo è commisurato al valore commerciale mentre il premio resta. La responsabilità civile no: quella non è comprimibile né rinunciabile, e continua a incidere sul bilancio esattamente come prima.

Il conto vero si paga su scuola e sanità

Il costo della mobilità privata non è un problema di automobilismo, è un problema di accesso ai servizi essenziali. Una visita specialistica prenotata nel capoluogo comporta mezza giornata di permesso e un pieno di carburante. Un anziano che non guida più dipende da un familiare che guida, e in una provincia dove un residente su quattro ha superato i 65 anni questa dipendenza è un fatto strutturale. La scelta della scuola superiore, per molte famiglie del Fortore, si decide anche in base a quale istituto è raggiungibile con la corriera del mattino.

Le previsioni non aiutano. Il Piano strategico nazionale stima per le aree interne un calo di popolazione dell’8,7% fra il 2023 e il 2043 e indica che nel Mezzogiorno il 92,9% dei comuni di queste aree sarà in declino demografico entro vent’anni. Meno residenti significa meno utenti per corsa, quindi linee di trasporto pubblico ancora meno sostenibili, quindi maggiore dipendenza dall’auto privata. Il ciclo 2021-2027 mette a disposizione 310 milioni di euro per le 43 nuove aree selezionate e un fondo di 300 milioni per la manutenzione stradale. Sono risorse che agiscono sulle infrastrutture, mentre la voce che le famiglie sostengono ogni mese resta a carico loro.

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