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Benevento| Lettera aperta di Armando Salierno al sindaco Mastella: io capro espiatorio delle elezioni 2016

Benevento| Lettera aperta di Armando Salierno al sindaco Mastella: io capro espiatorio delle elezioni 2016

27 Gennaio 2020 | by Anna Liguori
Benevento| Lettera aperta di Armando Salierno al sindaco Mastella: io capro espiatorio delle elezioni 2016
Attualità
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Armando Salierno destinata al sindaco Mastella:

“Carissimo Sig. Sindaco Mastella,Ho letto, come credo tutti i beneventani e non, i giornali in questi giorni: parlano di dimissioni, di nuove elezioni, di una maggioranza ormai inesistente… ma, più di tutto, quello che mi lascia basito, sono le parole su eventuali brogli elettorali nelle scorse elezioni amministrative e la Sua denuncia di “pericolosi intrecci tra politica e criminalità in campagna elettorale nel 2016. Traccia rimane agli atti investigativi”.

Ecco, proprio su questo, vorrei rivivere con Lei alcuni punti cardine della mia storia, come fa sempre Lei viste le vicende giudiziarie che l’hanno coinvolta, dal punto di vista pubblico e privato. Proprio in merito alle suddette elezioni del 2016, nelle quali, ci tengo a precisare a beneficio di tutti, non ero candidato, fui denunciato per compravendita di voti con un articolo uscito su Il Fatto Quotidiano: “A Benevento un voto costa 50 euro” e ripreso da diverse testate giornalistiche territoriali ed extra territoriali. Ho dovuto subire indagini, perquisizioni e tanto altro a cui, però, non mi sono mai negato, come non ho mai deciso di difendermi in pubblica piazza, ben concio della mia innocenza e che la giustizia avrebbe fatto il suo corso. Ma ho dovuto attendere tre lunghi anni per questa giustizia e, intanto, ho dovuto abbassare la testa a coloro che mi davano del venduto e del ladro, ignorare i mancati saluti di coloro che, fino al giorno prima, mi trattavano da amico fraterno, senza sottolineare la perdita di lavoro che ho subito e le mie forzate dimissioni dal Partito UDC a cui ero iscritto. Ma, ripeto, sono stato in silenzio fino al 20 marzo 2019 quando il Gip Loredana Camerlengo ha dichiarato che “la notizia di reato appare destituita di fondamento”, scagionandomi totalmente da tutte le accuse.

Ora Lei comprenderà bene, Sig. Sindaco, la mia sorpresa nel rendermi conto che, all’epoca, fui utilizzato come capro espiatorio mentre tanti altri colpevoli ottenevano poltrone ed incarichi e, peggio ancora a parer mio, sono ancora seduti comodamente sulle suddette poltrone a chiedere “appalti, incarichi, subappalti, micro appalti” mentre io ero il denunciato.

È questo che vorrei chiederle, Sig. Sindaco, da semplice cittadino: perché io, innocente, fui accusato da chiunque di compravendita di voti (“un pacchetto di 30 voti a 1.500 euro e un altro full service a 7.500 euro”) mentre altri, che li hanno ottenuti illegalmente, sono comodamente seduti a Palazzo Mosti nonostante, stando alla Sua dichiarazione, Lei avesse sentore di quel che succedeva nelle stanze della Sua amministrazione? Comprenderà il mio sconcerto.

Però oggi, ancora di più, vorrei porLe la domanda che, più di tutte, mi ha assillato in questi anni: perché, saluti di coloro che, fino al giorno prima, mi trattavano da amico fraterno, senza sottolineare la perdita di lavoro che ho subito e le mie forzate dimissioni dal Partito UDC a cui ero iscritto. Ma, ripeto, sono stato in silenzio fino al 20 marzo 2019 quando il Gip Loredana Camerlengo ha dichiarato che “la notizia di reato appare destituita di fondamento”, scagionandomi totalmente da tutte le accuse.

Ora Lei comprenderà bene, Sig. Sindaco, la mia sorpresa nel rendermi conto che, all’epoca, fui utilizzato come capro espiatorio mentre tanti altri colpevoli ottenevano poltrone ed incarichi e, peggio ancora a parer mio, sono ancora seduti comodamente sulle suddette poltrone a chiedere “appalti, incarichi, subappalti, micro appalti” mentre io ero il denunciato.

È questo che vorrei chiederle, Sig. Sindaco, da semplice cittadino: perché io, innocente, fui accusato da chiunque di compravendita di voti (“un pacchetto di 30 voti a 1.500 euro e un altro full service a 7.500 euro”) mentre altri, che li hanno ottenuti illegalmente, sono comodamente seduti a Palazzo Mosti nonostante, stando alla Sua dichiarazione, Lei avesse sentore di quel che succedeva nelle stanze della Sua amministrazione? Comprenderà il mio sconcerto.

Però oggi, ancora di più, vorrei porLe la domanda che, più di tutte, mi ha assillato in questi anni: perché, se Lei ben sapeva chi erano i colpevoli di quel che è successo nelle elezioni del 2016, non si è alzato a mia difesa? Oggi, Sig. Sindaco, più di tutti i suoi cittadini, più di tutti i suoi elettori, più di tutti i suoi Consiglieri e Assessori, merito una risposta: come è possibile che, dopo aver condotto una campagna elettorale pulita, lavorando insieme a tutta la mia squadra per ottenere voti legalmente dai miei concittadini, io sono stato l’accusato, il capro espiatorio di un’elezione amministrativa così inquinata da illeciti? A questo punto mi chiedo a chi e a quale istituzione dare fiducia, a quale ideologia appellarsi per esplicare il proprio Diritto al voto come cittadino, con chi interfacciarsi per avere giuste risposte, a chi dire che l’eletto è la rappresentanza dell’elettore. Io, in questi anni, non ho avuto rappresentanza: l’ho chiesta, l’ho cercata ma non l’ho trovata. L’ultima domanda che io pongo è questa: in quel documento chiamato Costituzione, all’Articolo 48 si dice che l’Eletto deve rappresentare tutti coloro che lo hanno votato e coloro che non lo hanno votato, adesso io chiedo a colui che è il mio Primo Cittadino una riposta di una mano ferma sull’attuale situazione amministrativa beneventana che mi faccia ricredere in quel Diritto garantito dalla Costituzione di cui ho perso la fiducia, visti coloro che dovrebbero rappresentarmi, e per il quale ho subito un procedimento penale infondato.”

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