Rogo di Airola, Felice Casucci: “Una mattanza di civiltà. La politica è fuori tempo massimo”
“In un’estate caldissima, si origina ad Airola un nuovo rogo di rifiuti all’interno di un’azienda privata. Non per strada, incustoditi, come durante la crisi di qualche anno fa. Ma lo scenario di incuria e degrado è il medesimo.
Gli accertamenti in corso diranno meglio il contesto in cui la vicenda si colloca. Qui, una persona, un avvocato del posto, con coraggio, chiama in causa la politica nazionale. E tutti noi. Lo fa senza sconti per nessuno.
Tratta temi noti: lo sviluppo sostenibile viene da lontano, non tocca solo l’aspetto ambientale, che è la sua priorità e la sua origine, riguarda anche le questioni economiche e sociali. La politica avrebbe dovuto informarsi, interrogarsi, capire, agire da tempo e per tempo. Non lo ha fatto.
Avrebbe dovuto affidare alla scuola e all’educazione ambientale il perno su cui ruotare. Avrebbe dovuto vigilare le attività economiche territoriali per tradurre la legalità da parola astratta a presidio di sviluppo duraturo. E soprattutto avrebbe dovuto manifestare con gesti concreti di aver compreso l’invocazione di un habitat – il nostro – fragile e bisognoso di cure.
Ma per fare questo avrebbe dovuto non limitarsi alle dichiarazioni astratte, alle riunioni postume, ai riti celebrativi, bensì coltivare sensibilità verso interessi plurali e diffusi, scontentare chi vuole massimizzare il profitto a danno dell’utilità sociale, dire qualche no ragionato (contro la consueta ricerca del consenso), non rinviare tutto alla solita (a volte, purtroppo tardiva) repressione giudiziaria.
La politica non lo ha fatto. Adesso, siamo fuori tempo massimo.
Leggiamo, tuttavia, che una semplice cittadina, un avvocato, Teresa Meccariello, ad Airola fa petizioni, denuncia. A mani nude, per l’indifferenza risalente della politica italiana (con le dovute eccezioni).
Una cittadina, nell’esercizio consapevole di prerogative proprie, chiede di guardarci nelle tasche per trovare residui attrezzi istituzionali e porre fine a questa mattanza di civiltà.
Dalla Valle Caudina, terra bellissima e antica, sale un allarmante segnale di fumo culturale, ancor prima che materiale (il significativo dato delle diossine presenti nell’aria appare addirittura secondario), s’alza nel cielo (ideale e reale) delle nostre aree interne, che si spopolano perché non abbiamo approntato sufficienti misure di salvaguardia della loro unicità e non sappiamo porle al centro di un’aspra declinazione alternativa della verità.
Quel segnale di fumo nero non rende solo irrespirabile l’aria per le comunità residenti, ma per la politica degli annunci, della retorica e delle chiacchiere.
Tutto ciò, non per chiamarci fuori, ma per uno sforzo congiunto, non rinviabile. Critica, autocritica e impegno civile devono convivere, se vogliamo aiutare Teresa, noi stessi e lo spirito di cittadinanza”.
Lo afferma il prof. Felice Casucci, Presidente della Fondazione culturale “Gerardino Romano” di Telese Terme, già Assessore al Turismo della Regione Campania.



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