Perde il bambino dopo una gravidanza a rischio in carcere, il Garante Ciambriello: «Rivedere l’assistenza all’ICAM di Lauro»
La vicenda sanitaria di una detenuta in gravidanza, ospitata presso l’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri) di Lauro, porta all’attenzione del Garante regionale delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, alcune rilevanti problematiche della struttura relative all’assistenza sanitaria, alla gestione delle emergenze e al sostegno integrato garantito alle donne in condizioni di particolare fragilità.
Si tratta della sig.ra Layme, giunta presso l’ICAM di Lauro il 27 luglio 2026 dal Polo Penitenziario di Rebibbia, in stato di gravidanza iniziale. A partire dal 9 agosto 2026 presenta ripetute perdite ematiche, che determinano tre accessi d’urgenza al Pronto Soccorso dell’AORN Moscati di Avellino (rispettivamente il 9, il 14 e il 19 agosto), con prescrizione di terapia a base di progesterone, riposo e successivi adeguamenti farmacologici.
Considerata la reiterazione degli episodi e la difficoltà di garantire presso l’ICAM il necessario livello di assistenza continuativa, il 20 agosto 2026 viene trasmessa una relazione al Magistrato per valutare una diversa collocazione. Il 24 agosto 2026 il Magistrato propone ed autorizza il ricovero ospedaliero.
La detenuta viene quindi accompagnata nuovamente presso l’AORN Moscati, dove viene ricoverata e trascorre la notte in regime di degenza. All’indomani, a seguito degli accertamenti ecografici che evidenziano l’assenza di attività cardiaca fetale, la donna viene sottoposta a un intervento di revisione cavitaria strumentale. Successivamente, la sig.ra Layme viene trasferita presso la Casa Circondariale di Bellizzi.
«Questa vicenda – osserva il Garante regionale Samuele Ciambriello – impone una riflessione profonda sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria all’interno dell’ICAM. Di fronte a una gravidanza a rischio, caratterizzata da ripetute perdite ematiche e dalla prescrizione di riposo, è opportuno chiedersi se fosse possibile prevedere una valutazione ginecologica direttamente presso la struttura, ove clinicamente possibile, evitando ripetuti trasferimenti ospedalieri e il conseguente stress psicofisico per la detenuta. Non si tratta di attribuire responsabilità, ma di comprendere se il percorso assistenziale adottato fosse quello più adeguato alle condizioni della persona».
Il Garante sottolinea l’urgenza di verificare il programma e la periodicità delle visite ginecologiche e pediatriche ordinarie (e dei bilanci di salute) presso l’ICAM di Lauro, evidenziando come l’istituto penitenziario debba essere costantemente supportato e affiancato dalle competenze e dai presidi dell’ASL locale per poter operare al meglio e consentire al personale di svolgere efficacemente il proprio lavoro.
Particolare attenzione, rileva Ciambriello, deve essere riservata anche alla fase successiva alla perdita della gravidanza:
«Un evento di questa portata non riguarda soltanto la salute fisica, ma richiede attenzione sul piano psicologico e un adeguato sostegno nell’elaborazione del lutto. Anche sotto questo profilo, sarebbe stato opportuno interrogarsi sulla possibilità di una collocazione temporaneamente più adeguata alle condizioni fisiche ed emotive della detenuta, anziché procedere all’immediato trasferimento presso la Casa Circondariale di Bellizzi».
In Italia sono 33 le madri detenute insieme a 37 figli al seguito.
La questione assume ulteriore rilievo considerando che attualmente presso l’ICAM di Lauro sono presenti 15 donne, tra cui un’altra donna in stato di gravidanza, 15 figli al seguito. La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di criticità legate alla gestione della maternità in ambito penitenziario. Si richiama, a questo proposito, anche il caso di un’altra detenuta dell’ICAM di Lauro che lo scorso 7 agosto ha partorito presso l’Ospedale Moscati di Avellino, facendo rientro in struttura dopo soli cinque giorni insieme alla figlia neonata.
Il Garante riapre quindi il dibattito istituzionale ponendo due interrogativi di fondo:
“Perché non favorire l’esecuzione della pena in misura alternativa al carcere (come la detenzione domiciliare o l’accoglienza in comunità alloggio) per le detenute madri con figli e per le donne in stato di gravidanza, indipendentemente dal reato commesso?
La tutela dei primi anni di vita: È ammissibile che il primo orizzonte di vita di un bambino sia rappresentato dalle sbarre di un carcere, anziché da un contesto comunitario e familiare idoneo?
Un ICAM deve essere una struttura capace di garantire non soltanto la custodia, ma percorsi di tutela della salute realmente adeguati alla condizione delle donne e dei bambini che vi vivono. La gravidanza, la maternità e la perdita di un figlio richiedono una presa in carico globale che tenga insieme salute fisica, assistenza specialistica integrata con l’ASL e un costante sostegno psicologico», conclude il Garante Ciambriello.



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