Non c’è dubbio; la questione Castelfranco in Miscano e la relativa discesa in campo di Umberrto Del Basso De Caro è stata l’attrazione maggiore di questa tornata elettorale. Una decisione apparsa ai commentatori quanto meno bizzarra, Umberto uomo di retroguardia che decide di punto in bianco di mettersi in prima linea è sembrata davvero fuori dagli schemi logici dekl nume tutelare del PD sannita.
Reale volontà di andare a prendersi il municipio fortorino per tentare la scalata alla Rocca? Non si può dire che non sia balenato nella mente di De Caro anche questa eventualità ma lui ha semprre argomentato la sua decisione come un pura azione di servizio alla causa.
Quale causa? Quella del partito, senza dubbio. Castelfranco paese strategico nell’organigramma piddino perchè patria della segretaria Marcantonio e dove la prospettiva poteva essere anche peggiore di come sono andate le cose, un rovescio ancora più vistoso. E allora l’intervento di De Caro è servito ad evitare guai maggiori e a garantire una rappresentanza di cui lui è garante. Certo l’esposizione mediatica e pure politica è stata forte ma necessaria.
L’analisi, semmai, deve partire da un dato più complessivo che è sempre quello politico di un partito a trazione decariana anche per manifesta incapacità di chi gli si oppone di costituire un blocco politico e culturale che sia compatto nelle diversità e questa prospettiva ancora non la si scorge.
E Giallonardo, che presagiva forse l’en plein, è sindaco con evidentissima maggioranza ma c’erano pochi dubbi. Lui appare sobrio nell’ora della vittoria, schiacciante nei numeri e nelle percentuali, riafferma la sua matrice mastelliana ma con le dovute puntualizzazioni