Pellegrino Mastella: con Costanzo va via un pezzo di Sannio
«In queste ore penso soprattutto all’uomo, prima ancora che al politico, all’europarlamentare, all’amministratore, al dirigente agricolo e al grande conoscitore delle dinamiche del nostro territorio. Penso alle nostre telefonate, alle tante conversazioni, ai suoi suggerimenti, alle critiche quando necessarie, alle sue osservazioni e a quei consigli che, soprattutto negli ultimi tempi, non mi ha mai fatto mancare».
«La cosa che mi impressionava maggiormente era la sua voglia di continuare a capire e a discutere. Nonostante l’età, era ancora attentissimo a ciò che accadeva. Leggeva, si informava, ragionava sui problemi e non rinunciava mai a dire la sua. Era ancora, a tutti gli effetti, in prima linea sui temi che considerava importanti per il futuro del Sannio».
«Roberto Costanzo non si è mai limitato a ricordare il passato. Questa era la sua grandezza. Guardava al futuro. Parlava dei giovani, delle aree interne, dell’energia, dell’agricoltura, della rappresentanza del Sannio. E lo faceva con la stessa passione con cui aveva affrontato la politica per tutta la vita».
«La sua eredità più importante è l’impressionante memoria storica. Quando discutevamo di un problema, spesso andava indietro di decenni e ricordava decisioni, persone, progetti, errori e intuizioni. Ma non lo faceva per nostalgia. Utilizzava quella memoria per capire meglio il presente e, soprattutto, per suggerire cosa sarebbe stato necessario fare domani. E continuava a sentirsi parte attiva della comunità».
«Roberto Costanzo aveva una caratteristica che ho sempre apprezzato: non ti diceva necessariamente quello che volevi sentirti dire. Ti diceva quello che pensava fosse giusto dirti. Anche quando poteva essere scomodo. E lo faceva con la libertà di chi non aveva più nulla da dimostrare e con l’autorevolezza di chi aveva vissuto direttamente molte delle stagioni politiche che noi oggi studiamo sui libri. Era un uomo libero. Libero nelle iniziative, libero nei giudizi, libero di criticare e libero di suggerire. E soprattutto aveva un grande senso delle istituzioni. Nonostante le appartenenze politiche e la lunga esperienza nella Democrazia Cristiana, ha sempre guardato alla politica come strumento per il bene della comunità. Questo credo sia uno degli insegnamenti più importanti che ci lascia».



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