Benevento, Rosetta De Stasio: «Civismo o comodo alibi? Servono coerenza, trasparenza e programmi»
In vista delle prossime elezioni comunali di Benevento, la consigliera comunale Rosetta De Stasio interviene sul tema delle alleanze civiche, mettendo in guardia dal rischio che il civismo diventi un alibi per accordi dettati da interessi personali. «Servono coerenza, trasparenza, competenza e programmi chiari», sottolinea De Stasio:
“Tra qualche mese i cittadini di Benevento saranno chiamati ad eleggere il Sindaco ed il Consiglio Comunale. E’ naturale, quindi, che si rincorrano voci molteplici su presumibili o presunti accordi che possano portare all’elezione di Tizio, Caio o Sempronio.
Una delle voci più insistenti, anche da parte della stampa locale, è quella in base a cui le prossime elezioni comunali sarebbero caratterizzate sostanzialmente dal fenomeno del “civismo”, ovverossia la presentazione di numerose “liste e coalizioni civiche” a sostegno di candidati altrettanto “civici”.
E’ del tutto evidente che il civismo in quanto tale, inteso nell’autentico senso della locuzione, rappresenta un valore aggiunto, soprattutto in occasione di elezioni amministrative, agli schieramenti politico/partitici.
Naturalmente il significato cambia del tutto allorquando si intende e si fa del “civismo” il comodo “alibi” per promuovere e mascherare alleanze altrimenti difficili da giustificare perché basate unicamente sugli interessi personali ed economici di chi le promuove, le fomenta e le gestisce.
Purtroppo molto spesso anche i nomi dei candidati “civici” vengono utilizzati per giungere ad un compromesso di solito iniquo e frustrante che offende l’intelligenza dei cittadini.
Questo tipo di civismo, al quale ha fatto spesso ricorso la politica beneventana, non è, dal mio punto di vista, condivisibile, né auspicabile.
Innanzitutto dovremo chiarire a noi stessi che la persona che si interessa di politica e magari è iscritta ad un partito politico o lo sostiene, è innanzitutto un cittadino, e cioè un rappresentante della civitas: per essere ancora più precisi non vi sono due diverse categorie di persone candidabili, ma vi sono le “persone” (civiche) che hanno voglia o competenza o interesse a candidarsi per portare avanti un progetto, oltre che per rappresentare i concittadini e tutelare l’interesse della comunità.
Nel linguaggio corrente, invece, il candidato, Sindaco o Consigliere, civico rappresenterebbe un’alternativa al candidato politico.
A parte ciò, va evidenziato che il “civismo” inteso nel senso che più fa comodo, è l’unico strumento che consente, ad esempio, alle forze politiche che sono al governo della nazione, di allearsi, sul territorio, con quelle che al governo sono all’opposizione.
Costituisce, altresì, l’unico strumento per garantire a chi mira ad una poltrona a livelli più alti, o a conservare tale poltrona, di “barattare” il sostegno alle elezioni comunali, con il sostegno alle elezioni politiche, e viceversa. Non in nome di un’idea o di un programma, ma in nome di calcoli e percentuali elettorali lontani anni luce dai cittadini, dai loro problemi, dalle loro esigenze, dalle loro aspettative…
Ma a chi importa? Il cittadino, alla fine, è un “numero”, o meglio “un voto”, da conquistare o confermare attraverso la fitta rete di clientele e “piaceri” ad personam, che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico e la collettività.
Ne abbiamo avuto un’ampia dimostrazione anche negli ultimi mesi, ma, come sempre, si punterà sulla “memoria corta” degli elettori, oltre che sui loro bisogni e le loro necessità personali.
Purtroppo non sarà il “civismo”, così come inteso, a farci uscire dal pantano del qualunquismo e del mero interesse personale.
Forse in una città che ha bisogno di crescere, di attrarre, di accogliere, invece che di mandare via, i giovani, di tendere ad obiettivi necessari per il bene della comunità, non c’è bisogno di un “esasperato civismo”, ma di profonda coerenza, di assoluta trasparenza, di consolidata competenza, di autentica onestà, e, perché no, di programmi e di ideali da manifestare con coraggio ed orgoglio, senza “coperture” o “alibi”.
Nascondere la faccia non solo non è leale, ma costituisce l’anticamera della corruzione e del ricatto. E Benevento non ha certo bisogno di questo!




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