Il Sannio e i suoi parlamentari
“Ho firmato a favore del referendum contro il taglio dei parlamentari. Alcune province, come la nostra, rischiano di non avere neppure un deputato ed un senatore”. La nota della forzista sannita, Sandra Lonardo, riaccende il dibattito sulla legge che riduce il numero dei parlamentari a partire dalla prossima legislatura. Sin dall’approvazione, però, sono nati i primi comitati referendari che chiedono il ripristino della legge sulla base di due concetti: il risparmio economico risulta essere irrisorio e c’è il rischio che alcune aree potrebbero essere poco rappresentate. Insomma, l’attuale legislatura potrebbe essere l’ultima in cui a portare le istanze sannite nell’emiciclo romano sono ben sei parlamentari. Ma l’argomento stamattina proprio non sembrava suscitare l’interesse dei cittadini interpellati…




Secondo me la domanda da porre non è se i parlamentari nostrani hanno fatto qualcosa di buono per il Sannio, perché si scadrebbe nella logica del campanile che non può e non deve essere quella dei parlamentari nazionali. Curare il bene della propria terra è compito degli amministratori locali. Compito della politica di rango parlamentare è disegnare un progetto di Paese, che non significa ignorare le istanze territoriali ma veicolarle e contemperarle in un quadro generale di livello nazionale. D’altra parte, se dovessimo giudicare le capacità di un deputato o di un senatore per quello che è riuscito, inopinatamente, ad ottenere a vantaggio dei propri compaesani, evidentemente a discapito di altri cittadini, dovremmo concludere che i politicanti avellinesi a partire da Fiorentino Sullo (quello dell’autostrada della montagna, resa tale pur di farla passare per Avellino, invece che per Benevento, suo tracciato naturale sulla tratta Napoli-Bari, come ci hanno insegnato gli antichi Romani. Un’autostrada responsabile di tante morti causate da un tracciato che, inerpicandosi sui monti, di autostradale non ha nulla), passando per De Mita, Mancino et similia,siano stati dei buoni politici. A me sembra evidente che non è così. Quindi, se il taglio dei parlamentari dovesse contribuire a slegare gli interessi localistici da quelli nazionali ben venga, tenendo anche presente che la maggior parte dei parlamentari esprime il suo voto in aula spesso ignorando cosa sta votando, ubbidendo solo alle indicazioni del capogruppo, a sua volta portatore della volontà del ristretto novero di persone che tirano le fila del partito.