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Politica

Benevento| Ombre sinistre a Palazzo

Tra intercettazioni, crisi politica propriamente detta e nuovi gruppi che crescono all’orizzonte, l’inizio d’anno di Mastella è tra i più drammatici che la storia politica cittadina possa annoverare. Di paragonabile c’è solo Mani sulla Città, l’inchiesta che nel 2013 costò il daspo a Fausto Pepe e un uragano politico giudiziario che si abbattè sulla seconda consiliatura del dottor Faust. In quel caso nessuno si dimise e c’è da ritenere che nessuno si dimetta nemmeno in questa occasione. Nanni Russo è, oggettivamente, nell’occhio del ciclone. Tirato in ballo dalle intercettazioni telefoniche al vaglio della DDA e non solo da ieri, il capogruppo di Forza Italia, da ciò che si legge dalle trascrizioni pubblicate da Sannio Page, risulta in rapporti molto stretti col clan Sparandeo dal quale avrebbe ricevuto sostegno elettorale ma non nella misura a lui più congeniale. Una storia torbida su cui si dovrà fare luce ma è il dato politico che interessa.

Nanni Russo non risulta indagato: ergo di dimissioni nemmeno a parlarne anche se il vaso di Pandora appare scoperchiato e il tenore di quelle conversazioni è imbarazzante. Cosa farà il sindaco Mastella che già nel 2016 aveva compreso, per sua stessa ammissione social, l’interconnessione tra politica e malavita sul terreno del consenso? Russo sarebbe il “suo” capogruppo, un cenno sarebbe quasi obbligatorio. Anche qui resteremo delusi e allora è bene affrontare il nodo politico vero e proprio.

Il Patto è andato e presto arriverà anche il nuovo gruppo dei Cittadini di Mosè Principe, un cliente scomodo e molto per Mastella, gruppo che, presumibilmente, pescherà anche tra i banchi della maggioranza. Si farà più complicato trovare i numeri, Mastella avrà bisogno di raggranellare di volta in volta il consenso necessario in aula. Fino a quando sarà disposto a negoziare? Probabilmente fino a primavera quando il Consiglio dovrà approvare il bilancio preventivo; dopo, a prescindere dalle Regionali, Mastella potrebbe anche decidere di staccare la spina e indirettamente fare una cortesia a quanti, nella sua giunta, aspirano a dissociarsi per tentare la carta della sindacatura e quindi cominciare la lunga rincorsa elettorale del 2021. Supposizioni, senza dubbio, anche perchè la velocità degli eventi è largamente superiore alla prassi di Palazzo Mosti. 

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