Basterebbe una camminata nel centro di qualsiasi città d’Italia città per rendersi conto che negli ultimi sono sempre meno i negozi di abbigliamento. Un evidenza che ora è sorretta anche dai numeri, snocciolati da Unioncamere e Infocamere. Tra il 2019 e il 2023 il bilancio tra aperture e chiusure di attività nel commercio di articoli di abbigliamento in esercizi specializzati è quantificabile in una riduzione di quasi l’11%. La frenata ha inciso pesantemente sulle imprese individuali, oltre il 50% del comparto.
La fotografia a livello provinciale restituisce una certa differenza tra l’Irpinia e il Sannio. Al 30 settembre scorso i negozi di abbigliamento registrati nella provincia di Avellino sono 611 di cui 365 individuali. Negli ultimi 5 anni sono scomparse 100 attività, per una variazione percentuale in negativo del 14%, oltre la media nazionale. Il peggior dato della Campania. A seguire Salerno e poi la provincia di Benevento: 426 i negozi di abbigliamento registrati al 30 settembre, di cui 222 individuali. Si ferma a 23 il bilancio tra aperture e chiusure nel quinquennio, una riduzione del 6%.
La pandemia, i cambiamenti nelle abitudini di consumo sono tra le cause principali della crisi dei negozi di abbigliamento. Secondo Andrea Prete, presidente di Unioncamere, il dato riflette anche la forte crescita del commercio online, con sempre più italiani che fanno i loro acquisti sulle apposite piattaforme dedicate. Inoltre le fiammate inflazionistiche stanno sempre più mettendo in difficoltà le possibilità di spesa dei cittadini